Dalle architetture iconiche agli oggetti di design, ecco i progetti di Aldo Rossi che hanno segnato la storia del '900 italiano.
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Hotel Il Palazzo, Fukuoka
Hirho - CC-BY-SA-4.0 - Wikimedia Commons

Pochi architetti italiani del Novecento sono riusciti nell’impresa di influenzare il dibattito internazionale come Aldo Rossi, trasformando la riflessione teorica in edifici e oggetti capaci di durare nel tempo. In particolare, la sua visione della città come luogo della memoria collettiva ha attraversato architettura, urbanistica e design, lasciando tracce riconoscibili e coerenti. 

Dalle grandi opere pubbliche agli oggetti domestici, l'architetto ha costruito un immaginario rigoroso e poetico insieme, un percorso che continua a essere studiato e raccontato. Ecco, allora, cosa sapere sulle opere di Aldo Rossi.

Chi era Aldo Rossi, l'architetto postmoderno

Nato a Milano nel 1931, Aldo Rossi si forma dal punto di vista culturale e professionale presso il Politecnico della sua città, ed è qui che inizia presto a confrontarsi con il tema della città storica e dei suoi elementi permanenti. 

Una volta ottenuta la laurea, inizia un percorso intenso e sfaccettato che lo porterà ad essere non solo architetto ma anche teorico e docente. Tutti aspetti che hanno trasformato Rossi in una delle figure centrali dell’architettura postmoderna europea, anche se il suo lavoro sfugge a definizioni semplicistiche. Il suo pensiero trova una sintesi fondamentale nel libro L’architettura della città pubblicato nel 1966, un testo che ha segnato intere generazioni di progettisti, introducendo concetti come tipologia, memoria e monumento urbano.

Non stupisce dunque che Aldo Rossi abbia insegnato in diverse università internazionali, tra cui Milano, Venezia, Zurigo e negli Stati Uniti, affermandosi come intellettuale oltre che come progettista; una carriera che raggiunge uno dei massimi riconoscimenti nel 1990, quando riceve il Premio Pritzker, il massimo riconoscimento mondiale per l’architettura, a conferma di un’influenza che aveva ormai superato i confini nazionali. 

Ma in cosa consiste effettivamente la sua visione e la sua personale interpretazione di architettura?La poetica che lo ha contraddistinto nel tempo si basa su forme elementari, geometrie pure e riferimenti espliciti alla storia, non come nostalgia ma come struttura profonda del progetto. Le architetture di Aldo Rossi non cercano l’effetto spettacolare ma parlano piuttosto di continuità, di città come organismo complesso e stratificato, dove ogni edificio contribuisce alla costruzione di un’identità collettiva.

Cimitero di San Cataldo
Camouflajj - CC-BY-SA-4.0 – Wikimedia Commons

Le più importanti opere architettoniche di Aldo Rossi

L’attività progettuale di Aldo Rossi si sviluppa tra gli anni Sessanta e Novanta, attraversando contesti urbani molto diversi. Nonostante questo, le sue architetture sono facilmente riconoscibili per l’uso di volumi semplici, colori misurati e un forte valore simbolico, spesso ispirato all’architettura classica e razionalista. 

Prima di elencare le opere di Aldo Rossi più note, però, è utile ricordare che Rossi ha spesso lavorato su progetti complessi, portati avanti in tempi lunghi e talvolta completati dopo la sua scomparsa nel 1997. Ricordato come uno degli architetti contemporanei italiani che hanno lasciato il segno, tra le sue realizzazioni più significative si possono ricordare:

