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Mutuo troppo caro? tre mosse per rinegoziarlo

le mosse giuste sul mutuo
foto: macha.cl (flickr.com cc)
Autore: Redazione

Quando il mutuo è più conveniente sarebbe un errore non rinegoziare quello acceso quando i tassi erano più alti. In questo momento, ad esempio, con i tassi ai minimi storici (quello della banca centrale europea è Fermo da 18 mesi all'1% e gli indici euribor che si aggirano intorno a questa soglia) pagare interessi ipotecari superiori al 5% è uno spreco. Ecco come fare per rinegoziare il mutuo in tre mosse

Per prima cosa, bisogna tener presente che per un piccolo risparmiatore che sta rimborsando un mutuo, azzeccare il tasso giusto significa un risparmio superiore a quello che offrono i titoli di stato o conti di deposito

Ad esempio, se si parte da un finanziamento di 130mila euro da rimborsare in 25 anni un mutuo conveniente può determinare un risparmio mensile di 200-300 euro al mese, come se fosse un rendimento tra i 2.400 e i 3.600 euro l'anno

Mossa 1: i dati

Individuare il debito residuo da versare (differenza tra il capitale chiesto in prestito alla banca e quello sinora restituito), appuntarsi l'importo dell'ultima rata e il taeg (tasso annuo effettivo globale) che si sta pagando

Mossa 2: simulazioni

Effettuare simulazioni con le offerte dei mutui di surroga proposte da altre banche. La surroga rilanciata dalla legge bersani bis prevede che un debitore possa trasferire senza spese l'ipoteca iscritta a garanzia di un vecchio mutuo in un nuovo mutuo concesso da un altro istituto (portabilità)

Considerare opzioni a tasso fisso, a tasso variabile e variabile a rata costante. Si vedrà che qualunque sia la scelta, sarà comunque più conveniente rispetto a quelle che si stanno pagando

Mossa 3: rinegoziare

Con l'opzione più vantaggiosa recarsi presso la propria banca e provare la strada della rinegoziazione (non si cambia banca, si può cambiare tasso e durata del mutuo ma non l'importo). La domanda da porre è: perchè pagare di più se posso avere condizioni più vantaggiose?. La banca ha la facoltà di rinegoziare ma non l'obbligo