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I pro e contro di investire nel settore immobiliare italiano

Nonostante un leggero miglioramento della situazione con l'affacciarsi degli attori istituzionali, investire sul real estate italiano è un'operazione tutt'altro che semplice, le cui criticità spesso allontanano i capitali domestici e internazionali. A fare il punto della situazione è stato il convegno "Investimenti internazionali in Italia: nuovi parametri rischio-rendimento", organizzato da Rics, network mondiale di servizi immobiliari, al quale era presente anche idealista news.

“Gli investimenti internazionali nel real estate italiano sono fondamentali”. Con queste parole Giovanni Mistrorigo, Frics – Risk Management Unicredit, ha aperto il convegno “Investimenti internazionali in Italia: nuovi parametri di rischio-rendimento” organizzato da Rics, network mondiale di servizi immobiliari. Nel corso del convegno, arrivato ormai alla terza edizione, si è fatto il punto della situazione sui parametri e sulle aspettative di chi investe sul mercato del nostro Paese e sulle ragioni per le quali l’interesse è ancora scarso su molte location e asset class. Nel chiudere il suo intervento, Mistrorigo ha sottolienato un punto molto importante e ha detto: “Bisogna agevolare gli investimenti strutturali di lungo periodo”.

Nel moderare i lavori, Marzia Morena, Frics – presidente Rics Italia, ha presentato la situazione in cui versa il nostro Paese, invitando i presenti al convegno a offrire il proprio punto di vista, a evidenziare le criticità e a ragionare su cosa può essere fatto per contribuire ad ampliare le opportunità di impiego per i capitali domestici e internazionali.

Fondamentale un sistema che si presenta in modo coerente

Interessante il punto di vista offerto da Filippo Rean, direttore Mipim. Rean ha spiegato che negli ultimi anni al Mipim c’è stata una presenza in ordine sparso dell’Italia. Con l’avvento della crisi, il nostro Paese è scomparso e ha cominciato a riaffacciarsi piano piano. Un forte cambiamento è stato registrato lo scorso anno, quando ai privati e al mondo associativo si è affiancato il mondo istituzionale, fatto che ha rassicurato molto gli investitori. Rean ha sottolineato l’importanza del sentiment degli investitori, che in gran parte viene determinato dal discorso fatto dal governo. Un sistema che si presenta in modo coerente è fondamentale.

E proprio su questo punto si è soffermato Carlo Ferrari, vicedirettore dell’Ufficio di supporto per l’attrazione degli investimenti esteri di Ice. In particolare, Ferrari ha evidenziato la necessità di trovare una terminologia e un modo di approcciare gli investitori esteri. Fino a poco tempo fa, infatti, è stata utilizzata una terminologia e sono state presentate proposte non in linea con i parametri internazionali. Serve, inoltre, una documentazione standard. Le parole d’ordine, dunque, sono chiarezza, semplicità e uniformità. Anche a livello legislativo.

Sugli interventi normativi fatti e da fare ha parlato l’avvocato Alessandro Balp, partner BonelliErede. Balp ha posto l’accento su quanto fatto sul fronte delle locazioni commerciali di importanza significativa, su ciò che si deve fare nel settore dell’immobiliare quotato e sul fronte del mercato del credito.

Sulla necessità di avere sempre di più una visione globale si è soffermato anche Paolo Crisafi, Frics – direttore generale Assoimmobiliare, che ha poi sottolineato l’importanza dell’attività del governo per creare negli investitori interesse per il mercato immobiliare italiano.

Un’identità economica per attrarre investimenti

Ma c’è un altro punto sul quale si sono trovati tutti d’accordo. Per attrarre gli investimenti serve la costruzione di un’identità economica. Jörn Stobbe, Frics – managing director Deutsche Bank e chair Rics Europe Regional Board, ha spiegato che da parte, in particolare, degli investitori tedeschi c’è interesse per l’Italia. Le potenzialità dunque ci sono, ma il nostro Paese non si presenta al top.

Valeria Falcone, country head Italy Cornerstone Europe, sottolineando che “l’appetito degli investitori è agli albori, ma presente”, ha spiegato che nel corso degli ultimi anni, in seguito alla crisi, le differenze tra i diversi mercati sono molto aumentate. Si è assistito a una frammentazione in termini di città e di asset class in cui andare a investire.

In Italia i centri catalizzatori sono Milano, soprattutto, e poi Roma. Il resto del territorio fa fatica e questo perché spesso mancano progetti concreti e interessanti sui quali lavorare. Manca una precisa e definita identità economica. Manca una promozione professionale. Manca un linguaggio internazionale e chiaro.

Sono, dunque, queste le direttrici sulle quali operare per solleticare l’interesse degli investitori internazionali e rendere il nostro Paese sempre più attrattivo e competitivo.