Sono tanti gli italiani che con l'inizio del 2026 desiderano fare Decluttering. Ma tra il dire e il fare, come dice il detto, c'è di mezzo il mare e tale obiettivo, che puntualmente compare nelle “to do list” delle agende di inizio anno, raramente si trasforma in un piano d’azione vero e proprio. Quali sono gli ostacoli da superare per ritrovare nuovi spazi in casa? Ne parliamo con Sarah Baccenetti, professional organizer e decluttering specialist.
Perché fare Decluttering appare come un bisogno così diffuso? Perché se ne parla tanto?
La sua diffusione moderna deve molto al Feng Shui, l’antica pratica orientale che insegna ad armonizzare gli spazi per migliorare il flusso di energia e il benessere quotidiano. A questa visione si è affiancato negli anni ‘70 lo Space Clearing, un approccio che lavora sulla qualità energetica degli ambienti, promuovendo leggerezza, ordine e una sensazione di casa più libera e vitale.
Il fenomeno “Decluttering” però è letteralmente esploso a livello globale grazie a Marie Kondo, che con i suoi libri e la serie su Netflix ha trasformato il riordino in un metodo riconoscibile e alla portata di tutti.
Oggi il concetto sta continuando ad evolvere: non è più solo un trend, ma una scelta di benessere personale, sostenibilità e cura della propria quotidianità.
Perché è così difficile iniziare?
Le ragioni sono molteplici e come Professional Organizer ogni giorno le posso “toccare con mano”. Una delle cause più comuni è la procrastinazione: il rimandare continuo si traduce nella nenia del “Lo farò quando avrò tempo” e che si concretizza in “Mai!”
Un altro scoglio consiste nella difficoltà dell’abbandonare ciò che riempie i nostri armadi è la mancanza di una guida o di una metodologia chiara.
Più in generale però gli oggetti, così come gli indumenti, spesso sono un ricordo: per questo motivo sono preziosi alleati per conservare la nostra “storia personale” e portarla con noi ogni giorno.
Non riuscire a “lasciar andare” un capo d’abbigliamento o un oggetto può avere una valenza inconscia e nascondere una “paura del futuro” o il timore di perdere o non vivere più le emozioni del passato.
A volte è possibile sentirsi scoraggiati dal valore economico dell’oggetto da eliminare oppure, nel caso di un oggetto regalato, dal timore dell’opinione di chi ce lo ha donato. Inconsciamente si fanno largo quei sensi di colpa che “costringono” alla conservazione dell’oggetto, anche se prende spazio e polvere in un armadio da oltre 15 anni. La risposta più frequente alla domanda rimane quindi in definitiva una: perché abbiamo trasferito inconsciamente un valore emotivo agli oggetti di cui ci circondiamo.
Che cosa si intende per valore emotivo degli oggetti?
Gli esempi sono infiniti. In sintesi,è possibile definirlo come ciò che per ciascuno di noi rappresenta un determinato oggetto, non il valore economico, né la sua funzione intrinseca.
L’elenco può essere molto lungo: un capo di abbigliamento tenuto nell’armadio perché ci ricorda un periodo felice della vita, la penna con cui è stato firmato il rogito della prima casa, l’attrezzo da palestra o un oggetto mai usato ma appartenuto a una persona cara…
Gli oggetti non sono solo oggetti, ma raccontano delle storie: sono silenziosamente in grado di rievocare sensazioni dentro di noi pur rimanendo immobili o, peggio, chiusi in qualche armadio.
In definitiva gli oggetti che popolano le nostre case rappresentano un po’ la nostra “coperta di Linus” e, anche se non li usiamo continuano a sovraccaricare la nostra mente con legami affettivi, spesso inconsapevoli.
Come si superano queste difficoltà?
Chiedendosi “cosa mi lega a questo oggetto?” Posso fare un ulteriore sforzo e chiederci “perché voglio tenere questo oggetto?” Occorre però scavare le motivazioni profonde senza fermarsi al primo “Perché”. Investigare il vero motivo per cui quell’oggetto continua a occupare il nostro spazio vitale è fondamentale per capire se e come va tenuto, donato o buttato. Questo passaggio rende il riordino più leggero e intuitivo.
Nei momenti più difficili è fondamentale pensare ai benefici che può fornire un buon Decluttering: più spazio, più emozioni positive determinate dal “lasciar andare” e più libertà dagli oggetti.
Negli spazi domestici le piccole decisioni portano generalmente grandi risultati. Occorre essere consapevoli che si verrà afflitti dal“classico dubbio”: “E se poi mi serve?” oppure “Mi può essere utile?” In questo caso basta fare un check veloce: quante volte nella vita abbiamo realmente usato quell’oggetto e quante probabilità ci sono che venga utilizzato in futuro?”. Se la risposta è zero, è arrivato il momento di lasciarlo andare.
Nel concreto da che parte iniziare? Da una stanza oppure è preferibile da un’area molto più limitata come un cassetto?
Dipende molto dal tempo che si ha a disposizione e se ci si fa aiutare o meno. Io solitamente suggerisco di partire da un obiettivo semplice per cominciare il riordino. Il primo consiglio è di individuare uno slot in agenda. Fissare un appuntamento in agenda ci aiuta a capire quanto tempo vogliamo dedicare all’operazione di riordino.
Con mezz’ora a disposizione è sufficiente partire da un cassetto. Se si hanno 4 ore, si può passare alle ante dell’armadio. Altro consiglio utile è quello di farsi aiutare.
Non importa se chi dà una mano è una professionista che può risolvere tutto in poche ore o se si tratta una mano da un’amica. L’importante è sapere che non siamo soli ad affrontare questa operazione che in genere non è percepita come eccitante.
Per rendere più gradevole il riordino basta fare un veloce cambio di atteggiamento. Se partiamo da ciò che amiamo e che ci fa stare bene l’azione risulterà più invitante. Evitiamo di cominciare da un’azione negativa come “devo buttare”, ma da una positiva: selezionare ciò che ci piace e ci dà emozioni positive.
Quali sono gli strumenti necessari di cui bisogna dotarsi prima di iniziare a fare Decluttering?
È bene tenere davanti a noi il foglio sul quale avremo annotato l’obiettivo che intendiamo raggiungere. Tenerlo sempre sott’occhio aiuta a fare scelte più consapevoli. L’obiettivo diventa una bussola: guida, motiva, permette di procedere con chiarezza anche quando diventa difficile decidere cosa tenere e cosa lasciare andare.
Occorre preparare con gli “attrezzi” giusti per rendere il riordino più veloce e ridurre il rischio di un ennesimo rinvio.
Suggerisco di coprire il letto o il tavolo con un lenzuolo vecchio: raccoglierà la polvere e le impurità durante il riordino. Saranno utili scatole da riciclo, una o più paia di forbici, fogli, etichette e cartoncini, qualsiasi oggetto utile per etichettare e catalogare ciò che conserveremo.
Il Decluttering non è solo eliminare: è soprattutto creare spazio mentale e fisico per ciò che conta davvero.
2 Commenti:
Bellissimo articolo. Allora non mi resta che augurare un Buon Decluttering a tutti!
Sì, devo convincere mia moglie e fare un bel Decluttering di tutto quello - ed è tanto - che non ci serve più, ma che è stato conservato finora...
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