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L'immobiliare Uk può essere ancora un buon investimento dopo la Brexit?

londra
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Autore: floriana liuni

Dovrebbe giungere oggi l’ok formale dell’Unione Europea all’accordo sulla Brexit. Al termine della riunione degli ambasciatori dei 27 Stati dell’Ue, è stato dato “ampio sostegno” al testo di 20 pagine, che verrà reso noto domani, e che scandiranno l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa politica. Cosa significa questo per i prezzi immobiliari?

L'unico punto rimasto in sospeso nell’accordo sulla Brexit riguarda la durata del periodo di transizione. Se inizialmente si parlava della scadenza del 31 dicembre 2020, il caponegoziatore, Michel Barnier, ha però prospettato la possibilità che il Regno Unito rimanga sotto il controllo della Ue fino alla fine del 2022, per meglio negoziare gli aspetti commerciali dell’uscita dall’Unione. Soluzione che però porrebbe dei problemi sotto il profilo dei contributi che la Gran Bretagna dovrebbe pagare al bilancio Ue 2021-2027 se si dovesse prolungare la transizione. Certo è che non si sta lavorando ad alcun “Piano B”, perchè Bruxelles ha specificato di non voler “creare ulteriore insicurezza".

immobiliare britannico, dopo la Brexit potrebbe esserci un rimbalzo

Cosa vorrebbe dire, tutto questo, per il mercato immobiliare britannico e, soprattutto, per quello londinese? Certamente il raggiungimento di un accordo sulla Brexit è una buona notizia: secondo Howard Archer di Ey Item Club, infatti, il real estate della Regina sarebbe stato condannato ad un calo, se pur lieve, in caso di no deal, mentre in caso di accordo raggiunto (a quanto pare realizzatosi) si potrebbe verificare un rimbalzo nelle quotazioni di ben il 2%.

La frenata del real estate britannico è fisiologica

Va detto che il mercato britannico negli ultimi anni è stato protagonista di un vero e proprio boom, quindi una certa frenata nei valori era da attendersi a questo punto, Brexit o non Brexit. In effetti gli ultimi dati diffusi da Halifax Bank, leader nazionale nella concessione di mutui, hanno mostrato negli ultimi 12 mesi una crescita media dei prezzi delle case ferma all’1,5%, il livello più basso dal marzo 2013, malgrado un recupero fra settembre e ottobre. Certamente l’attendismo relativo al possibile fallimento di un accordo sulla Brexit deve aver depresso il mercato più del dovuto: ma ora, spazzato il campo da ogni incertezza, è da aspettarsi che l’andamento delle quotazioni riprenda le proprie caratteristiche fisiologiche legate ai fondamentali del Paese.

Secondo il Financial Times, comunque, a prescindere dalle sorti della Brexit, non bisogna cullare l’illusione che la crescita delle quotazioni immobiliari britanniche possa proseguire per sempre. Secondo l’ultimo report Deutsche Bank Long Term Asset Return Study, infatti, si evidenzia come la crescita dei prezzi nel real estate Uk sia un fenomeno solo “recente”: addirittura, il valore degli immobili, aggiustato per l’inflazione, sarebbe aumentato appena del 3% dal 1939 (in termini assoluti parliamo però di un +834%). Se si considera il valore delle case dal 1290 in poi, sempre in termini di aggiustamento per l’inflazione, vediamo addirittura un calo del 50%.

Real estate Uk: un boom legato ad aspettativa di vita e tassi dei mutui

Cosa spinge, quindi – si domanda il FT -  il mondo intero ad aspettarsi che i prezzi del real estate Uk debbano sempre salire? E, succederà ancora? Secondo il quotidiano finanziario, a determinare l’aumento dei valori delle case è stato innanzitutto l’aumento dell’aspettativa di vita legato all’introduzione dei vaccini, il che ha creato ovviamente un aumento demografico e un conseguente bisogno di abitazioni. Aumento che si è fatto drammatico negli ultimi 70 anni, accompagnandosi ad un aumento di benessere che ha portato le famiglie a investire maggiormente nel proprio stile di vita abitativo, e al decisivo sostegno delle banche centrali che hanno tenuto bassi i tassi per i finanziamenti favorendo la sottoscrizione di mutui anche in presenza di aumento dei prezzi immobiliari. Ed è qui che il real estate britannico ha iniziato a diventare quello che ci siamo abituati a conoscere come il mercato immobiliare più florido dell’Europa geografica (se non, ormai, politica).

Gran Bretagna verso la stagnazione dei prezzi immobiliari

Ora  la domanda è: cosa succederà? Secondo il Financial Times è possibile che si apra di fronte alla Gran Bretagna un periodo di stagnazione dei prezzi. Nonostante la popolazione continuerà la sua crescita, infatti, siamo comunque lontani dal picco del 1968; i baby boomers di allora probabilmente ora venderanno casa, più che acquistarla. I tassi di interesse, poi, sono sulla via della risalita, e i finanziamenti potrebbero non essere più così convenienti. A ciò si aggiunga che i detentori di seconde case saranno sempre più colpiti dalla tassazione, e che coloro che acquistano per affittare hanno visto significativi tagli agli sgravi fiscali: e non è detto che la proprietà immobiliare non verrà ulteriormente tassata in futuro, perché le intenzioni della classe politica sembrano convergere verso quella meta.

Occorre mettersi il cuore in pace e considerare che i 70 anni passati sono stati una, se pur positiva, anomalia storica. Già ora, nota il Financial Times, i prime rent di Londra sono calati del 25-30% e si prevede una certa volatilità legata, questa sì, agli esiti della Brexit. Quel che è probabile accada dopo è quindi che la situazione torni alla calma: prender casa nel Regno Unito sarà allora un’idea di investimento come un’altra, ma ai “colpi grossi” bisognerà dire addio.