A idealista/news il professionista ha inoltre spiegato che grazie al digitale è stato possibile rimettere al centro la professione e che oggi il settore ha opportunità enormi
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Daniele Scatassi, imprenditore e agente immobiliare
Daniele Scatassi, imprenditore e agente immobiliare Daniele Scatassi

Cosa significa essere un professionista del mondo immobiliare nel 2026? E cosa cogliere dal dibattito che vede ragionare sull’importanza della componente umana e allo stesso tempo sulla necessità di utilizzare le nuove tecnologie? Abbiamo posto queste domande a chi opera nel settore, ma è anche un imprenditore a 360 gradi: Daniele Scatassi, premiato ai Real Estate Awards 2025 come “Eccellenza nel Real Estate” e presidente di Building Production, realtà che si occupa di immobiliare, editoria, marketing, volley.

Imprenditore e agente immobiliare. È alla guida di un gruppo che opera in diversi ambiti. In base alla sua esperienza, quanto aiuta avere un approccio interdisciplinare?

“Per un imprenditore oggi l’interdisciplinarità non è un valore aggiunto, è una necessità. Impresa significa persone, organizzazione, comunicazione, numeri, tecnologia, cultura del lavoro. Quando hai la possibilità di confrontarti con mondi diversi capisci che i problemi si assomigliano e che le soluzioni migliori nascono dalla contaminazione delle competenze.

Dal settore immobiliare impari l’importanza della relazione e della negoziazione, dal marketing la costruzione della fiducia e del posizionamento, dalla formazione la crescita del capitale umano, dallo sport il senso di squadra e l’appartenenza al territorio.

Questa visione permette di leggere prima il cambiamento e di costruire modelli più moderni. Anche nell’immobiliare oggi vince chi riesce a unire tutto questo e a trasformarlo in valore reale per il cliente”.

È stato premiato ai Real Estate Awards 2025 come “Eccellenza nel Real Estate”. Cosa significa essere agente immobiliare oggi? Cosa, a suo avviso, è completamente cambiato rispetto al passato?

“Anche se siamo nel 2026, quel premio resta uno dei ricordi più belli del mio 2025. Mi ha reso felice e orgoglioso, soprattutto perché arriva da idealista.

Credo nel digitale applicato al settore immobiliare da molti anni e ho sempre visto nei portali una straordinaria opportunità di crescita per tutta la categoria. 

Quando il ‘si è sempre fatto così’ sembrava l’unica strada possibile, ero convinto che la tecnologia avrebbe portato più qualità e più professionalità. Ricevere quel riconoscimento da chi ha contribuito in modo determinante a questa evoluzione ha avuto per me un valore speciale. I portali immobiliari hanno rappresentato la spinta decisiva per rendere il mercato più trasparente e per dare agli agenti la possibilità di raccontare il proprio valore e dialogare ogni giorno con i clienti. 

La vera rivoluzione è che grazie al digitale oggi abbiamo potuto rimettere al centro la nostra professione. Per anni abbiamo dedicato gran parte del tempo alla ricerca degli immobili e alla consulenza ai venditori, mentre gli acquirenti incontravano spesso il primo professionista disponibile in base alla casa scelta. Oggi possiamo conoscere le persone prima, seguirle meglio, accompagnarle passo dopo passo nella decisione più importante della loro vita.

Perché non dobbiamo dimenticarlo mai: trattiamo il bene più prezioso per una famiglia, il luogo che custodisce affetti, progetti e futuro. Essere agente immobiliare oggi significa essere un punto di riferimento. Il cliente è informato, consapevole e sceglie chi trasmette affidabilità. Non sceglie più solo l’agenzia, sceglie la persona. La differenza la fanno identità, reputazione e qualità della consulenza”.

Quali sono le sfide che questa professione presenta?

“La sfida più grande è culturale. Significa accettare che il mercato evolve continuamente e che bisogna crescere insieme a lui. Formarsi, migliorare la comunicazione, assumersi la responsabilità del proprio ruolo.

C’è poi una sfida legata alla collaborazione tra professionisti. Se vogliamo alzare il livello del settore dobbiamo imparare a lavorare come comunità e a tutelarne l’immagine. Ogni comportamento individuale contribuisce alla percezione che il pubblico ha della categoria”.

Quali invece le opportunità?

“Le opportunità sono enormi, probabilmente le più grandi che il settore abbia mai avuto. Il digitale ha democratizzato la possibilità di emergere. Non conta più soltanto la dimensione della struttura. 

Contano la preparazione, la capacità di comunicare e la fiducia che si riesce a generare.

