Alla scoperta della Giudecca firmata da Cino Zucchi, uno degli interventi più discussi di architettura contemporanea a Venezia.
Commenti: 0
giudecca a venezia
Peter Teoh, CC BY-SA 3.0 / Wikimedia Commons

Alla Giudecca, isola popolare e produttiva nel cuore della laguna veneziana, l’architettura contemporanea ha trovato uno dei suoi banchi di prova più complessi e riusciti: qui, infatti, Cino Zucchi ha firmato un intervento che ha segnato una svolta nel modo di progettare a Venezia, lontano sia dalla riproduzione storica sia dalla visione spettacolare. Il suo è stato un lavoro capace di intrecciare urbanistica, memoria industriale e vita quotidiana, diventando un caso di studio internazionale su come costruire nel tessuto lagunare senza tradirne l’identità. Ecco dunque le caratteristiche che hanno reso unico il rapporto tra Cino Zucchi e la Giudecca.

L’area Junghans: da fabbrica a nuovo pezzo di città

Gran parte del progetto di Cino Zucchi alla Giudecca si è concentrato sull’ex complesso industriale Junghans, ossia una storica fabbrica di orologi attiva dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento. Dopo decenni di abbandono e d’incuria alle sue spalle, questo luogo ha rappresentato un'opportunità di muoversi all’interno di uno spazio esteso, affacciato sulla laguna e capace di ospitare nuove funzioni senza intaccare il tessuto storico.

Il progetto di Cino Zucchi prende il via negli anni Novanta ma è solo nei primi del Duemila che viene concretizzato: si basa sull’idea di ricostruire una parte importante del racconto della città. Al posto della fabbrica dismessa nasce dunque un quartiere residenziale con spazi pubblici, percorsi pedonali, corti e affacci sull’acqua. 

In questo modo Zucchi, uno degli architetti italiani contemporanei più importanti, non va a cancellare la memoria industriale ma a reinterpretarla attraverso volumi compatti, allineamenti rigorosi e una scansione degli edifici che richiama la struttura produttiva originaria.

L’area Junghans alla Giudecca
Jean-Pierre Dalbéra - CC-BY-2.0 - Wikimedia Commons

Alla Giudecca, un linguaggio architettonico contemporaneo

Uno degli aspetti più discussi riguardo il lavoro di Zucchi alla Giudecca è il linguaggio architettonico utilizzato. In una città come Venezia, dove il nuovo è spesso chiamato a imitare il passato, il progetto Junghans sceglie una strada dichiaratamente contemporanea, ma profondamente radicata nel suo contesto.

Da un punto di vista strettamente pratico, questa visione si traduce in edifici che non riproducono lo stile veneziano tradizionale, ma interpretano solo alcuni principi fondamentali. Tra questi:

  • la compattezza dei volumi;
  • la varietà controllata delle facciate;
  • l’uso del colore come strumento di integrazione urbana. 

Toni caldi, superfici intonacate, aperture regolari ma non seriali contribuiscono dunque a creare un insieme unitario, evitando l’effetto di un quartiere-monolite.

In sostanza Zucchi lavora per sottrazione, preferendo una architettura che si lascia scoprire nel tempo, e proprio per questo motivo la modernità del progetto emerge nei dettagli, nelle proporzioni, nella qualità degli spazi comuni. Un approccio questo che ha suscitato critiche e apprezzamenti, ma che ha avuto anche il merito di riportare il dibattito sull’architettura contemporanea a Venezia su un piano concreto e urbano.

Il quartiere Junghans
Dalbéra - CC-BY-2.0 - Wikimedia Commons

Un nuovo modo di abitare la Giudecca

La visione di Cino Zucchi non si limita solo alla forma architettonica degli edifici ma abbraccia motivazioni e scopi pratici per dare forma ad un nuovo modo di abitare e vivere la Giudecca. Il quartiere di Venezia Junghans ospita prevalentemente residenze, affiancate da servizi e spazi collettivi, il cui obiettivo è di rafforzare la dimensione quotidiana dell’isola: in una città sempre più segnata dal turismo, la scelta di puntare sulla residenza e non su un altro tipo di fruibilità assume un valore sociale ben preciso.

  • Gli alloggi, in particolare, sono il fiore all’occhiello del progetto di Zucchi: infatti, sono pensati per diverse tipologie di nuclei familiari, con una attenzione particolare ad alcuni elementi essenziali come la luce naturale, la ventilazione e il rapporto con l’esterno.
  • Corti interne, passaggi pedonali e piccoli spazi verdi favoriscono l’incontro e la socialità, riprendendo una tradizione veneziana fatta di calli, campi e percorsi condivisi.

In questo modo l’intervento contribuisce a mantenere viva la Giudecca come quartiere abitato, non ridotto a semplice scenario, e non si tratta di una sorpresa ma di un tema centrale nel lavoro di Zucchi. 

La Giudecca
Jean-Pierre Dalbéra - CC BY-SA 2.0 / Wikimedia Commons

Il dibattito sull'architettura nella Venezia contemporanea

A distanza di anni dalla sua realizzazione, il progetto Junghans alla Giudecca continua a essere un punto di riferimento nel dibattito sull’architettura a Venezia, non solo per le soluzioni adottate ma per le domande che ha sollevato: è possibile costruire qualche cosa di nuovo nella città storica? E, soprattutto, in che modo l’architettura contemporanea può dialogare con un contesto così stratificato?

Cino Zucchi ha spesso sottolineato come Venezia non sia un museo, ma una città che ha sempre saputo trasformarsi; il suo intervento alla Giudecca si inserisce in questa visione, proponendo un’idea di continuità urbana che non passa dalla copia ma dalla comprensione profonda dei meccanismi della città lagunare.

Non stupisce quindi che il progetto abbia influenzato anche il modo in cui istituzioni e progettisti guardano alle aree dismesse veneziane, dimostrando che il recupero può essere un’occasione per ripensare l’abitare e lo spazio pubblico.

Vedi i commenti (0) / Commento

per commentare devi effettuare il login con il tuo account