Secondo i dati Eurostat, i Paesi che hanno registrato gli aumenti più significativi sono stati Ungheria (+21,1%), Portogallo (+17,7%) e Bulgaria (+15,4%)
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I prezzi delle case in Europa continuano ad aumentare. Nel terzo trimestre del 2025, i valori delle abitazioni nell’area dell’euro sono cresciuti del 5,1% e del 5,5% nell’Unione europea rispetto allo stesso trimestre del 2024. Lo ha reso noto l’Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea. Ma dove sono stati registrati gli aumenti maggiori? E dove i cali? Ecco cosa dicono i dati.

Nell’ultimo decennio, tra il 2015 e il terzo trimestre del 2025, i prezzi delle case nell’Ue sono aumentati del 63,6%. Per quanto riguarda i dati nazionali, confrontando il terzo trimestre del 2025 con il 2015, i prezzi delle case sono più che triplicati in Ungheria (+275%) e sono più che raddoppiati in 11 Paesi, con gli aumenti maggiori registrati in Portogallo (+169%), Lituania (+162%) e Bulgaria (+156%). La Finlandia è stato l’unico Paese in cui i prezzi delle case sono diminuiti durante questo periodo (-2%).

L’andamento di crescita trimestrale e annuale dei prezzi delle case nell’Ue

In base a quanto indicato dall’Eurostat, dopo un forte calo tra il secondo trimestre del 2011 e il primo trimestre del 2013, i prezzi delle case nell’Ue sono rimasti pressoché stabili tra il 2013 e il 2014. Un rapido aumento è seguito all’inizio del 2015, c’è stata quindi una crescita fino al terzo trimestre del 2022. 

Dal quarto trimestre del 2022, i valori sono diminuiti per due trimestri consecutivi (-1,4% e -0,8%), prima di risalire nel secondo e terzo trimestre del 2023 (+0,4% e +0,6%). Nel quarto trimestre del 2023 si è registrato un leggero calo (-0,2%), seguito da successivi aumenti dal primo trimestre del 2024 al terzo trimestre del 2025 (rispettivamente +0,6%, +1,9%, +1,6%, +0,7%, +1,4%, +1,6% e +1,6%).

Il tasso di crescita annuo dell’Indice dei prezzi delle case nell’Ue ha raggiunto un massimo del +10,7% nel primo trimestre del 2022 e un minimo del -2,5% nel secondo e terzo trimestre del 2012, nonché nel primo trimestre del 2013. Tra il 2016 e il 2019, il tasso di crescita annuo è rimasto piuttosto stabile.

A partire dal primo trimestre del 2020, il tasso di crescita annuo è aumentato a livelli che non si registravano dal 2006. Dopo il picco del primo trimestre del 2022, è diminuito. È diventato negativo nel secondo trimestre del 2023 (-0,9% per l’Ue) e nel terzo trimestre del 2023 (-1,2% per l’Ue). Nel quarto trimestre del 2023 e nel primo trimestre del 2024, è diventato positivo per l’Ue (+1,5%). Entro il secondo trimestre del 2024, è diventato positivo per l’Ue (+3,0%) e continua a crescere nel terzo e quarto trimestre del 2024, raggiungendo il +5,7% per l’Ue nel primo trimestre del 2025. Nel secondo e terzo trimestre del 2025, si è leggermente attenuato, per poi rimanere invariato al +5,5% per l’Ue.

Indice dei prezzi delle case
Eurostat

I Paesi che hanno registrato aumenti e cali

Tra i Paesi dell’Ue per i quali sono disponibili i dati, un Paese ha registrato un calo annuo dei prezzi delle case nel terzo trimestre del 2025, mentre 25 Paesi hanno registrato un aumento annuo. Il calo è stato registrato in Finlandia (-3,1%), mentre gli aumenti più significativi sono stati registrati in Ungheria (+21,1%), Portogallo (+17,7%) e Bulgaria (+15,4%). In Italia l’aumento annuo è stato del 3,8%.

Rispetto al trimestre precedente, i prezzi sono diminuiti in 5 Paesi dell’Ue e sono aumentati in 21 Paesi. I cali più significativi sono stati registrati in Lussemburgo (-3,1%), Finlandia (-2,2%) e Slovenia (-1,1%), mentre gli aumenti più significativi sono stati registrati in Lettonia (+5,2%), Slovacchia (+4,9%) e Portogallo (+4,1%). In Italia l’aumento rispetto al trimestre precedente è stato dello 0,6%.

La percentuale di cittadini che vive in una casa di proprietà nell'Ue

Secondo l’edizione 2025 del rapporto “Housing in Europe” pubblicato da Eurostat lo scorso dicembre, il 68% delle persone che vivono in famiglie nell’Ue è proprietario della propria casa. Le percentuali più elevate di proprietà sono state registrate in Romania (94%), Slovacchia (93%), Ungheria (92%) e Croazia (91%). La percentuale registrata in Italia è stata del 75,9%.

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