Come coltivare la stipa? È anche chiamata "il lino delle fate"

Questa graminacea è ideale per essere coltivata in giardino e in vaso. Ecco cosa c'è da sapere.
come coltivare la stipa
Matt Lavin, CC BY-SA 2.0 Flickr

La stipa è una delle graminacee ornamentali più amate nei giardini contemporanei. Le sue spighe sottilissime ondeggiano ispirando il suo soprannome poetico: lino delle fate. Ma dietro quest’aspetto si nasconde una pianta sorprendentemente robusta, adatta anche a chi non ha il pollice verde. Chi cerca una graminacea decorativa che richieda poca manutenzione, resista alla siccità e trasformi qualunque angolo in un piccolo spettacolo, dovrebbe puntare sulla stipa.

Le caratteristiche della stipa e le varie tipologie

La stipa appartiene alla famiglia delle Poaceae, ben note come graminacee, e comprende oltre 300 specie distribuite in tutto il mondo, dalle steppe euroasiatiche ai prati nordamericani. 

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Le dimensioni variano parecchio a seconda della specie. Alcune restano compatte, sotto i 40 centimetri; altre superano abbondantemente il metro di altezza. Le foglie sono strette, lineari, spesso di un verde glauco che in autunno vira verso tonalità dorate e ambrate. Le infiorescenze si presentano come reste lunghe e setose.

Non tutte le stipe sono uguali, e scegliere la specie giusta fa la differenza. Le tipologie più coltivate nei giardini e sui terrazzi sono:

  • Stipa tenuissima: si caratterizza per un’altezza di circa 50-60 cm, fogliame finissimo color verde chiaro, infiorescenze piumose e morbidissime. Perfetta in vaso e in bordure. 
  • Stipa gigantea: raggiunge i 2 metri di altezza con spighe dorate che si stagliano sopra un cuscino di foglie. 
  • Stipa pennata: è la specie autoctona europea, protetta in molte regioni. Le reste piumose sono incredibilmente lunghe e leggere, tanto da sembrare piume vere. 
  • Stipa capillata: più rustica e resistente al freddo intenso, con foglie sottili e portamento eretto. Si adatta bene ai climi continentali.
  • Stipa arundinacea: originaria della Nuova Zelanda, si distingue per il fogliame che in autunno assume sfumature arancioni e ramate. 
come coltivare la stipa
Pixabay

Come si coltiva la stipa in vaso

Non serve un giardino per godere di questa graminacea ornamentale: un balcone, un terrazzo o anche un davanzale ampio sono più che sufficienti. L'importante è rispettare alcune regole. Fra queste:

  • La scelta del vaso: si optaper un contenitore con fori di drenaggio generosi. La stipa non tollera i ristagni idrici, che provocano rapidamente marciume radicale. Un vaso di terracotta è la scelta migliore perché favorisce la traspirazione del substrato, ma anche la plastica va bene se il drenaggio è adeguato.
  • Il substrato ideale: il terriccio universale è troppo pesante e trattiene troppa acqua. Bisogna preparare un mix che comprenda anche sabbia grossolana o ghiaia. Sul fondo del vaso si aggiunge uno strato di 3-4 cm di argilla espansa o ghiaia per migliorare ulteriormente lo scollo dell'acqua.
  • Esposizione e luce: la stipa ha bisogno di almeno 6-8 ore di luce diretta al giorno per svilupparsi al meglio e produrre quelle infiorescenze spettacolari che tutti ammirano. In mezz'ombra sopravvive, certo, ma il portamento diventa più lasso, le spighe meno abbondanti e l'effetto complessivo perde gran parte del suo fascino.
  • Irrigazione: in vaso richiede annaffiature regolari ma moderate, e solo quando il substrato è asciutto in profondità. 
  • Resistenza al freddo e protezione invernale: la maggior parte delle specie di stipa tollera temperature fino a -10 °C / -15 °C, il che le rende adatte alla gran parte del territorio italiano.
  • Rinvaso: ogni 2-3 anni è sufficiente. Il periodo ideale per il rinvaso è l'inizio della primavera, quando la pianta riprende la crescita vegetativa.

La stipa va potata?

Non si tratta di una potatura nel senso classico del termine, ma il momento migliore è la fine dell'inverno, indicativamente tra febbraio e inizio marzo, prima che spuntino i nuovi getti primaverili. In particolare, si taglia a 10-15 cm dal suolo con un paio di cesoie affilate e pulite rimuovendo le foglie secche e il materiale morto rimasto alla base, pettinando delicatamente il cespo con le dita.

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La leggenda del "lino delle fate"

Il soprannome "lino delle fate" nasce dalla tradizione popolare di diverse regioni europee, in particolare nell'area mediterranea e nelle campagne dell'Europa orientale. Secondo la credenza, le fate utilizzassero le lunghe reste piumose della stipa per tessere i propri abiti. 

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Alex Lomas, CC BY 2.0 Wikimedia commons

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