Da piazza Sant'Ambrogio a corso Italia, gli edifici a Milano di Caccia Dominioni in un viaggio tra architettura e storia.
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luigi caccia dominioni edificio via nievo 28 milano
di 0000ff, CC BY-NC-ND 2.0 / Flickr

Durante il secondo dopoguerra, Milano era una città da ricostruire, sia materialmente sia simbolicamente; in questo contesto, l’architettura residenziale divenne il terreno di sperimentazione di una generazione di progettisti chiamati a ridefinire l’identità della città. Tra questi, nessuno ha lasciato un’impronta così riconoscibile quanto l'architetto Caccia Dominioni: la sua cifra stilistica è inconfondibile e si ripete, con variazioni capaci di sorprendere, da un quartiere all’altro. Per comprendere la trasformazione della città negli anni della ricostruzione, basta osservare i palazzi residenziali milanesi di Luigi Caccia Dominioni.

Casa Caccia Dominioni in Piazza Sant'Ambrogio 16 (1947-49)

Il punto di partenza per ammirare l’opera residenziale di Caccia Dominioni è piazza Sant’Ambrogio. L’edificio al civico 16 è il primo progetto realizzato dall’architetto nel dopoguerra: la ricostruzione della dimora di famiglia, gravemente danneggiata dai bombardamenti dell’agosto 1943 e ridotta a un cumulo di macerie per anni.

In questo caso, il progetto Casa Caccia Dominioni non mira a rompere con la tradizione, ma a reinterpretarla: l’edificio riprende lo schema del palazzo nobile lombardo, rileggendolo in chiave moderna; la struttura si sviluppa su cinque livelli fuori terra, con una pianta rettangolare che rispetta le altezze dei fabbricati circostanti. Le caratteristiche principali del palazzo sono:

  • facciata scandita da fasce orizzontali che richiamano lo schema del palazzo rinascimentale;
  • basamento in pietra chiara, con transizione cromatica verso la fascia intonacata color nocciola;
  • loggiato continuo al piano nobile, ripreso all’ultimo piano;
  • parapetti metallici ornati da monogrammi in alluminio con le iniziali dei genitori dell’architetto;
  • gronda piana sporgente che accentua l’effetto di ombra nella fascia alta del prospetto.

Il risultato è un intervento che, pur collocandosi accanto alla storica Basilica di Sant’Ambrogio, mantiene un linguaggio dichiaratamente contemporaneo, con un’interpretazione personale e moderna.

Casa Caccia Dominioni a Sant'Ambrogio Milano
Arbalete, CC BY-SA 4.0 / Wikimedia Commons

Edificio per abitazioni di via Ippolito Nievo 28/a (1955-57)

A circa un decennio dal primo cantiere, Caccia Dominioni si confronta con una delle zone in trasformazione della Milano postbellica: l’area vicino alla Fiera, nella parte ovest della città. L’edificio di via Ippolito Nievo 28/a nasce all’interno di un ampio piano di lottizzazione e rappresenta, secondo la critica, il primo contributo significativo alla sua ricerca sull’abitazione collettiva.

Il complesso colpisce per la forma compatta e decisa, ammorbidita da una facciata ricca di texture e dettagli. Le caratteristiche principali dell’edificio sono:

  • rivestimento in tessere esagonali di litoceramica marrone, in un gioco di pieni e vuoti che richiama l’architettura rurale lombarda;
  • serramenti metallici a filo facciata, che assecondano l’articolazione interna degli alloggi;
  • atrio principale con pavimentazione a mosaico in tessere di marmo;
  • distribuzione razionale dei percorsi: ingresso carrabile sul retro, destinato ai garage, separato dall’ingresso principale sul fronte.

Palazzo di Piazza Carbonari (1960-61)

Tra tutti gli edifici residenziali di Caccia Dominioni, il palazzo di Piazza Carbonari ha ricevuto la maggiore attenzione critica, definito su Domus, all’epoca della sua realizzazione, un esempio di come costruire un moderno quartiere residenziale con la dignità del palazzo urbano.

La complessità del progetto risiede nel conciliare visione urbana e dettaglio:

  • forma squadrata e regolare, con facciate animate da numerose finestre a filo, che rispecchiano la disposizione degli appartamenti;
  • rivestimento in clinker che contrasta la pulizia geometrica del volume con la superficie materica e rugosa;
  • scale interne dalle linee curve, in dialogo con la rigidità della pianta;
  • ingressi separati per pedoni e automobili, con accesso carrabile distinto da quello principale;
  • ogni ambiente raggiungibile attraverso gallerie e corridoi interni, come in un piccolo percorso urbano.

