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Istat e Bankitalia: la casa rappresenta la metà della ricchezza degli italiani

ricchezza italiani
distribuzione della ricchezza degli italiani
Autore: Redazione

Il primo report congiunto Istat e Bankitalia sulla ricchezza degli italiani vede, nel 2017, una nazione più ricca, in cui il 50% del patrimonio è rappresentato dalla casa.

Le abitazioni rappresentano ancora metà della ricchezza lorda delle famiglie. Secondo quanto rilevato dalla prima pubblicazione congiunta Istat e Bankitalia sulla ricchezza di famiglie e istituzioni non finanziarie, alla fine del 2017 le abitazioni costituivano circa il 50% della ricchezza (lorda) delle famiglie, calcolata come il valore di tutte le attività patrimoniali, reali e finanziarie, che garantiscono un flusso di redditi oppure proventi derivanti dalla loro cessione o liquidazione.

In generale, alla fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 9.743 miliardi di euro, otto volte il loro reddito disponibile. Le abitazioni, come detto, hanno costituito la principale forma di investimento delle famiglie e, con un valore di 5.246 miliardi di euro, hanno rappresentato la metà della ricchezza lorda, mentre le attività reali in genere hanno pesato per il 59% del totale, con un valore di 6.295 miliardi di euro. Le passività delle famiglie italiane nello stesso periodo è stato pari a 926 miliardi di euro, inferiore, in rapporto al reddito, rispetto agli altri Paesi europei. Le attività finanziarie hanno raggiunto 4.374 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente; la loro incidenza sulla ricchezza netta è risultata tuttavia inferiore a quella registrata in altre economie.

Secondo il report, nel 2017 per l’Italia il peso delle attività reali sulle attività complessive (59%) è risultato simile a quello di Francia e Germania (attorno al 58%) e superiore a quello di Regno Unito (47%), Canada (44%), Giappone (37% nel 2016) e Stati Uniti (33% nel 2016), confermando la rilevanza degli investimenti non finanziari, e soprattutto immobiliari, nel nostro Paese.

Il calo dei valori immobiliari penalizza la ricchezza

Nonostante l’alta incidenza della ricchezza “reale” degli italiani, l’aumento della ricchezza registrato tra le famiglie ha visto ridursi la quota legata al mattone e crescere quella legata alle attività finanziarie. Tra fine 2016 e fine 2017, si legge nel rapporto, la ricchezza netta valutata ai valori correnti è infatti aumentata di 98 miliardi di euro (+1%), dopo aver registrato riduzioni nel triennio precedente. L’incremento riflette l’aumento delle attività finanziarie pari a 156 miliardi di euro (+3,7%), che ha compensato la riduzione di 45 miliardi di euro (-0,7%) delle attività reali, in diminuzione dal 2012, e l’aumento delle passività finanziarie di 13 miliardi di euro (+1,4%). La diminuzione del valore dello stock di attività non finanziarie di proprietà del settore (-0,7%) va imputata essenzialmente al calo registrato alla fine dell’anno dal valore delle abitazioni (-0,6%) e degli immobili non residenziali (-1,9%), riconducibile alla discesa dei prezzi sul mercato immobiliare.

Società non finanziarie, la ricchezza immobiliare vale meno

Anche per quanto riguarda le società non finanziarie, secondo il report Istat-Banikitalia la ricchezza netta a fine 2017 è risultata pari a 1.053 miliardi di euro. Il totale delle attività del settore, 4.943 miliardi di euro, è costituito per il 63% da attività non finanziarie. La ricchezza lorda delle imprese è cresciuta di 177 miliardi rispetto alla fine del 2016, grazie all’aumento per 196 miliardi di euro della componente finanziaria (+11,9%), che ha controbilanciato la contrazione delle attività reali (-0,6%), in diminuzione dal 2013. Tale contrazione è dipesa prevalentemente, ancora una volta, dalla riduzione del valore degli immobili (-2,7%) compensata in parte dall’incremento di quello degli altri beni di capitale fisso, in particolare impianti e macchinari (+2%) e prodotti di proprietà intellettuale (+6,1%). Le passività finanziarie sono aumentate di 200 miliardi rispetto al 2016 (+5,4%), soprattutto per la variazione di azioni e altre partecipazioni (143 miliardi di euro), in presenza di una dinamica ancora contenuta del credito.