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L'Inghilterra vota per il sì: cosa accadrà dopo il terremoto Brexit

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

E adesso? Passato lo shock di un evento che, nonostante l'ampio dibattito suscitato negli ultimi mesi, in pochi hanno davvero immaginato, occorrerà mettere in fila le conseguenze della Brexit, dalle più immediate a quelle che si vedranno in futuro.

La portata sconvolgente è amplificata dall'essere reduci da una giornata nella quale tutto faceva presagire un esito diverso. I sentori dei mercati, in piena euforia giovedì, così come i sondaggi diffusi immediatamente dopo la chiusura delle urne si sono rivelati erronei. E, inevitabilmente, appena i risultati cominciavano a delineare un quadro diverso, lì dove le transazioni finanziarie erano in corso, il contraccolpo è stato subitaneo.

È il caso del mercato valutario, dove la sterlina non solo ha rapidamente azzerato i guadagni ottenuti nel corso della giornata di ieri, ma ha cominciato prima a calare e poi precipitare, fino a cedere circa il 15% nei confronti del dollaro.

A ruota le borse asiatiche, pur meno direttamente coinvolte nella questione che si apre all'interno del Vecchio Continente. Ne è emblema Tokyo, con una chiusura di seduta da -7,92 per cento.

Poca cosa al confronto dell'apertura delle piazze europee. Milano in avvio ha fatto segnare un -14,60 per cento. Teorico, perché i titoli del Ftse Mib non riuscivano a far prezzo per eccesso di ribasso. L'apertura di Francoforte è stata da -9,7%, quella di Parigi da -7,87 per cento. Panico anche a Londra dove su 60 titoli (su 100) dell'indice principale non si riusciva a far prezzo in avvio.

Al di là del momento emozionale delle prime ore, è sempre ai mercati finanziari che si dovrà guardare nel breve periodo. È qui che non si attendono i tempi della politica, ma tutto avviene con estrema rapidità e altrettanto rapidi dovranno essere gli interventi per tamponare l'emorragia. La Banca d’Inghilterra ha comunicato di essere già pronta a “prendere tutte le misure necessarie per garantire la stabilità finanziaria e monetaria”. Stessa cosa aveva fatto la Banca centrale europea, già nell'ultimo meeting.

D'altra parte la turbolenza sul forex non risparmia l'euro, in arretramento sul dollaro anche se in maniera assai più contenuta: attorno al 4% il calo rispetto al biglietto verde. Fluttuazione comunque inusuale per gli interscambi di monete, che si muovono normalmente, su base giornaliera, al di sotto del punto percentuale. Scossoni di tale portata sono comunque destabilizzanti per un'economia già non proprio in una fase di ripresa solida.

Sale, per contro, lo yen, tradizionale moneta “rifugio”. E anche questa non è di certo notizia apprezzata in quel di Tokyo, come si è visto anche dalla reazione della Borsa. Altro asset destinato a un trend ascendente è l'oro, che ha segnato guadagni fino all’8%, rispetto all'avvio degli scambi asiatici, a 1.359 dollari l'oncia, raggiungendo in poche ore i massimi da oltre due anni.

Anche il differenziale Btp-Bund ha subito una repentina impennata, come avviene in ogni fase in cui si amplia l'incertezza, arrivando a superare i 190 punti, per poi ripiegare attorno ai 170, comunque ai massimi da un anno. Il che è presagio di cosa potrà succedere ai tassi in generale, compresi quelli che fanno da riferimento per i mutui. Se sarà un andamento di medio periodo, sia nel Regno Unito che fuori, o un rapido assestamento lo si vedrà nelle prossime settimane.

Fin qui quanto avviene nell'immediato, cui si deve aggiungere, date le dimissioni annunciate dal premier britannico David Cameron, la fase di incertezza anche politica che si apre al di là della Manica. Un aspetto che, a seconda di come questa verrà risolta, avrà impatto sulle scelte domestiche, ma anche sul contesto europeo, per vedere quale strada prenderanno i negoziati che si aprono con Bruxelles.

Gli esperti, infatti, valutano in due anni il tempo per rinegoziare gli accordi che legavano, con una sorta di “statuto speciale” il Regno Unito all'Unione Europea. Solo a conclusione di essi si vedranno le reali conseguenze sull'interscambio commerciale, sulla libertà di movimento di persone, beni e capitali.

Al termine delle trattative, studenti e lavoratori provenienti dai Paesi dell'Unione potrebbero essere equiparati a quelli provenienti da Paesi extracomunitari, rendendo più difficile l'accesso allo studio e a un impiego, le aziende potrebbero essere sottoposte a dazi e dover fornire nuove certificazioni. Perfino muoversi per motivi turistici potrebbe diventare, nel 2018, un po' più complicato rispetto alla libertà attuale.