Sotto la lente reddito dominicale e agrario: significato, differenze, esempio e regole fiscali per la dichiarazione dei terreni.
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Tra le sei categorie di reddito indicate nell’articolo 6 del TUIR troviamo anche il reddito fondiario, relativo ai terreni e ai fabbricati situati in Italia iscritti al catasto. Due forme di reddito fondiario sono il reddito dominicale e agrario, che si differenziano tra loro per vari aspetti. Il reddito dominicale rappresenta la quota di reddito legata al semplice possesso del terreno, indipendentemente dallo svolgimento effettivo di un’attività agricola su di esso. Il reddito agrario, invece, è la parte di reddito attribuibile al terreno in quanto utilizzato per produrre beni attraverso l’esercizio dell’attività agricola.

Che cos'è il reddito dominicale?

Il reddito dominicale e il reddito agrario rappresentano due elementi fondamentali della fiscalità legata ai terreni agricoli. Il reddito dominicale è il reddito attribuito fiscalmente al proprietario di un terreno agricolo in virtù del semplice possesso del fondo. 

Non dipende quindi dall'attività agricola effettivamente svolta sul terreno, ma rappresenta una sorta di rendita teorica derivante dalla proprietà del terreno stesso. In altre parole, è il reddito derivante dalla terra al suo stato naturale e dai capitali in essa stabilmente investiti. 

Cosa si intende per reddito agrario?

Il reddito agrario è il reddito attribuito a chi svolge l'attività agricola sul terreno, cioè a chi lo coltiva o lo utilizza per attività produttive agricole. Questo reddito rappresenta quindi la remunerazione del capitale e del lavoro impiegati nell'attività agricola. Non è collegato al possesso del terreno ma alla sua gestione produttiva. Il reddito agrario può essere attribuito:

  • al proprietario del terreno che lo coltiva direttamente;
  • all'affittuario o al conduttore del fondo;
  • a una società agricola. 
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Esempio di reddito dominicale e agrario

Per capire meglio le due tipologie, è utile fare un esempio pratico di reddito dominicale e agrario. Immaginiamo che una persona possieda un terreno agricolo registrato al catasto con reddito dominicale catastale pari a 1.000 euro e reddito agrario catastale di 700 euro

Se il proprietario coltiva direttamente il terreno, dovrà dichiarare sia il reddito dominicale che agrario, mentre se il terreno è affittato a un agricoltore, il proprietario dichiarerà il reddito dominicale e l'affittuario il reddito agrario. Questo esempio mostra chiaramente come i due redditi siano collegati a soggetti diversi e a funzioni differenti del terreno.

Qual è la differenza tra reddito agrario e dominicale?

Il reddito agrario e dominicale sono due specie del reddito fondiario e si distinguono tra loro per due elementi chiave: il modo in cui sono tassati e la loro natura giuridica. La principale differenza tra reddito dominicale e agrario è relativa al titolo giuridico e al ruolo economico del soggetto coinvolto. In estrema sintesi, il reddito dominicale remunera la proprietà, mentre quello agrario l’attività agricola. Le differenze chiave sono le seguenti, il reddito dominicale:

  • spetta al proprietario del terreno;
  • deriva dal possesso del fondo;
  • rappresenta la rendita fondiaria;
  • è indipendente dall'attività agricola.

Il reddito agrario, invece:

  • spetta a chi coltiva il terreno;
  • deriva dall'esercizio dell'attività agricola;
  • rappresenta il reddito dell'attività produttiva;
  • è legato alla gestione del terreno.

Come calcolare il reddito dominicale e agrario?

Il reddito dominicale e agrario si determinano applicando delle tariffe d’estimo stabilite dalla legge catastale per ciascuna qualità e classe di terreno. Il calcolo si basa su valori catastali attribuiti al terreno, per conoscere i quali è possibile consultare la visura catastale del terreno e i dati presenti nel catasto terreni. 

In altre parole, il calcolo del reddito dominicale e agrario si base sulla rendita catastale, che ai fini fiscali deve essere rivalutata, nell’ordine dell’80% per quello dominicale e del 70% per il reddito agrario. In alcuni casi è prevista un’ulteriore rivalutazione del 30%, che in base però alla normativa vigente non si applica ai terreni posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. 

Tassazione del reddito dominicale e agrario

Dal punto di vista fiscale, rientrando tra i redditi fondiari, quindi soggetti a tassazione, il reddito dominicale e agrario vanno indicati nel 730, ossia devono essere dichiarati annualmente, ricordando che in caso di reddito fondiario da locazione, si deve gestire secondo regole ben precise. 

Il reddito dominicale e agrario sono tassati ai fini IRPEF, visto che concorrono alla formazione del reddito complessivo, essendo sommati agli altri redditi del contribuente. Per determinare la base imponibile, per il reddito dominicale e agrario si parte dalla rendita catastale, rivalutata annualmente. 

Supponendo che dalla visura catastale risultino un reddito dominicale di 1.000 euro e un reddito agrario di 700 euro, applicando la rivalutazione rispettivamente dell’80% e del 70%, si ottengono i valori di 1.800 e di 1.190 euro, e sono questi gli importi da utilizzare per determinare l’imponibile fiscale e quindi da inserire nella dichiarazione dei redditi. 

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Quando non si dichiara il reddito dominicale?

Il reddito dominicale deve essere sempre indicato nella dichiarazione dei redditi, ma è bene sapere che ci sono delle situazioni in cui non va dichiarato e quindi non è soggetto a imposizione fiscale. Ecco i principali casi: 

  • terreni registrati al Catasto ma privi di rendita catastale attribuita;
  • nuda proprietà, visto che il reddito dominicale viene imputato all’usufruttuario;
  • terreni presi in affitto;
  • terreni ubicati all’estero;
  • terreni che costituiscono pertinenze di fabbricati urbani, come giardini, cortili, ecc.;
  • parchi o giardini accessibili al pubblico oppure dichiarati di interesse pubblico dal Ministero della Cultura, a condizione che durante l’anno d’imposta non sia stato percepito alcun reddito dal loro utilizzo;
  • casi di calamità naturali che abbiano provocato la perdita di almeno il 30% del raccolto.

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