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Terremoto, Anci: “Ci aspettiamo 200mila domande di sopralluoghi a immobili danneggiati”

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Autore: Redazione

Mettere in sicurezza e ricostruire. Sono questi i passi da fare adesso nelle aree del Centro Italia colpite dal terremoto. Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ha fatto sapere che sono già arrivate 80mila domande di sopralluoghi a immobili danneggiati e che se ne attendono almeno altre 100mila: “Ci aspettiamo 200mila domande. Sono quattro volte più che all’Aquila, più di ogni altra emergenza”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Nel frattempo, visitando Preci, uno dei luoghi colpiti dal terremoto, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha detto: “C’è un’emergenza della ricostruzione. Ci vorrà tempo e ce la faremo, non c’è la bacchetta magica. Ma lo faremo, anche se ci vorrà tanto tempo”. Aggiungendo: “Ricostruiremo qui, meglio, come era e dove era”. E annunciando che tra giovedì e venerdì ci sarà il decreto legge.

Ma il tempo è tiranno e la burocrazia rischia di fare altre danni. A quanto pare, infatti, per rientrare nelle proprie case, per sapere cosa e quando potranno metterle in sicurezza, gli abitanti dei centri colpiti dal sisma rischiano di dover attendere mesi.

Nel mirino le schede Aedes, ossia le schede di rilevamento del danno delle singole abitazioni. Come spiegato dalla Repubblica, una volta fatte le ordinanze di urgenza di evacuazione o di inagibilità delle casa, i sindaci devono decidere se possono fare rientrare i cittadini o se invece devono essere effettuati lavori di messi in sicurezza. E’ dunque necessario il parere dei tecnici, i quali si trovano a dover esaminare una gran quantità di richieste di sopralluogo. E in questa situazione i sindaci dei Comuni colpiti lanciano l’allarme.

Per cercare una soluzione, l’Anci ha creato una rete tra amministrazioni di scambio tra i dipendenti comunali e il capo della Protezione civile, Francesco Curcio, ha firmato un provvedimento di urgenza che regolamenta il distacco di dipendenti da altri comuni e prova a eliminare alcuni ostacoli burocratici.

E mentre si pensa alle case, partono gli interventi di ricostruzione. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all’utilizzo di strutture fisse in attesa dell’arrivo delle casette di legno. Come ricordato dal Corriere della Sera, il presidente dell’Umbria, Catiuscia Marini, e quello delle Marche, Luca Ceriscioli, si sono incontrati per trovare una linea.

Marini ha fatto sapere “Non consentiremo l’abbandono di paesi e borghi. Il nostro compito è garantire a tutti coloro che, per ragioni diverse, non vogliono o non possono lasciare la Valnerina, una sistemazione adeguata. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto tende collettive che sono state montate e si stanno montando in queste ore, mentre abbiamo già avviato tutte le procedure per realizzare delle aree con container, dove poter trascorrere l’inverno, prima della realizzazione dei villaggi con le casette, che auspicabilmente saranno allestiti per la primavera-estate”.

E’ stato scelto il modello dei campi con le tende usato dopo il sisma dello scorso 24 agosto. Si pensa che potranno essere almeno 50 i luoghi dove montare i moduli. L’ipotesi dei vertici della Protezione civile con i presidenti delle quattro Regioni coinvolte (Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio) è quella di creare aree dove accorpare i container alle mense e ai servizi comuni; comprese, dove possibile, tensostrutture per consentire agli studenti di frequentare le lezioni. Previsti container anche per gli allevatori, ma in questo caso si pensa di utilizzare strutture autosufficienti, quindi con i servizi igienici interni, per poterli mettere lì dove ci sono gli animali da accudire.

In questa situazione si contano anche i danni al patrimonio storico del Paese. Come riportato dalla Stampa, all’indomani della scossa di domenica 30 ottobre, il segretario generale del Ministero dei Beni Culturali, Antonia Pasqua Recchia, ha spiegato: “Intervenire ora e mettere in sicurezza i beni danneggiati non è un’operazione che il Ministero può assicurare”.