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Anni '20, ruggenti o dolenti per il real estate? Alcuni trend a confronto

Nuveen Real Estate mette a paragone il primo ventennio del '900 con quello del secolo corrente

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Autore: Redazione

Gli anni ’20 del 1900 furono un periodo di enorme rottura con il passato, grazie al diffondersi di nuove tecnologie industriali, elettricità, nuove mode entrate tanto in fabbrica quanto nella vita domestica e dando slancio ad un inedito restyling delle città con la creazione delle prime metropoli. Gli anni '20 del 2000 sono altrettanto “ruggenti”? Nuveen Real Estate traccia un confronto del secondo decennio dei due secoli.

Anni ‘20, gli anni ruggenti del ‘900

Nel primo ventennio dello scorso secolo il settore immobiliare è stato in prima linea nell’espansione economica. Il famoso skyline con i grattacieli di New York viene dagli anni ’20 e fu realizzato grazie alle nuove tecniche di costruzione, che videro l’utilizzo di acciaio ed elevatori. La vita divenne sempre più urbana; i grandi magazzini rivoluzionarono il retail e la gente iniziò a spostarsi dalle proprie abitazioni nei condomini e nelle nuove case in periferia verso gli uffici e le strutture industriali con le automobili e la metropolitana.

In Europa e in America nacque l’architettura moderna, con la scuola del Bauhaus di Walter Gropius in Germania e con Le Corbusier in Francia, e giunse poi al suo massimo splendore con Ludwig Mies van der Rohe, Frank Lloyd Wright e altri negli Stati Uniti.

All’epoca, l’Asia era ancora rallentata dal colonialismo europeo,ma il grande terremoto del Kantō del 1923 distrusse gran parte di Tokyo, dando il via a un boom edilizio e a un processo di modernizzazione talmente rapido che entro la fine del decennio Tokyo poteva rivaleggiare con Londra e New York nella corsa per diventare la città più grande del mondo.

Trend immobiliari negli anni ’20 del XXI secolo

La storia però, secondo gli esperti di Nuveen, non si ripete con il XXI secolo. La crisi finanziaria globale del 2007-2008 e l’attuale pandemia di COVID-19 sono eventi relativamente minori rispetto alle tragedie della prima metà del ventesimo secolo. Ciononostante potrebbe non essere inappropriato suggerire che il mondo possa aspettarsi un’extra dose di ottimismo e progresso negli anni ’20 del 2000. Dopo tutto, il coronavirus e la crisi finanziaria globale sono stati quasi sicuramente meno devastanti dell’influenza spagnola e della Grande Depressione, perché l’umanità aveva già imparato da questi eventi ed è stata capace di adattarsi e rispondere più rapidamente. D’altro canto le condizioni delle economie mondiali potrebbero essere tali da non garantire lo stesso boom di un secolo fa, anche se esistono diversi trend interessanti.

Ad esempio, la pandemia ha portato alla chiusura dei luoghi di vendita e di quelli deputati all’ospitalità, e alla limitazione degli spostamenti dei consumatori,inizialmente imposto per legge, ma poi anche per scelta. Le misure di distanziamento sociale hanno evitato l’affollamento nei negozi quando hanno potuto aprire e i dati indicano che lo shopping online non ha compensato il calo degli acquisti nei negozi fisici.

Nei mesi estivi del 2020 abbiamo visto segnali di una domanda repressa, con lunghe code nei centri commerciali e nei punti vendita dei brand più famosi, e la necessità di gestire l’affollamento. Ma è durato poco. Il numero dei contagi è tornato a salire, i negozi hanno dovuto richiudere e siamo tornati in lockdown.

D’altro canto, nonostante l’aumento delle diseguaglianze tra i gruppi socio-economiche si sono evidenziate nel 2020, molti consumatori si sono ritrovati in condizioni migliori. Le spese per il pendolarismo, il tempo libero e le vacanze sono crollate. E in alcuni paesi gli indici di risparmio sono più che raddoppiati, evidenziando un potenziale di spesa che potrà essere facilmente sfruttato quando la pandemia sarà sotto controllo grazie ai programmi di vaccinazione e la fiducia dei consumatori sarà ristabilita.

La domanda di viaggi probabilmente aumenterà dopo che nel 2020 le vacanze e i viaggi di lavoro sono stati posticipati e cancellati. La riapertura di un numero maggiore di luoghi dell’ospitalità, con un bacino di utenti più ampio, dovrebbe sostenere la domanda e l’andamento del settore.

Assisteremo poi a un cambiamento nella risposta globale al cambiamento climatico. Saranno messe in campo azioni rapide per ridurre le emissioni e scongiurare gli effetti peggiori. Questo significa estensivi interventi di riqualificazione degli edifici esistenti e soluzioni di design e ingegneria innovative per le nuove costruzioni. Questa trasformazione caratterizzerà la prima metà del decennio. Nei pacchetti per sostenere la ripresa dalla pandemia i governi daranno priorità agli edifici a basso impatto ambientale, perché la decarbonizzazione del settore edilizio non servirà solo a rallentare il cambiamento climatico, ma garantirà anche solidi vantaggi economici.