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Come rendere la propria casa (e non solo) smart e quali sono i vantaggi

Gtres
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Con la tecnologia che avanza, ci si domanda sempre più spesso come rendere la propria casa smart. Ma anche un ospedale, un ufficio o uno spazio di coworking. L'interrogativo è: si può al giorno d'oggi trasformare gli edifici esistenti in building di tipo intelligente? Per approfondire il tema, idealista/news ha rivolto qualche domanda a Luca Ferrari, direttore generale di Harpaceas, che insieme ad altre realtà ha dato vita al progetto Samba (Smart and Advanced Multitenants Building Automation), il cui obiettivo è sviluppare tecnologie digitali per creare smart building partendo proprio da edifici già esistenti.

Luca Ferrari Harpaceas
Luca Ferrari, direttore generale di Harpaceas / Harpaceas
Che cos’è il progetto Samba?

“Samba (Smart and Advanced Multitenants Building Automation) è un progetto di Ricerca & Sviluppo finanziato da Regione Lombardia con fondi Por Fesr 2014-2020 nell’ambito della Call Hub Ricerca e Innovazione. Punta a sviluppare una piattaforma di controllo di edifici esistenti che possono essere trasformati in smart building con impatti potenziali enormi.

In pratica, si prevede la realizzazione di un’unica piattaforma condivisa e integrata per la gestione completa di interfacce di sistemi meccanici e impianti di edifici esistenti con più conduttori o proprietari. Lo scopo è accedere a dati energetici, di utilizzo degli spazi, garantire il comfort delle persone, creare ecosistemi virtuali collaborativi e innovativi, implementare strategie accurate di monitoraggio degli edifici. Il progetto è stato ideato dalla società Alchema e il relativo consorzio si compone di sei realtà, tra cui Harpaceas”.

Cosa si intende con “smart building”?

“Il termine smart building, ovvero ‘edificio intelligente’, significa dotare gli edifici di tecnologie e strumenti che siano in grado di semplificare l’utilizzo degli edifici stessi da parte degli occupanti. Il medesimo concetto di smart si declina, di conseguenza, anche sulla gestione digitale e intelligente del patrimonio real estate.

Samba ha appunto come obiettivo quello di trasformare gli edifici storici multitenants in ‘smart building’, tramite un’unica piattaforma integrata e condivisa, attraverso l’integrazione di sensori di nuova generazione (IoT), intelligenza artificiale, modellazione virtuale 3D e 5G”.

Trasformare vecchi edifici in smart building è effettivamente possibile?

“Gli edifici di nuova concezione nascono di fatto già smart, la dotazione tecnologica ‘a bordo’ consente (con differenti livelli di approfondimento) una loro operatività per così dire avanzata. La vera sfida consiste proprio nel trasformare gli edifici esistenti in building di tipo intelligente.

Non è sempre facile operare in questi scenari, ma – individuando gli elementi sui quali intervenire – è possibile introdurre tecnologie in grado di rispondere ad esigenze fondamentali per il benessere degli occupanti piuttosto che al risparmio energetico e alla sicurezza. Identificare i bisogni e gli obiettivi e, soprattutto, individuare le soluzioni per soddisfarli e raggiungerli può consentire di trasformare un edificio storico in un building performante anche con investimenti contenuti”.

In che modo avviene il processo di trasformazione e quali sono le difficoltà?

“A seconda degli obiettivi che ci si pone, il processo di trasformazione può essere molto differente. Certamente, come prima cosa, è opportuno ‘conoscere’ l’edificio, recuperando il materiale che lo descrive ed effettuando attività di sopralluogo e rilievo che possano restituire una fotografia del fabbricato e del suo funzionamento. Ciò significa avere una visione chiara dell’edificio sia nelle componenti strutturali, architettoniche e impiantistiche, oltre che negli utilizzi che si fanno relativamente agli spazi dell’edificio stesso.

Questo screening non è dato per scontato in quanto, spesso, non si hanno a disposizione dati completi in merito alle caratteristiche del building. Più si dispone di tali informazioni e più risulta semplice individuare le migliori tecnologie da applicare in campo, valutare quali siano i dati da raccogliere, come trasferirli ai database e ai sistemi di analisi e rielaborazione.

