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Per contrastare il fenomeno delle case vacanza affittate evadendo il fisco, la Guardia di Finanza ha elaborato un piano operativo di controlli a raffica sugli affitti brevi per il 2026. Il piano mira non solo al recupero del gettito fiscale, ma anche alla tutela del mercato e dei consumatori, per favorire l'emersione del sommerso, favorendo la concorrenza e standard di qualità migliori. Ecco in cosa consiste il piano della Guardia di Finanza per il controllo sugli affitti brevi.

Chi fa i controlli sugli affitti brevi

A guidare l’azione di contrasto agli abusi nel settore delle locazioni turistiche è la Guardia di Finanza, che con il piano operativo 2026 ha deciso di intensificare in modo significativo i controlli. L’attività non è isolata, ma si inserisce in una rete più ampia che coinvolge anche l’Agenzia delle Entrate e altre istituzioni locali, grazie a protocolli d’intesa che rafforzano lo scambio di informazioni e rendono le verifiche più sistematiche. Un ruolo importante è svolto anche dall’Unità integrata permanente dell’analisi di rischio (Uipar), un organismo interistituzionale che consente di coordinare le attività ispettive e indirizzarle verso i soggetti più a rischio.

Cosa controllano nelle locazioni turistiche

I controlli si concentrano su più aspetti e combinano verifiche sul territorio con analisi dei dati. Da un lato, le Fiamme Gialle effettuano accertamenti diretti su immobili e attività per verificare la regolarità delle locazioni, soprattutto nelle aree a maggiore pressione turistica. Dall’altro, incrociano le informazioni disponibili nelle banche dati per individuare anomalie e possibili situazioni di evasione.

Cruciale per i controlli sugli affitti brevi è il Cin (Codice identificativo nazionale), come richiesto dalla normativa sugli affitti brevi, alla coerenza tra quanto dichiarato e l’attività effettivamente svolta, e al rispetto delle norme regionali sulle case vacanza. I controlli riguardano anche le piattaforme online, con verifiche sul corretto versamento delle ritenute fiscali sui contratti intermediati.

Il ruolo delle banche dati e dell’analisi del rischio

Uno degli elementi più innovativi del piano operativo 2026 per il controllo sugli affitti brevi è l’utilizzo avanzato delle banche dati. Attraverso l’Uipar, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate incrociano le informazioni disponibili per individuare soggetti a rischio e definire priorità di intervento.

Questo sistema consente di passare da controlli generalizzati a verifiche mirate, basate su indici di rischio costruiti su misura. Anche l’assenza del Cin rientra tra questi indicatori, insieme ad altre anomalie che possono emergere dall’analisi dei dati. L’obiettivo è rendere l’azione di contrasto più efficace e ottimizzare l’impiego delle risorse disponibili.

Il controllo del territorio e l’effetto deterrente

Il secondo pilastro del piano operativo della Gdf è il controllo diretto sul territorio, che resta centrale. Le verifiche sul campo permettono di accertare concretamente le situazioni irregolari e di intervenire tempestivamente.

Questo tipo di presenza ha anche un forte effetto deterrente: sapere che i controlli sono frequenti e mirati può scoraggiare l’avvio di nuove attività abusive. Inoltre, il coordinamento con le istituzioni locali rende queste attività più capillari e incisive, soprattutto nelle città d’arte e nelle aree turistiche.

La vigilanza sulle piattaforme digitali

Il terzo fronte cruciale riguarda le piattaforme online che intermediano gli affitti brevi. Le autorità concentrano l’attenzione sul corretto versamento delle ritenute fiscali, già oggetto di verifiche nel recente passato.

Queste attività hanno già portato al recupero di somme molto consistenti, superiori a 1,2 miliardi di euro tra imposte, interessi e sanzioni. Il controllo sulle piattaforme ha quindi una doppia valenza: consente di recuperare gettito per gli anni passati e, allo stesso tempo, garantisce maggiore correttezza per il presente e il futuro del mercato.

Quali sono gli obblighi fiscali per gli affitti brevi

La disciplina fiscale delle locazioni brevi disposta dalle norme sugli affitti brevi è stata rafforzata dalla Legge di Bilancio 2026, che ha abbassato la soglia oltre la quale l’attività deve essere considerata imprenditoriale. A partire dal terzo immobile affittato con contratti brevi, diventa obbligatorio operare come impresa e aprire la partita Iva. In precedenza, questo obbligo scattava solo dal quinto immobile.

Accanto a questo, restano gli obblighi di dichiarazione e versamento delle imposte sui redditi derivanti dalle locazioni brevi, oltre al corretto adempimento delle ritenute quando i contratti sono intermediati da piattaforme digitali. Il mancato rispetto di questi obblighi può configurare evasione fiscale, come dimostrano i numerosi casi emersi nelle recenti indagini.

Cosa succede se si affitta senza Cin

L’assenza del Codice identificativo nazionale rappresenta uno degli elementi più rilevanti nel nuovo sistema di controllo. Dal 2025, tutti gli immobili destinati ad affitti brevi devono esserne dotati ed esporlo sia nello stabile sia negli annunci online.

Affittare senza Cin comporta sanzioni molto elevate, che possono arrivare fino a 8mila euro. Ma non solo: la mancanza del codice è considerata un vero e proprio indicatore di rischio e può far scattare controlli mirati da parte del Fisco. In molti casi, infatti, l’assenza del Cin è associata ad attività svolte completamente in nero, con conseguenze sia sul piano fiscale sia su quello della concorrenza, creando distorsioni a danno degli operatori regolari.

Il problema degli abusi e i casi recenti

Il rafforzamento dei controlli nasce da un contesto in cui gli abusi legati agli affitti brevi sono percepiti in forte crescita. I casi emersi negli ultimi mesi mostrano la varietà delle irregolarità: si va dall’evasione fiscale pura e semplice alle violazioni delle norme locali, fino a vere e proprie truffe. A Brescia, ad esempio, i controlli hanno portato al recupero di oltre 750mila euro sottratti al fisco, con l’individuazione di evasori totali e numerose irregolarità. A Roma, invece, è stata scoperta una truffa milionaria basata su annunci di alloggi inesistenti pubblicati online, in particolare durante il periodo del Giubileo.

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