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Le seconde abitazioni e quelle di lusso pagheranno imu e trise

Autore: Redazione

La trise, la nuova service tax sulle abitazioni, rischia di rivelarsi una stangata, almeno per le seconde abitazioni ubicate in comuni fortemente indebitati (quindi la maggior parte). Queste infatti saranno gravate, oltre che dalla nuova imposta, anche dall'imu, che non va affatto in pensione. Stesso destino per le abitazioni cosiddette di lusso, ossia quelle di categoria catastale a/1 a/8 e a/9

Abitazioni locate

La somma tra trise e imu non potrà superare l'1,16% del valore catastale rivalutato, in quanto le regole per il calcolo imu restano sempre le stesse. Se la tasi, ossia la parte sui servizi indivisibili, sarà con ogni probabilità dello 0,1%, questo valore si somma all'aliquota imu sulle seconde abitazioni

La legge fissa quest'aliquota allo 0,76%, con la possibilità per i comuni di abbassarla o aumentarla dello 0,3%. Il massimo è dunque dell'1,06% (come ben sanno gli abitanti di molte città italiane) a cui si somma lo 0,1% della tasi. A questo valore bisogna poi aggiungere la tari (tassa sui rifiuti)

Una parte della trise tuttavia, compresa tra il 10 e il 30% (decideranno i comuni), sarà a carico dell'inquilino

Prime abitazioni di lusso

Le abitazioni di categoria catastale a/1, a/8 e a/9, continuano a pagare l'imu anche se si tratta di prime case. In questo caso il calcolo imu è diverso, perché l'aliquota base è di 0,4%, che i comuni possono incrementare o ridurre al massimo dello 0,2%. Resta inoltre per queste tipologie la detrazione prima casa di 200 euro, mentre sono state annullate quelle sui figli a carico

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(Corriere.it)