Sempre più persone cercano soluzioni veloci, economiche e flessibili per creare un piccolo studio, una stanza per gli hobby, un deposito o una dependance, evitando — per quanto possibile — di addentrarsi nei lunghi e spesso complessi procedimenti dei permessi edilizi tradizionali. Le case prefabbricate senza concessione edilizia hanno cambiato profondamente il modo di pensare gli spazi accessori e, in alcuni casi, persino quelli abitativi. Allo stesso tempo, proprio questo boom di case in legno, tiny house e chalet prefabbricati ha spinto i Comuni a intensificare controlli e verifiche, con interpretazioni più severe delle norme.
Quando una casa prefabbricata rientra nell’edilizia libera
Per stabilire se puoi installare case prefabbricate senza concessione edilizia è necessario partire da un concetto chiave: la distinzione tra edilizia libera e interventi soggetti a titolo abilitativo (CILA, SCIA, DIA o Permesso di Costruire).
Non si tratta solo di una questione di metri quadri, ma di come la struttura incide sul territorio, della sua durata nel tempo, dell’uso che ne farai e del modo in cui è ancorata al suolo.
Quali sono le case prefabbricate senza autorizzazione
Fermo restando che è sempre necessario fare riferimento al Testo Unico per l'Edilizia per un elenco normato ed esaustivo, tra le strutture senza concessione edilizia rientrano, in generale, i piccoli manufatti accessori, come le casette porta attrezzi e i ripostigli di modeste dimensioni, purché non stabilmente infissi al suolo e non configurabili come veri volumi abitativi.
Ma, in pratica, quando non è necessaria la concessione edilizia? Nella prassi quotidiana, i Comuni riconducono all’edilizia libera soprattutto:
- strutture leggere per ricovero attrezzi o legnaia, appoggiate al terreno;
- gazebo, pergolati e tettoie amovibili, facilmente smontabili;
- case in legno prefabbricate amovibili senza platee in cemento o plinti strutturali;
- sistemi di fissaggio reversibili per piccoli manufatti appoggiati al suolo che non modificano stabilmente il terreno.
Quando una struttura rientra in queste caratteristiche, viene spesso considerata alla stregua di un accessorio pertinenziale minimo, compatibile con l’edilizia libera.
Ciò non esonera, però, dal rispetto di tutte le altre normative: vincoli paesaggistici, regolamenti comunali su distanze, altezze e colori, norme regionali più restrittive o particolari prescrizioni di lottizzazione restano sempre pienamente in vigore.
Amovibilità, fondazioni e allacci: cosa fa scattare i permessi
Il discrimine fra case prefabbricate senza concessione edilizia e opere soggette a titolo edilizio ruota sempre intorno a una domanda: la struttura è davvero precaria e amovibile o, nella sostanza, realizza un nuovo volume edilizio permanente
Per rispondere, i Comuni guardano a elementi tecnici molto concreti: tipo di appoggio o fondazione, sistemi di ancoraggio, presenza di allacci fissi alle reti, effettiva possibilità di spostare il manufatto senza demolirlo.
Quando un prefabbricato è considerato amovibile
Una casetta prefabbricata è considerata amovibile quando può essere smontata o spostata senza demolire parti strutturali e senza lasciare sul terreno trasformazioni permanenti. In pratica, per rafforzare la tesi dell’amovibilità (e quindi delle prefabbricate senza concessione edilizia) è utile che:
- la casa prefabbricata sia senza fondamenta, non vi siano platee o fondazioni in cemento armato realizzate per quella struttura;
- gli ancoraggi al suolo consistano in picchetti, staffe o tasselli facilmente estraibili e riutilizzabili;
- la casa sia montata su un telaio metallico, skid o basamento prefabbricato semplicemente appoggiato;
- la scheda tecnica del produttore e la documentazione fotografica evidenzino la trasportabilità con gru, carrelli o mezzi agricoli.
Si può fare una casa prefabbricata su terreno non edificabile?
Molto più delicata è la situazione delle casette prefabbricate posate su terreni non edificabili (ad esempio agricoli, boschivi o soggetti a vincolo di inedificabilità assoluta). Qui il margine di manovra è ridotto: in linea generale, non è possibile creare nuovi volumi residenziali, neppure in forma prefabbricata o “temporanea”.
Le misure di una casa in legno senza permesso: 12, 15, 20 o 30 m2?
Quanti metri quadri si possono costruire senza permesso, di fatto? Non esiste, purtroppo, un numero magico valido in tutta Italia: le norme si limita a richiamare i “manufatti di limitate dimensioni”, senza fissare valori univoci.
Nella pratica, emergono alcune soglie ricorrenti che ti possono dare un ordine di grandezza, sapendo che la disciplina locale può essere più severa o più permissiva:
- 12–15 mq: tipica soglia per case porta attrezzi, piccoli ripostigli stagionali, micro-legnaie;
- fino a 20 mq: case da giardino più comode, spesso ancora considerate accessorie in Comuni meno restrittivi;
- fino a 30 mq: dimensioni da piccolo box prefabbricato senza concessione edilizia o garage, che però quasi sempre richiedono una pratica (almeno SCIA o CILA).
Oltre alla superficie, vengono spesso fissati vincoli per altezza massima, volumetria e distanze dai confini. Prima di dare per scontata qualsiasi numerica è indispensabile leggere il Regolamento Edilizio del proprio Comune e, se esiste, la normativa regionale di riferimento.
Chalet e bungalow già pronti: l’alternativa sicura
Alla luce delle incertezze normative, dei controlli sempre più stringenti e delle interpretazioni spesso restrittive dei Comuni, valutare soluzioni già regolarmente autorizzate può rivelarsi una scelta più sicura e conveniente. In questo senso, conviene prendere in considerazione gli immobili già accatastati, conformi alle normative urbanistiche e pronti all’uso, senza il rischio di sanzioni o obblighi di rimozione. Ecco gli annunci più recenti di idealista:
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