Le opere romane di Gino Coppedè raccontano un universo artistico unico tra fantasia, tradizione e sperimentazione architettonica.
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Coppedè
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La figura di Gino Coppedè è una delle più sorprendenti dell’architettura italiana del primo Novecento: la sua capacità di fondere tradizione e immaginazione ha infatti lasciato un segno profondo nella struttura urbanistica, creando luoghi dal carattere sospeso e fiabesco. Così, tra mosaici, archi scenografici, decorazioni scultoree e richiami simbolici, la capitale conserva alcune delle sue realizzazioni più note e iconiche, testimonianze di una sperimentazione che sfida ogni catalogazione rendendo imprescindibile una riflessione sul valore di Gino Coppedè a Roma.

Chi era Gino Coppedè? 

Gino Coppedè nasce a Firenze nella seconda metà dell’Ottocento in una famiglia di artigiani del legno e decoratori, un luogo intimo e professionale dove inizia a formarsi nella tradizione delle arti applicate prima di approdare all’architettura.

I suoi studi tecnici continuano all’Accademia di Belle Arti, dove affina una sensibilità estetica capace di riassumere diversi elementi come le competenze tecniche, il gusto scenografico e la passione per la decorazione; tutti aspetti che andranno a definire il suo stile riconoscibile e unico nonostante lo scorrere del tempo.

Fin dagli esordi dimostra infatti un forte interesse per la dimensione narrativa dell’architettura, concepita non solo come funzione ma come linguaggio simbolico e teatrale. In Liguria e in Toscana, ad esempio, si fa notare per la capacità di fondere stili differenti, dal Liberty al neogotico, attraverso delle composizioni originali ed elaborate.

Ma è a Roma che trova il terreno fertile per dare effettivamente forma alle sue visioni. Trasferitosi qui nel secondo decennio del Novecento, sviluppa un lessico personale, dando vita a complessi architettonici ricchi di dettagli, suggestioni e richiami colti. Un percorso che lo ha trasformato in una figura atipica e imprescindibile dell’architettura italiana.

Il trionfo dello stile Liberty di Coppedè a Roma 

Il rapporto tra Gino Coppedè e il Liberty è, al tempo stesso, complesso e affascinante: pur rientrando formalmente nel clima dell’Art Nouveau italiana, il suo approccio non si limita alle linee sinuose e ai motivi floreali tipici del movimento, ma li mette al servizio di una visione personale, indubbiamente eclettica, che trae ispirazione dalla storia, dalla fantasia e dall’immaginario medievale.

Questi aspetti, modulati alla perfezione, danno forma ad una declinazione personale del Liberty che trova uno spazio proprio a Roma grazie alla crescita urbanistica vissuta dalla capitale negli anni Venti e alla richiesta di nuovi quartieri residenziali dall’impronta moderna ma decorativa.

Ed è così che la città si arricchisce di un Liberty amplificato nel quale mosaici, ferri battuti, affreschi e sculture convivono con torrette, archi e riferimenti goticheggianti. Coppedè, inoltre, si getta nell’esplorazione della libertà formale del movimento rielaborando attraverso un linguaggio che privilegia l'esuberanza, la sorpresa e la drammaturgia architettonica.

In questo senso, il Liberty romano pensato e progettato dall’architetto diventa un contenitore di simboli dove è possibile trovare figure mitologiche, creature fantastiche, motivi zodiacali e dettagli antropomorfi; tutto per andare a comporre un universo narrativo capace di rendere ogni edificio un racconto visivo.

La fontana nel quartiere Coppedè
Livioandronico2013 - CC-BY-SA-4.0 – Wikimedia Commons

Le opere di Gino Coppedè a Roma 

Per Gino Coppedè, Roma è stata una sorta di laboratorio creativo aperto, dove sperimentare materiali, tecniche decorative e strutture narrative complesse. Tra gli interventi più rilevanti ci sono soprattutto edifici residenziali e palazzine che presentano una forte attenzione al dettaglio e un uso sorprendente della decorazione, spesso affidata a scultori e mosaicisti specializzati. Ecco, alcune delle principali opere romane firmate dall’architetto toscano:

  • Quartiere Coppedè (1915-1927): un’opera unica caratterizzata dai palazzi delle Fate, degli Ambasciatori e del Ragno.
  • Palazzo in via Veneto 7 (1914): noto per la ricca decorazione esterna.
  • Villa Coppedè in via Ombrone: residenza privata dell'architetto.

Attraverso questi edifici caratterizzati da una combinazione di stili, riferimenti storici e invenzioni visive, Coppedè ha trasformato gli spazi urbani in scenografie permanenti, dove l’osservatore è sempre chiamato a decifrare simboli e citazioni.

Quartiere Coppedè 

Il Quartiere Coppedè, situato tra via Tagliamento e via Dora, rappresenta la sintesi più compiuta della poetica architettonica di Gino Coppedè. Realizzato tra il 1915 e il 1927, questo nucleo è formato da palazzine e villini che intrecciano Liberty, neogotico, influenze medievali e suggestioni fiabesche.

L’ingresso scenografico attraverso l’Arco degli Ambasciatori introduce immediatamente al carattere teatrale dell’insieme, dove ogni edificio dialoga con gli altri attraverso simboli, decorazioni e richiami colti. Gli elementi più rappresentativi del quartiere Coppedè a Roma includono:

  • Il Palazzo delle Fate: celebre per mosaici policromi, figure medievali e dettagli decorativi complessi.
  • La Palazzina del Ragno: caratterizzato dall’imponente aracnide scolpito in facciata, divenuto uno dei simboli del quartiere.
  • Torrette, archi e balconate scolpite: contribuiscono all’atmosfera eccentrica e narrativa del complesso.
  • Ferri battuti elaborati: questi elementi sono presenti in cancelli, lampioni e parapetti.
  • Motivi simbolici e mitologici: disseminati tra facciate, portali e decorazioni scultoree.
coppede roma
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Palazzo in Via Veneto 7 

Il palazzo di via Veneto 7, progettato intorno al 1914, rappresenta uno degli esempi più significativi del linguaggio decorativo di Coppedè. In particolare l'edificio si distingue per la ricchezza delle sue superfici, animate da un repertorio iconografico che combina elementi naturalistici, simbolici e figurativi tipici della poetica dell’architetto. 

La facciata, movimentata e teatralmente impostata, alterna zone aggettanti a superfici più sobrie, creando un equilibrio dinamico che conferisce personalità all’intero prospetto. Tra gli aspetti più caratteristici spiccano:

  • balconi in ferro battuto con motivi sinuosi e dettagli floreali;
  • cornici scolpite e decorazioni a rilievo che arricchiscono le finestre;
  • inserti scultorei allegorici, tra figure antropomorfe e simboli fantastici;
  • materiali policromi e stucchi lavorati, impiegati per evidenziare contrasti visivi;
  • motivi Liberty reinterpretati, integrati in un impianto più eclettico.

La capacità di coniugare monumentalità e fantasia dimostra come Coppedè abbia saputo introdurre, anche in un contesto prestigioso e centrale, una cifra estetica personale e immediatamente riconoscibile.

Palazzo in via Veneto 7 a Roma
Lalupa - CC-BY-SA-4.0 - Wikimedia Commons
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