Garantire la sicurezza della propria abitazione è una priorità che passa inevitabilmente attraverso l’efficienza dei sistemi energetici. L’impianto elettrico, cuore pulsante di ogni edificio moderno, è soggetto a un naturale deterioramento che può compromettere l’incolumità dei residenti e l’integrità dei beni materiali. Comprendere quando rifare l'impianto elettrico non è solo una questione di comfort, ma un preciso obbligo normativo volto a prevenire incendi e folgorazioni. La conformità alle leggi vigenti assicura, inoltre, una tutela legale fondamentale in caso di sinistri, rendendo l'adeguamento un investimento strategico e responsabile.
Quanto dura in media un impianto elettrico
La valutazione dello stato di conservazione di un sistema elettrico non può prescindere da una analisi temporale e funzionale. Dal punto di vista tecnico, è consigliato rifare un impianto elettrico ogni 20-30 anni, poiché questo è l'orizzonte temporale entro il quale i materiali isolanti dei cavi iniziano a perdere le loro proprietà chimico-fisiche, aumentando il rischio del verificarsi di un cortocircuito.
Tuttavia, la durata può variare significativamente in base alla qualità della manutenzione ordinaria effettuata nel tempo. È necessario intervenire con urgenza, anche prima dei vent'anni, se si verificano segnali inequivocabili di malfunzionamento.
Tra questi, il contatore che salta frequentemente indica un sovraccarico o una dispersione che le protezioni installate non riescono a gestire. Ulteriori sintomi di un degrado avanzato che richiede un immediato adeguamento dell'impianto elettrico esistente riguardano:
- la presenza di scintille all'inserimento delle spine;
- il surriscaldamento tangibile delle prese;
- la percezione di odori di bruciato.
Come capire che un impianto elettrico è vecchio
Un impianto "vecchio" non è solo quello che non funziona, ma anche quello che non risponde più ai moderni standard di sicurezza definiti dalla norma CEI 64-8 che disciplina la progettazione e l'installazione. Gli impianti realizzati prima del 1990, spesso privi di messa a terra o dotati di cavi con isolamento in gomma telata ormai cristallizzata, sono spesso considerati pericolosi.
La vetustà si manifesta nella rigidità dei cavi. Se piegando un filo la guaina si spezza, l'impianto ha esaurito il suo ciclo di vita utile e non garantisce più la protezione dai contatti indiretti. Inoltre, l’assenza di un interruttore differenziale, come il salvavita, o la presenza di centraline con un unico circuito per tutta casa sono indicatori inequivocabili di un sistema non a norma che richiede un adeguamento dell'impianto elettrico esistente.
Quando conviene rifare l’impianto elettrico
La convenienza nel rifacimento integrale dell'impianto elettrico di casa non è solo legata alla sicurezza, ma anche alla funzionalità e alla valorizzazione dell'immobile. Intervenire in concomitanza con altri lavori edili permette di ottimizzare i cantieri e di ridurre i disagi. Spesso, infatti, il dubbio del proprietario di casa riguarda l'invasività dei lavori.
Esistono soluzioni che permettono di rifare l'impianto elettrico senza rompere i muri, utilizzando canaline esterne o battiscopa passacavi, ideali in contesti storici o quando non si voglia affrontare un'opera di muratura particolarmente complessa.
Allo stesso modo, è possibile valutare di rifare l'impianto elettrico senza rompere il pavimento. Questa tecnica prevede l'utilizzo delle vecchie tubazioni (se ancora integre e di diametro sufficiente) per infilare i nuovi cavi a norma, oppure per far passare i circuiti attraverso il controsoffitto o le pareti in cartongesso.
Quali sono i documenti di conformità di un impianto elettrico
La legge, in particolare il decreto ministeriale 37/2008, impone che ogni intervento di modifica o ampliamento sia eseguito "a regola d’arte" da imprese abilitate, le quali devono rilasciare la Dichiarazione di Conformità (DiCo).
Se l'impianto esistente è talmente degradato da non poter essere certificato nemmeno tramite una Dichiarazione di Rispondenza (DiRi) – quest'ultima applicabile solo per impianti realizzati tra il 1990 e il 2008 – il rifacimento totale diventa l'unica soluzione percorribile dal punto di vista legale.
