Un viaggio nei lavori dell'architetto Quaroni, tra quartieri INA-Casa, piani urbanistici e visioni per la città contemporanea.
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Nel panorama dell’architettura italiana del secondo Novecento, pochi nomi hanno avuto un ruolo così influente nel dibattito culturale e progettuale come quello di Ludovico Quaroni. Architetto, urbanista e docente, ha interpretato il progetto come strumento per leggere la società e trasformarla. Infatti, le opere di Ludovico Quaroni raccontano una tensione continua tra utopia e concretezza, tra città ideale e città reale, in un dialogo che attraversa tutto il suo lavoro, dalle periferie romane alle architetture simbolo della ricostruzione.

Chi era Ludovico Quaroni?

Ludovico Quaroni è stato uno dei più importanti architetti e urbanisti italiani del XX secolo. Nato a Roma nel 1911, ha studiato presso la Facoltà di Architettura della Sapienza, dove in seguito sarebbe diventato una figura centrale come docente e intellettuale. 

Fin dagli esordi, il suo lavoro ha segnato da una forte attenzione alla dimensione sociale dell’architettura; in questo senso il progettare e costruire non era considerato come un semplice esercizio formale, ma come uno strumento per migliorare la vita della collettività. 

Nel corso del tempo il suo stile si è evoluto, attraversando il razionalismo, il neorealismo e le sperimentazioni postmoderne ma mantenendo sempre un’attenzione etica verso il progetto urbano. Quaroni considerava infatti la città come organismo complesso, frutto di diverse stratificazioni storiche e culturali, e proprio per questo motivo rifiutava l’idea di una pianificazione rigida e puramente funzionale.

Mosso da questa sua visione, nel dopoguerra ha partecipato in modo attivo alla ricostruzione italiana e ai grandi programmi di edilizia pubblica, contribuendo al dibattito sull’abitare popolare tanto da divenire uno degli architetti che hanno lasciato il segno dell'abitare in Italia. Oltre alla pratica professionale, è stato anche un docente influente, capace di formare generazioni di architetti e di stimolare una riflessione critica sull’architettura.

Quali sono le strutture progettate da Ludovico Quaroni

Il lavoro di Quaroni si estende su diverse scale, andando dal piano urbanistico alla singola architettura, con una predilezione per i grandi interventi pubblici e residenziali. Tra le sue realizzazioni più note ci sono quartieri popolari, edifici universitari, piani urbanistici e complessi simbolici legati alla ricostruzione e alla trasformazione delle città italiane; di seguito alcune delle opere di Ludovico Quaroni più significative:

  • Piazza imperiale Roma EUR (1938), insieme a Saverio Muratori e Luigi Moretti.
  • Chiesa di Santa Maria Maggiore (1948), a Francavilla al Mare;
  • Quartiere INA-Casa Tiburtino a Roma (1949–1954): progetto corale del neorealismo italiano, in cui Quaroni collabora con altri architetti per creare un quartiere ispirato alla città storica, con strade, piazze e spazi comunitari.
  • Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze a Santa Verdiana (1971): intervento nel tessuto storico fiorentino, caratterizzato da un dialogo tra linguaggio contemporaneo e contesto urbano preesistente.
  • Piano urbanistico di Gibellina Nuova (anni ’70): parte del grande progetto di ricostruzione dopo il terremoto del Belice, che ha coinvolto artisti e architetti di fama internazionale.
  • Interventi per l’edilizia residenziale pubblica a Roma e in altre città italiane: molti di questi sono legati a programmi statali del dopoguerra.

Tutte queste opere mostrano pienamente la sua cifra stilistica caratterizzata dall’attenzione per la dimensione urbana e sociale del progetto, oltre alla capacità di sperimentare linguaggi diversi senza perdere mai il legame con il contesto.

Villa De Santis di Ludovico Quaroni
Mario1952 - CC BY-SA 3.0 / Wikimedia Commons

La Chiesa Madre di Gibellina progettata da Quaroni

La Chiesa Madre di Gibellina, dedicata a Ludovico Quaroni dopo la sua morte e spesso associata al suo nome come Chiesa Madre di Gibellina Nuova, rappresenta una delle opere più rappresentative della ricostruzione del Belice; distrutta dal terremoto del 1968, è diventata un laboratorio di sperimentazione architettonica e artistica, voluto dal sindaco Ludovico Corrao, per coinvolgere figure come Alberto Burri, Consagra, Purini e lo stesso Quaroni.

Pensata come un grande spazio simbolico e comunitario, la chiesa rappresenta proprio la visione di Quaroni sulla città considerata come luogo di una identità collettiva; nello specifico, l'edificio è caratterizzato da una monumentalità sobria e da un linguaggio architettonico che unisce suggestioni moderne e richiami del passato, attraverso volumi essenziali e una forte presenza all’interno dello spazio urbano.

La Chiesa Madre non è dunque solo un edificio religioso ma una realtà urbana, pensata per diventare un punto di riferimento nella nuova città. In questo senso, l’opera sintetizza alla perfezione il rapporto tra memoria e modernità che attraversa tutta la ricostruzione di Gibellina e il pensiero di Quaroni, ossia costruire il nuovo senza cancellare il trauma e la storia del luogo.

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Altre opere di Ludovico Quaroni

Oltre ai progetti e alle architetture realizzate, Ludovico Quaroni ha lasciato un’eredità essenziale e fondamentale attraverso gli scritti e l’attività teorica, e i suoi testi sono ancora oggi punti di riferimento per studenti e studiosi di architettura e urbanistica perché affrontano il progetto come un fenomeno culturale, sociale e politico.

Tra le pubblicazioni di Ludovino Quaroni più note si ricordano La torre di Babele (1967), un saggio in cui riflette sulla complessità dell’architettura contemporanea e sulla difficoltà di trovare un linguaggio condiviso, e L’architettura delle città, in cui esplora il rapporto tra la forma urbana, la storia e la società; inoltre, Quaroni ha scritto anche numerosi articoli e saggi su riviste specializzate, contribuendo al dibattito internazionale sulla pianificazione urbanistica e sull’abitare.

La sua influenza più importante si estende all’insegnamento: come professore alla Sapienza di Roma ha formato generazioni di architetti, promuovendo un approccio critico e interdisciplinare ai diversi progetti; proprio in questo senso, le sue opere possono e devono essere considerate come qualche cosa di più a semplici edifici. 

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