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Un'ebanisteria sospesa nel tempo che dà nuova vita alle opere d'arte

Autori: @stefania giudice, Paolo Codato (collaboratore di idealista news)

Profonda passione per il proprio mestiere, lunga esperienza e grande professionalità. E’ quello che si può trovare recandosi in via Giovanni Bausan, a Napoli. Qui infatti risiede l’ebanisteria di Salvatore Sorrentino, la cui storia risale al 1885. idealista/news ha incontrato questo esperto artigiano e ha scoperto l’importante valore di un’attività dalla quale i giovani d’oggi sembrano essersi allontanati.

La storia

“L’attività – ha raccontato Salvatore Sorrentino, titolare dell’Ebanisteria Sorrentino – è nata nel 1885 dal mio bisnonno, è stata poi tramandata ed è arrivata a me, che rappresento la quarta generazione”.

E ha ricordato: “All’età di 8-10 anni, finita la scuola, andavo in laboratorio con mio padre. Ho iniziato dalle piccole cose, facendo a mano a mano qualche lavoro più impegnativo. Più avanti mio padre mi ha fatto lavorare da altri artigiani per imparare i diversi sistemi di lavoro. A 19-20 anni gli ho detto che mi sentivo pronto per lavorare con lui. A quel punto, mi ha fatto fare la costruzione di un mobile Luigi XIV. Ho impiegato un po’ di tempo, ma ho portato a termine il tutto e mio padre mi ha fatto i complimenti”.

Il recupero dei mobili d’arte

Sorrentino ha quindi spiegato: “L’attività consiste nel recupero di tutti i mobili d’arte, un tempo appartenuti ai regnanti e alle persone benestanti. Oggi per il recupero di queste opere d’arte serve un ebanista, un restauratore, come sono io e come sono stati mio padre e mio nonno. Nella pratica, ci occupiamo ad esempio della sostituzione di pezzi mancanti, della rifinitura di un intarsio, della lucidatura”.

Cosa è cambiato

Parlando di come è cambiata l’attività nel tempo, il titolare dell’Ebanisteria Sorrentino ha detto che “l’attività è sempre la stessa, i prodotti sono gli stessi, i legni sono gli stessi, ma non si trovano i giovani che vogliono imparare il nostro lavoro”.

Sorrentino ha quindi sottolineato: “Mantenere vivi i mestieri di un tempo è importantissimo, perché fanno parte della storia. Un mobile del Settecento, ad esempio, racconta la storia dell’epoca. Mi farebbe molto piacere avere qualche giovane in bottega per insegnare il lavoro, la storia dell’arte, tutte queste cose che oggi si stanno perdendo”.

Come mantenere vivo il mestiere

Cosa fare quindi al giorno d’oggi per mantenere vivo questo mestiere? A tal proposito, Sorrentino sembra non avere dubbi: “Bisogna avere molta buona volontà, pazienza e ci devono essere giovani desiderosi di imparare. Dagli Anni ’90 è purtroppo diminuito il numero di ragazzi che desiderano imparare il mestiere”.

E proprio pensando ai giovani, ha aggiunto: “Si dovrebbe studiare la storia dell’arte, fare laboratorio magari nel doposcuola, osservare il vero lavoro dell’artigiano e capire l’importanza del recuperare un mobile antico”.

Sorrentino ha quindi affermato: “Consiglierei di cuore ai giovani di imparare questo mestiere per tante ragioni. Innanzitutto, si lavora accanto a un pezzo di storia e poi si ha l’occasione di vedere cose davvero uniche. Per me, il legno è vita”.