L’evoluzione dei consumi domestici, con l'introduzione di piani a induzione, pompe di calore e sistemi di ricarica per i veicoli elettrici, rende spesso obbligatorio il passaggio a potenze superiori (6 kW o più). Un vecchio impianto non è dimensionato per tali carichi: pertanto, insistere nel suo utilizzo senza un potenziamento strutturale espone al rischio concreto di cortocircuiti.
Dal punto di vista giuridico, l'obbligo di intervento scatta in diverse circostanze. Se l'immobile viene concesso in locazione o venduto, deve essere garantita la sicurezza degli impianti. Nello specifico, allora, quando è obbligatorio rifare l’impianto elettrico?
Requisiti minimi di un impianto elettrico a norma
La risposta risiede principalmente nella mancanza dei requisiti minimi di sicurezza introdotti dal DM 37/2008 (che ha sostituito la legge 46/1990). Un impianto è considerato "non a norma" se:
- è privo dell'interruttore magnetotermico (il cosiddetto "salvavita");
- i cavi hanno sezioni insufficienti per i carichi moderni;
- manca la messa a terra.
In presenza di una ristrutturazione edilizia che prevede opere murarie, l'adeguamento alla normativa vigente diventa un passaggio obbligato per ottenere le certificazioni necessarie.
Detraibilità delle spese di un impianto elettrico
Sotto il profilo amministrativo e urbanistico, è fondamentale sottolineare che rifare l’impianto elettrico è manutenzione straordinaria ai sensi del Testo Unico dell'Edilizia (decreto del Presidente della Repubblica numero 380 del 2001). Questa classificazione è importante perché permette l'accesso alle agevolazioni fiscali.
In questo contesto, è bene che il committente si interfacci con professionisti esperti per conoscere le differenze tra manutenzione straordinaria e ristrutturazione, poiché la corretta dicitura nei titoli abilitativi (come la CILA) e nelle fatture condiziona la detraibilità delle spese. Un intervento di questo tipo richiede sempre il rilascio della DiCo (Dichiarazione di Conformità) da parte di un'impresa abilitata, documento indispensabile per l'agibilità dell'edificio e per la sicurezza legale del proprietario.
Rifare l’impianto elettrico da soli
Una tentazione comune, dettata dal desiderio di risparmiare, è quella di rifare l’impianto elettrico da soli. Tuttavia, questa pratica è fortemente sconsigliata e, in molti casi, illegale. La legge italiana prevede che solo le ditte iscritte alla Camera di Commercio e in possesso dei requisiti tecnico-professionali possano intervenire sugli impianti e rilasciare la certificazione di conformità.
Un impianto "fai-da-te" non può essere certificato, il che rende nullo il contratto di assicurazione sulla casa qualora si verificasse un incendio ed espone il proprietario a pesanti responsabilità civili e penali per i danni a terzi.
Quanto costa rifare un impianto elettrico in casa?
Affrontare l'aspetto economico richiede una visione d'insieme che includa materiali, manodopera e oneri burocratici. Per definire quanto costa rifare un impianto elettrico in casa, bisogna considerare il numero di "punti luce" (ovvero di prese, interruttori e attacchi lampada) necessari. In media, un appartamento standard di circa 100 m2 può richiedere tra i 60 e gli 80 punti luce.
Il costo unitario per punto luce fluttua solitamente tra i 50 e i 100 euro, comprensivo di scanalature, posa dei tubi, infilaggio dei cavi e montaggio dei frutti (placche e interruttori). Tuttavia, il preventivo finale dipende anche dalla complessità del quadro elettrico e dalla normativa sull’impianto di messa a terra, che deve essere realizzato a regola d'arte per garantire la dispersione delle correnti di guasto.
Oltre ai costi vivi, bisogna considerare anche i vantaggi fiscali. Le detrazioni spettanti per rifare l’impianto elettrico permettono, infatti, di recuperare una percentuale significativa della spesa sostenuta (solitamente il 50% tramite il bonus ristrutturazione) in dieci quote annuali.
Vantaggio fiscale, risparmio energetico e protezione della casa
Questo rende l'investimento molto più sostenibile nel lungo periodo, considerando anche il risparmio energetico derivante da un sistema più efficiente e meno soggetto a dispersioni.
Capire quando rifare l’impianto elettrico significa saper leggere i segnali di usura del tempo, rispettare le scadenze normative e cogliere l'opportunità di modernizzare la propria abitazione. La sicurezza non è un optional: un impianto certificato è l'unica garanzia per dormire sonni tranquilli e proteggere la propria casa.
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