Tutto ciò rappresenta il primo passo per la successiva applicazione di algoritmi (ad esempio Artificial Intelligence, Machine Learning e il cosiddetto Building Behaviour Learning) funzionali a consentire all’edificio di apprendere in base al proprio comportamento e dunque, dopo un addestramento nel tempo, arrivare a regolarsi il più possibile in maniera autonoma”.

Quali sono invece i benefici concreti? Cambia il valore di mercato del vecchio immobile reso smart?

“Oltre a quanto detto in precedenza, occorre aggiungere il fatto che, per essere smart, un edificio deve anche mettere a disposizione dei suoi fruitori (dal gestore al visitatore) opportune interfacce di lettura e scrittura relative ai parametri rilevati e/o rielaborati, favorendo un’interazione diretta con ciò che avviene nelle aree pertinenti dell’edificio. Ciò è reso possibile anche grazie alla natura innovativa del progetto, che prevede un intervento non invasivo sul building nel suo processo di digitalizzazione.

Questi aspetti rappresentano un valore aggiunto per l’edificio che, in questo modo, diviene più facilmente gestibile oltre che efficiente, dal punto di vista energetico, della sicurezza, etc.. Pur essendo il progetto ancora in corso, certamente si può affermare che, dal punto di vista dell’appeal, un edificio reso smart acquisisca un indubbio pregio. Quindi il valore aggiunto va a beneficio sia di un proprietario, nel momento in cui voglia vendere o locare il proprio immobile, sia di un gestore che abbia la necessità di amministrare in maniera agile gli spazi e gli occupanti del proprio edificio”.

Quali possono essere gli edifici interessati da questo processo di trasformazione?

“Considerando la natura estremamente tailored del processo, si può affermare che qualunque tipo di edificio possa essere oggetto della trasformazione smart. Molto dipende, come in parte anticipato, da quelli che sono gli obiettivi da raggiungere, frutto dei bisogni legati a specifici spazi e altrettanto specifiche utenze. Questo significa che possono diventare smart sia edifici molto grandi e complessi (quali ospedali o aeroporti) piuttosto che uffici o spazi di coworking, sino ad arrivare alla singola smart home”.

Il progetto sarà sperimentato in un edificio di Sesto San Giovanni. Cosa prevede questo intervento?

“Il progetto, avviato nel 2019 e tutt’ora in corso, prevede la sperimentazione su un edificio di coworking denominato Co+Fabb, composto da due piani fuori terra e un piano interrato. Lo stabile ospita diverse aziende dislocate in vari uffici al piano primo, oltre che un bar, una palestra e altre aziende nei rimanenti spazi.

L’intervento consiste nell’installazione di molteplici tecnologie e sensori volti a misurare le condizioni di comfort e benessere degli spazi (legate a condizioni di umidità, pressione, temperatura, qualità dell’aria…), la presenza di persone negli ambienti oltre che altri aspetti quali la sicurezza sismica.

Questi dati vengono raccolti dalle tecnologie IoT e, tramite un’opportuna rete di comunicazione, vengono trasferiti ai database di progetto con l’obiettivo di monitorare l’andamento dei valori nel tempo, farne una rielaborazione tramite algoritmi di Building Behaviour Learning e garantire una loro accessibilità, a seconda delle esigenze, ai vari fruitori del building. Questa disponibilità si traduce nella predisposizione di opportune interfacce o frontend.

Harpaceas ha, nello specifico, il compito di realizzare l’interfaccia Digital Twin del Co+Fabb, un applicativo desktop e mobile di virtualizzazione tridimensionale e fotorealistica del building, dotato di molteplici funzionalità. Tra queste troviamo la possibilità di navigare in maniera immersiva negli spazi, sfruttare tool di ricerca automatica del percorso per raggiungere determinate aree o uscite di emergenza, monitorare le condizioni ambientali e di comfort rilevate nell’ambiente in cui si trova, virtualizzare avatar di individui rilevati nelle sale riunioni, avere una visione di insieme dell’intero building, tramite mappe interattive, per monitorare i sensori installati ed eventuali alert, simulare scenari emergenziali (ad esempio terremoto, incendio…) come elementi di training per il personale occupante il Co+Fabb”.