Le richieste dell'Associazione nazionale costruttori edili per sostenere il settore delle costruzioni e affrontare l'emergenza abitativa
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Mettere nero su bianco un Piano Casa e rendere strutturale il modello Pnrr. Sono queste le richieste principali avanzate dai costruttori. Se ne è parlato in occasione della presentazione da parte dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) dell’Osservatorio Congiunturale sull’industria delle costruzioni, che ha evidenziato come nel 2026 nel settore delle costruzioni torna il segno positivo per gli investimenti: dopo la lieve flessione del 2025 (-1,1%) quest’anno è infatti previsto un incremento del 5,6%.

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Un Piano Casa per affrontare l’emergenza abitativa

L’Ance ha innanzitutto posto l’accento sull’esigenza di accelerare sul Piano Casa. La presidente dell’Associazione, Federica Brancaccio, ha affermato: “È arrivato il momento di mettere nero su bianco un Piano Casa, con una governance forte e misure finanziarie, urbanistiche e fiscali in grado di offrire risposte alle diverse fasce di popolazione che condividono questo problema. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, per questo auspichiamo che si avvii al più presto un confronto sulle proposte in campo”.

È necessario affrontare il grave problema dell’emergenza abitativa. Ma cosa si sta facendo a livello politico? La Commissione europea ha lanciato l’European Affordable Housing Plan e in Italia il Governo ha annunciato un Piano Casa da 100mila alloggi a prezzi calmierati in 10 anni.  Dei 15 miliardi potenzialmente attivabili tra fondi italiani ed europei per il Piano Casa evidenziati dall’Ance, il Governo ha individuato 7 miliardi, in aumento rispetto ai 2 miliardi precedentemente previsti, anticipando la spesa e rafforzando la governance. 

Modello Pnrr efficiente da rendere strutturale

Parlando del Pnrr e dell’esigenza di rendere strutturale il modello sperimentato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’Ance ha sottolineato il fatto che il modello ha funzionato, ha consentito alle imprese delle costruzioni di crescere, innovarsi e investire per diventare più competitive. E ha sostenuto il fatto che è opportuno difendere e utilizzare anche in futuro questo modello per rafforzare il sistema Paese e affrontare le principali emergenze sul tappeto, a cominciare da quella della casa. 

Il vicepresidente Ance per il Centro Studi, Piero Petrucco, ha sottolineato: “Il Pnrr è sotto tutti i punti di vista una stagione di efficienza che non dobbiamo disperdere, dove il nostro Paese non solo è riuscito a spendere di più e più velocemente, ma ha speso meglio, raggiungendo obiettivi e innovando i processi”. Petrucco ha quindi aggiunto: “Grazie al Pnrr, le imprese strutturate e con più qualità hanno trovato più spazio e si sono rafforzate sotto il profilo dimensionale e della redditività, riducendo l’indebitamento, dimostrando così di aver operato con responsabilità e maturità finanziaria”.

Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili, il modello Pnrr che è stato sperimentato deve diventare strutturale per consentire al Paese di consolidare la crescita anche dopo il 2026. Tra fondi europei e nazionali fino al 2033 sono disponibili circa 120 miliardi. Alla luce di questi numeri, l’Ance sostiene che è necessario usare il modello Pnrr per garantire la messa a terra delle risorse.

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I dati dell’Osservatorio Congiunturale sull’industria delle costruzioni

I dati dell’Osservatorio Congiunturale sull’industria delle costruzioni parlano di un 2026 con il segno positivo per gli investimenti nel settore delle costruzioni. Dopo la lieve flessione del 2025 (-1,1%), quest’anno è infatti previsto un incremento del 5,6%. Sul fronte dell’occupazione, il settore ha creato 350mila nuovi posti di lavoro, il 20% dell’aumento dell’intera economia tra il 2020 e il 2025 e il doppio della componente industriale. 

Il contributo del Pnrr si è dimostrato decisivo. Nel 2025 il settore delle costruzioni ha segnato un -1,1%. Una lieve flessione inferiore rispetto a quanto previsto lo scorso anno. A pesare principalmente il calo dell’edilizia abitativa: -15,6%. Calo compensato dalla forte spinta delle opere pubbliche trainate dal Pnrr: +21%.

Quella del Pnrr si è rivelata una stagione di efficienza. Fino ad oggi l’Italia ha ricevuto 153,2 miliardi di fondi europei, pari al 79% del totale complessivo del Piano, e ne sono stati spesi 101,3 miliardi di euro, oltre la metà relativa alle costruzioni. Nell’ultimo anno, la spesa si è rafforzata raggiungendo 3,4 miliardi al mese. 

Dei quasi 16mila cantieri aperti, due terzi si avviano alla conclusione o sono in fase avanzata, il 70% di quelli non avviati riguarda piccoli lavori i cui tempi di realizzazione sono più brevi. In questo quadro, l’Ance ha sottolineato che ora bisogna garantire il regolare completamento delle opere in corso di realizzazione. Sono pari a 15 miliardi le risorse Pnrr riguardanti il settore delle costruzioni che potranno essere spese oltre giugno 2026 grazie alle regole del Piano e agli strumenti di flessibilità.

Sul fronte dell’emergenza abitativa, l’Osservatorio Congiunturale sull’industria delle costruzioni ha evidenziato che nel nostro Paese per le famiglie con reddito fino a 15mila euro, acquisto e affitto nelle grandi città sono insostenibili. Situazione che non migliora per le famiglie con reddito fino a 22mila euro: a Milano il 59 per cento del reddito, a Bologna il 48 per cento e a Venezia il 44 per cento per pagare un mutuo. Stessa situazione per l’affitto dove si supera il 40 per cento del reddito per Firenze, Roma, Milano, Venezia per pagare un affitto.

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