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Jobs act, cosa prevedono i decreti attuativi al vaglio del consiglio dei ministri

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

“Dal primo marzo si assumerà con le nuove regole” ha assicurato il ministro del lavoro giuliano poletti, alla vigilia del consiglio  nel quale è previsto il definitivo via libera ai primi due decreti attuativi del jobs act, varati il mese scorso. Passati al vaglio delle commissioni lavoro di senato e camera

Licenziamenti collettivi jobs act
Dal parlamento è arrivata una sola raccomandazione, comunque non vincolante: non applicare la normativa entrante anche ai licenziamenti collettivi. Su questo verterà gran parte del dibattito a Palazzo Chigi. Il parere non è stato, infatti, unanime nelle commissioni e di traverso ci si è messo il presidente di quella di palazzo madama, maurizio sacconi. Di conseguenza l'ncd chiederà di confermare il testo originario, con l'applicazione dell'indennizzo in luogo del reintegro per i licenziamenti economici anche se riguarderanno una pluralità di persone

Indennità di disoccupazione
Oltre a quello sui contratti a tutele crescenti che ridisciplina i licenziamenti, il via libera definitivo arriverà anche per la “Naspi”, la nuova indennità di disoccupazione, che diventa sostanzialmente universale, allargando di gran lunga la platea che potrà accedervi, ricomprendendo i lavoratori precari che non escono da un “regolare” contratto da dipendenti. Spetterà, infatti, a chi è in stato di disoccupazione che nei 4 anni precedenti al licenziamento possono far valere almeno 13 settimane di contributi versati, oppure possono far valere 18 giornate di lavoro effettivo o equivalenti, nei 12 mesi prima dell’inizio del periodo di disoccupazione. La naspi è riconosciuta anche ai lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

In questo caso l'entrata in vigore è rimandata al primo maggio. C'è tempo, dunque, per valutare se tener conto di un altro parere, quello della commissione bilancio della camera che ha chiesto al governo di impegnarsi a tornare in aula per discutere nuovi provvedimenti se le coperture per i nuovi ammortizzatori sociali dovessero dimostrarsi carenti

Jobs act e contratti a progetto
Dunque i nuovi ammortizzatori si applicheranno anche a figure contrattuali diverse da quella del rapporto di lavoro dipendente, ma se le intenzioni del governo verranno mantenute inalterate nei prossimi passaggi, non a lungo. Al consiglio dei ministri del 20 febbraio arriva, infatti, un terzo decreto legislativo di attuazione del jobs act, quello relativo al “disboscamento” delle fattispecie contrattuali. Quello che il ministro poletti ha definito “codice dei contratti”, attraverso il quale si dovrebbe dire addio ai co.co.co. E ai co.co.pro. Non sarà possibile stipularne di nuovi, mentre per quelli esistenti sarà gestita una “transizione” verso altre figure contrattuali

Contratto di lavoro ripartito o job sharing
Spariranno anche  l’associazione in partecipazione e il job sharing, o contratto di lavoro ripartito, che in realtà non ha mai prodotto risultati e oggi riguarda circa 300 lavoratori. Confermato a 36 mesi il tetto per i contratti a termine senza causale. Che pure sembrano in contraddizione con la volontà di far stipulare quanti più possibili nuovi contratti “a tutele crescenti”.