Ogni giorno possiamo incontrare nuove persone, parlare con venditori e acquirenti, costruire relazioni continue. Possiamo dimostrare competenza e accompagnare il cliente lungo tutto il percorso decisionale. È una rivoluzione silenziosa, ma potentissima.

Oggi abbiamo finalmente l’opportunità di dedicare attenzione a entrambe le parti della trattativa, di seguire gli acquirenti passo dopo passo e non soltanto aspettarli. Questo significa elevare il livello del servizio e riportare dignità alla professione.

C’è spazio per chi studia, per chi investe sulla propria reputazione, per chi vuole essere riconosciuto come consulente. Il merito torna ad avere valore”.

Chi decide di intraprendere questa professione oggi, cosa deve tenere presente? E in che modo può distinguersi?

“Si entra in una professione straordinaria, ma che ha bisogno di evolversi. Le competenze tecniche restano fondamentali, così come empatia, ascolto, etica e continuità nel tempo. Senza queste basi non si costruisce fiducia. Ma oggi serve anche altro.

Chi arriva - soprattutto se si tratta di giovani - deve portare idee, linguaggi nuovi, modi diversi di essere vicino alle persone.

Il settore ha metodi importanti che hanno funzionato per anni. Oggi però abbiamo bisogno di traduzioni: rispettare il passato, interpretare il presente e costruire il futuro. Distinguersi significa avere questa visione”.

Fattore umano e nuove tecnologie. Sono questi i due elementi attorno ai quali si accende il dibattito quando si parla di come sta evolvendo la professione. A suo avviso, qual è il giusto equilibrio da raggiungere? E come coniugare al meglio questi due aspetti?

“La tecnologia non ha introdotto solo strumenti nuovi, ha cambiato il significato stesso del nostro lavoro. Un tempo una parte del valore dell’agente immobiliare derivava dal possesso delle informazioni. Oggi quelle informazioni sono accessibili a tutti. Il digitale ha reso finalmente il mercato trasparente e i social hanno dato al professionista l’opportunità di essere visibile, riconoscibile, umano.

Questo ha spostato il nostro ruolo, agli occhi dei clienti, dal semplice accesso alle informazioni alla capacità di interpretarle e soprattutto di guidare le persone e dare loro sicurezza nelle decisioni. Tutto questo, fino a poco tempo fa, era difficile da raccontare e da far percepire immediatamente ai futuri clienti.

Il giusto equilibrio nasce qui: utilizzare la tecnologia per aumentare la qualità della consulenza e del dialogo.

Grazie agli strumenti digitali possiamo conoscere i clienti prima di incontrarli, capire i loro bisogni, restare presenti nel tempo, comunicare in modo continuo. Possiamo essere più preparati, più organizzati, più tempestivi. E loro, allo stesso modo, possono conoscere noi. Tutto questo ha valore solo se al centro resta e si esalta la relazione. Perché comprare o vendere casa non è un atto tecnico. È una scelta di vita, fatta di emozioni, aspettative e responsabilità. Riguarda il luogo che custodisce una famiglia.

Mi ha sempre colpito una definizione di John Naisbitt (esperto di previsioni sociali ndr): high tech, high touch. Più tecnologia utilizziamo, più diventa necessario aumentare il tocco umano. Coniugare questi due aspetti significa proprio questo: usare il digitale per liberare tempo da dedicare all’ascolto, alla comprensione e alla cura del cliente. Più evolvono gli strumenti, più cresce l’importanza della fiducia”.

Secondo il suo punto di vista, verso quale direzione si sta andando?

“Credo che stiamo entrando in una fase di maturità della professione. Per molto tempo il successo è stato misurato con la quantità. Oggi mercato e clienti chiedono qualità, competenza e responsabilità individuale. Il digitale è il nostro acceleratore e sta ridisegnando il perimetro del lavoro.

Il cliente può informarsi da solo, quindi il valore del professionista sta nella capacità di interpretare, guidare e creare fiducia.

Conteranno sempre di più le persone. I professionisti saranno riconoscibili e la reputazione diventerà il vero patrimonio. Non si tratterà più di inseguire il cliente, ma di farsi trovare preparati quando il cliente ci cerca. Come dico da anni, è il passaggio da venditori invasivi a consulenti attrattivi. Questo porterà a una selezione verso l’alto e farà emergere chi investe su formazione, etica e relazioni autentiche.

Il futuro ci restituirà un agente immobiliare rispettato, riconosciuto, punto di riferimento per il bene più prezioso delle famiglie: la casa”.

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