Le grandi catastrofi collettive spesso lasciano cicatrici che rimangono nella mente di coloro che le hanno subite. Di fronte all'impossibilità di riparare le perdite umane, vengono eretti monumenti commemorativi per creare spazi in cui il ricordo, il lutto e la riflessione si materializzano attraverso la scultura e l'architettura.
Dai memoriali costruiti dopo gli attacchi terroristici a quelli che commemorano catastrofi naturali o industriali, questi luoghi non cercano di guarire le ferite, ma di mantenere viva la memoria e offrire un quadro simbolico per comprendere quanto accaduto. In Brasile, il Memoriale di Brumadinho si inserisce in questa tradizione, trasformando un territorio segnato dalla tragedia in un percorso architettonico ricco di significato.
Un viaggio da ricordare
Il Memoriale di Brumadinho si trova in una zona rurale vicino all'omonima città, nello Stato di Minas Gerais, esattamente nel luogo in cui il 25 gennaio 2019 è crollata una diga mineraria. Il disastro ha scatenato un torrente di fango e rifiuti che ha travolto edifici e ha causato la morte di 272 persone. In seguito alla tragedia, le famiglie delle vittime si sono organizzate per chiedere giustizia e risarcimento, e una delle misure concordate è stata la creazione di uno spazio commemorativo permanente.
Il progetto è stato commissionato allo studio brasiliano Gustavo Penna Arquitetos & Associados, che lo ha sviluppato in stretta collaborazione con le famiglie e lo ha concepito come una sequenza spaziale che invita all'immersione, all'introspezione e all'apprendimento.
Secondo lo studio, "ogni dettaglio del Memoriale di Brumadinho è stato concepito per trasmettere un significato profondo. Il progetto nasce da un impegno etico nel dare voce alla memoria delle vittime e nel conferire un nuovo significato allo spazio segnato dalla tragedia attraverso un'interpretazione simbolica e sensibile".
L'esperienza inizia in un padiglione d'ingresso dalla geometria irregolare, contorta e frammentata, che simboleggia l'impatto del crollo e la forza travolgente del fango. Il padiglione combina un tetto verde con pareti in cemento pigmentato ricavato da rifiuti minerari, incorporando fisicamente il materiale associato alla tragedia.
All'interno, un'installazione di cristalli evoca i "gioielli", il termine che le famiglie usano per riferirsi alle vittime. Ogni anno, il 25 gennaio alle 12:28, momento esatto del crollo, un fascio di luce naturale attraversa lo spazio e illumina i cristalli, scandendo il tempo sospeso della perdita.
Paesaggio, simboli e resistenza
Dopo aver lasciato il padiglione, i visitatori percorrono un sentiero scavato lungo 230 metri che conduce al cuore del memoriale, un percorso racchiuso da alte mura che limitano deliberatamente la vista sull'area circostante.
"La morfologia a fessura incoraggia l'introspezione, poiché una volta all'interno, l'unico orizzonte visibile è la vista incorniciata in fondo. La sua prospettiva diretta e suggestiva guida lo sguardo di chi lo percorre e allude al vuoto lasciato da ciò che è accaduto", spiega lo studio.
Lungo il percorso, i muri sono incisi con i nomi delle vittime e decorati con elementi floreali illuminati, trasformando la passeggiata in un atto di lenta e silenziosa contemplazione. In un punto centrale, il sentiero è attraversato da una grande scultura sospesa in cemento, di 11 metri per 11, posta in diagonale. La sua forma vuole rappresentare "la razionalità brutalmente tradita dalla rottura", riferendosi alla negligenza che ha causato il disastro.
Il percorso prosegue verso la Sala della Memoria e la Sala della Testimonianza, spazi concepiti in collaborazione con la scenografa Júlia Peregrino e le famiglie. Qui sono raccolti i resti recuperati, le fotografie e gli effetti personali delle vittime, creando un luogo di intima riflessione in cui le storie individuali sono al centro dell'attenzione.
L'itinerario culmina in un punto panoramico che si affaccia sul paesaggio trasformato dal crollo della diga. Quest'ultimo punto collega l'esperienza architettonica con la dimensione territoriale del disastro. Il sito è completato da sentieri tortuosi e dalla piantumazione di 272 alberi di ipé, uno per ogni persona deceduta. Noti per la loro profusa fioritura sui rami spogli, questi alberi sono un simbolo di resilienza e memoria vivente.
Secondo lo studio, il memoriale non intende porre fine al processo di elaborazione del lutto, ma prevenirne l'oblio. Nelle loro parole, "il Memoriale di Brumadinho è un luogo in cui l'architettura si unisce alla memoria. Accoglie il dolore e lo trasforma in resistenza all'oblio, dando un nuovo significato al luogo della tragedia".
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