Secondo la filosofia di Luigi Caccia Dominioni seguita nelle sue opere, l’appartamento è una microcittà con percorsi, spazi sociali e zone private. Piazza Carbonari rappresenta la sintesi più riuscita di questo principio.

luigi caccia dominioni piazza Carbonari Milano
Di seier+seier, CC BY-NC 2.0 / Flickr

Edificio di via Vigoni 13 (1955-59)

Realizzato tra il 1955 e il 1959 nel quartiere Ticinese, vicino alla Basilica di Sant’Eustorgio, l’edificio di via Vigoni firmato da Caccia Dominioni riflette la sensibilità verso l’ambiente circostante. 

La ricerca sul clinker continua e si perfeziona, con facciata modulata cromaticamente e serramenti a filo facciata:

  • utilizzo del clinker ceramico con modulazione cromatica calibrata;
  • serramenti a filo con parapetti metallici, tratto distintivo dell’architetto;
  • distribuzione interna degli alloggi attenta ai percorsi e alla gerarchia degli spazi;
  • cura degli ambienti comuni, in continuità con i principi applicati negli edifici coevi.

Via Vigoni conferma l’orientamento di Caccia Dominioni verso un’architettura capace di inserirsi nel tessuto urbano senza rinunciare a un linguaggio contemporaneo.

Edifici di Corso Italia 22-24 (1957-61)

Il complesso di Corso Italia 22-24 riesce, meglio di qualsiasi altro progetto dell’architetto, a dialogare tra architettura contemporanea e contesto storico. Situato di fronte alla chiesa di Sant'Eufemia, il volume sul fronte strada è volutamente contenuto, per non oscurare né competere con l’edificio religioso. Il progetto ospita abitazioni, negozi e uffici, con parti distinte e caratterizzate:

  • blocco centrale a ponte di tre piani, con portico ad archi e apertura visiva verso la chiesa;
  • due torri laterali di sei livelli, rivestite da tessere ceramiche rosso scuro;
  • curtain-wall continuo ai piani superiori del blocco centrale;
  • portico al piano terra come accesso al giardino interno;
  • pavimentazione dell’atrio in seminato di marmo realizzata dallo scultore Francesco Somaini;
  • torre pentagonale arretrata sul confine del lotto.

Il lungo percorso coperto, il mosaico pavimentale e la sorpresa del cortile interno, dove volumi diversi si incontrano, rendono l’intervento un episodio urbano di qualità, capace di moltiplicare le esperienze spaziali. La critica lo ha definito un “capolavoro silenzioso” dell’architettura milanese del Novecento.

Complesso di via Santa Croce 23 (1959-64)

Situato vicino alla Basilica di Sant’Eustorgio, il complesso di via Santa Croce chiude idealmente la stagione più intensa della produzione residenziale di Caccia Dominioni: qui l’architetto affronta il tema dell’edificio di grandi dimensioni, restituendogli la dignità e la misura del palazzo urbano tradizionale pur con un programma contemporaneo. L’intervento si distingue per:

  • elementi ceramici traforati che schermano le zone più private filtrando la luce senza chiudere visivamente l’edificio;
  • articolazione volumetrica accentuata dai vani scala sporgenti, rivestiti con elementi ceramici pieni e cavi;
  • griglie semitrasparenti a protezione delle zone private, con disegno a maglie rettangolari;
  • modulazione cromatica che alterna superfici grigliate e piene;
  • distribuzione interna degli alloggi con gallerie di accesso a ogni ambiente principale.

Altri edifici residenziali a Milano

Nel corso di oltre settant’anni di carriera, Caccia Dominioni ha lasciato tracce significative in numerosi quartieri della città di Milano, con soluzioni originali e costante affinamento del suo linguaggio:

  • Condominio in via Massena 18 (1958-63): nove piani, rivestimento in tessere esagonali di clinker marrone, serramenti in legno chiaro naturale.
  • Edificio in via Tamburini 5 (1958-64): residenza coerente con la produzione coeva.
  • Edificio in corso Monforte 9 (1963-66): residenze e negozi in dialogo con il tessuto storico.
  • Edificio in via Ippolito Nievo 10 (1964-66): secondo intervento in via Nievo, con soluzioni aggiornate.
  • Palazzo di Santa Maria alla Porta 11 (1958-60): due fabbricati affiancati ma distinti per materiali: il primo in intonaco rossastro, il secondo con lastre di vetro opalino.
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