  • Complesso residenziale del Gallaratese, Milano: progettato negli anni Sessanta insieme a Carlo Aymonino, è uno dei primi esempi in cui Rossi sperimenta il tema della residenza collettiva come parte integrante della città moderna.
  • Cimitero di San Cataldo, Modena: iniziato nel 1971, è considerato il manifesto del pensiero rossiano, ossia un’architettura incompiuta ma potentissima, basata su volumi puri e sul tema della memoria.
  • Teatro del Mondo, Venezia: realizzato nel 1979 per la Biennale, era una struttura temporanea galleggiante che dialogava con la città storica, diventando una delle immagini più iconiche del Novecento.
  • Quartiere Schützenstraße, Berlino: progetto urbano degli anni Novanta che riflette sul tema della ricostruzione della città europea dopo le grandi fratture del XX secolo.
  • Museo Bonnefanten, Maastricht: completato nel 1995, è noto per la torre cilindrica affacciata sul fiume Mosa, elemento simbolico che richiama l’architettura industriale.
  • Hotel Il Palazzo, Fukuoka: uno dei lavori più importanti fuori dall’Europa, realizzato in Giappone negli anni Ottanta, dove Rossi applica il suo linguaggio a un contesto culturale diverso.
  • Teatro Carlo Felice, Genova: Rossi partecipa alla ricostruzione del teatro distrutto durante la Seconda guerra mondiale, lavorando sul rapporto tra edificio storico e architettura contemporanea.
  • Scuola elementare di Fagnano Olona: un progetto meno noto ma significativo, che dimostra come il suo approccio fosse applicabile anche all’edilizia scolastica e quotidiana.

Tutte queste opere mostrano la coerenza del suo linguaggio architettonico applicato a funzioni diverse come abitazioni, spazi culturali, infrastrutture urbane; in particolare, il Cimitero di Modena è considerato uno dei manifesti del suo pensiero, un luogo in cui la memoria diventa architettura attraverso forme archetipiche. 

Tra tutte, però, il Teatro del Mondo resta una delle immagini più iconiche della sua carriera, capace di unire effimero e permanenza in un solo gesto progettuale.

Il quartiere Schützenstraße a Berlino
Jean-Pierre Dalbéra - CC-BY-2.0 - Wikimedia Commons

Le opere di design di Aldo Rossi da ricordare

Accanto all’architettura, Aldo Rossi ha lasciato un segno profondo anche nel design industriale, soprattutto a partire dagli anni Ottanta; in particolare, la collaborazione con Alessi ha dato vita a oggetti che sono diventati vere e proprie icone, capaci di portare il suo linguaggio architettonico nello spazio domestico. Anche in questo ambito l’architetto lavora per forme primarie, citazioni colte e una forte riconoscibilità visiva.

Prima di elencare i progetti più celebri va però sottolineato come il design per Rossi non fosse un’attività secondaria, ma un’estensione naturale del suo modo di pensare lo spazio e gli oggetti come elementi di una città ideale in miniatura. Tra le opere di design di Aldo Rossi più note si ricordano:

  • Caffettiera La Conica, Alessi: disegnata nel 1984, è ispirata a forme architettoniche primarie ed è diventata una delle icone del design italiano del XX secolo.
  • Bollitore Il Conico, Alessi: riprende lo stesso linguaggio formale della caffettiera, portando nel quotidiano l’idea di oggetto-monumento.
  • Tea & Coffee Piazza, Alessi: un progetto collettivo coordinato da Rossi, in cui architetti internazionali interpretano il servizio da tavola come spazio urbano.
  • Bollitore 9091, Alessi: celebre per il fischietto a forma di uccellino, unisce rigore geometrico e dettaglio ironico, rendendo l’oggetto immediatamente riconoscibile.
  • Caffettiera La Cupola, Alessi: dichiaratamente ispirata all’architettura sacra, è uno degli esempi più evidenti del dialogo tra architettura e design.
  • Servizio da tavola Parigi: un progetto che dimostra l’interesse di Rossi per l’oggetto come parte di un sistema coerente, non come elemento isolato.
  • Oggetti in argento per Officina Alessi: pezzi più sperimentali, spesso in edizione limitata, che mostrano il lato più teorico e collezionistico del suo design.
  • Arredi per Unifor: progetti che applicano il suo linguaggio anche al mondo dell’ufficio e degli interni, mantenendo sobrietà e rigore formale.

Rossi è così riuscito a trasformare utensili quotidiani in piccole architetture domestiche, mantenendo un equilibrio raro tra funzione, forma e significato; poi, la loro diffusione ha contribuito a rendere il suo nome familiare anche a un pubblico non specializzato, amplificando l’impatto culturale del suo lavoro ben oltre l’ambito architettonico.

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