Il Teatro del Mondo è il progetto galleggiante dell'architetto Aldo Rossi che ha unito memoria, città e architettura contemporanea.
Commenti: 0
Il Teatro del mondo in laguna
Peter Christian Riemann - CC-BY-SA-4.0 – Wikimedia Commons

Ci sono architetture destinate a durare nel tempo e altre nate per scomparire, ma non per questo meno influenti, e il Teatro del Mondo di Aldo Rossi appartiene a questa seconda categoria. Si tratta infatti di un’opera nata per essere temporanea, ma che ha comunque lasciato un segno permanente nella storia dell’architettura contemporanea. Galleggiante, simbolica, profondamente legata a Venezia, è stata pensata come una riflessione sul senso stesso del costruire e dell’abitare; in particolare, è stato un edificio capace di rappresentare nello stesso tempo scena e racconto, memoria e presenza, città e metafora.

Cosa significa Teatro del Mondo?

L’espressione Teatro del Mondo affonda le sue radici in una lunga tradizione culturale che attraversa filosofia, letteratura e arti figurative. Fin dall’età classica e poi nel pensiero rinascimentale e barocco, il mondo è stato spesso interpretato come un grande palcoscenico in cui gli esseri umani recitano ruoli temporanei all’interno di una rappresentazione più ampia. Il teatro diventa così la metafora della vita, dello scorrere del tempo e della dimensione effimera dell’esistenza.

In architettura, però, questa idea si traduce nella capacità degli edifici di raccontare storie, di mettere in scena relazioni tra spazio, memoria e società. Un teatro del mondo non è dunque soltanto un luogo per lo spettacolo, ma uno spazio simbolico in cui la realtà viene osservata, interpretata e resa visibile. 

Nel caso di Aldo Rossi, il significato si amplia ulteriormente: il teatro non rappresenta solo il mondo ma lo diventa esso stesso, condensando in una forma architettonica essenziale tutta la complessità della città, della storia e dell’esperienza umana.

teatro del mondo aldo rossi a genova
Fpittui - Opera propria, CC BY-SA 4.0 / Wikimedia Commons

Aldo Rossi e il progetto del Teatro del Mondo

L’idea del Teatro del Mondo prende forma nel 1979 come progetto per la Biennale di Venezia, in un momento in cui l'architetto Aldo Rossi era già una figura centrale nel dibattito architettonico internazionale. 

In particolare, l’immagine di un teatro galleggiante rispondeva al desiderio di confrontarsi direttamente con la natura acquatica della città lagunare e con la sua storia di architetture temporanee, intese come effimere e festive.

Per la sua realizzazione, Rossi si ispira a diverse fonti, tra cui i teatri lignei rinascimentali, le architetture palladiane, le macchine sceniche barocche e le torri di avvistamento che punteggiano l’immaginario urbano italiano; proprio in questo modo il progetto si trasforma in una sintesi tra memoria collettiva e forma astratta, tra riconoscibilità e straniamento. Il teatro non viene infatti pensato solo come un semplice contenitore di spettacoli, ma anche come un segno urbano capace di dialogare con la città amplificando il carattere simbolico.

Com'era il Teatro del Mondo? Gli interni e gli esterni

Dal punto di vista formale, il Teatro del Mondo si presentava come una costruzione compatta e riconoscibile, realizzata principalmente in legno e metallo. La struttura poggiava su una piattaforma galleggiante e si sviluppava in verticale come una torre, sormontata da un piccolo tetto a falde; le proporzioni erano rigorose e richiamavano edifici storici ma senza copiarli direttamente.

Per quanto riguarda l’interno del Teatro del Mondo, lo stesso ospitava una platea essenziale e uno spazio scenico ridotto, pensato soprattutto per spettacoli sperimentali e performance legate alla Biennale; d'altronde l’intento non era quello di creare un grande luogo di rappresentazione, bensì uno spazio intimo e concentrato in cui architettura e spettacolo riuscissero a fondersi in un’unica creatura.

L’esterno, volutamente sobrio, aveva invece il compito di dialogare con l’acqua e con il cielo veneziano, cambiando aspetto a seconda della luce e delle condizioni atmosferiche. Il Teatro del Mondo appariva dunque come un oggetto sospeso tra realtà e immaginazione, familiare e al tempo stesso estraneo, capace di attirare lo sguardo senza imporsi con una eccessiva monumentalità.

Il teatro del mondo visto da lontano
Peter Christian Riemann - CC-BY-SA-4.0 – Wikimedia Commons

Dove si trovava il Teatro del Mondo di Aldo Rossi

Il Teatro del Mondo è stato inizialmente collocato a Venezia, in prossimità della Punta della Dogana, uno dei punti più suggestivi della città, dove il Canal Grande incontra il Bacino di San Marco nei pressi del sestiere Dorsoduro

Essendo una struttura galleggiante, però, il teatro non è rimasto fermo in un unico luogo: nel corso del suo breve ciclo di vita, è stato spostato lungo diversi tratti della laguna e successivamente ha navigato nell’Adriatico, rafforzando l’idea di un’architettura in movimento, non ancorata a un solo contesto; d'altronde, questo carattere itinerante faceva parte integrante del progetto e ne amplificava il valore simbolico.

Al termine della Biennale, come previsto fin dall’inizio, il Teatro del Mondo è stato smontato. La sua scomparsa fisica ha contribuito a consolidare il mito, trasformandolo in un riferimento fondamentale per riflettere sul tema dell’effimero in architettura e sul rapporto tra costruzione, tempo e memoria urbana.

Vedi i commenti (0) / Commento

per commentare devi effettuare il login con il tuo account