Notizie su mercato immobiliare ed economia

Il Jobs Act non convince del tutto gli imprenditori e la domanda è: "Cosa accadrà tra 36 mesi?"

Autore: Redazione

Quali sono gli effetti del Jobs Act, la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi, a 4 mesi della sua entrata in vigore? Secondo i risultati di un sondaggio della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, le misure sono accolte favorevolmente dalle imprese, ma resta la preoccupazione per il futuro e per la ripresa che appare ancora lontana.

Nel dettaglio, a quattro mesi dall’entrata in vigore del Jobs Act gli intervistati sostengono che la riforma del lavoro non è risolutiva della crisi, per la quale occorrerebbero semmai interventi strutturali economici, ma è sempre meglio che niente.

Alla domanda da quanto tempo i lavoratori assunti erano inquadrati dalla stessa azienda con contratti flessibili, è emerso che quasi il 90% era occupato da meno di due anni. E solo il 10% dei datori di lavoro si ritiene soddisfatto dei contenuti del Jobs Act in quanto ritenuto uno strumento essenziale per lo sviluppo dell’impresa. Un terzo dichiara che avrebbe preferito un’altra tipologia di intervento o, addirittura, lo trova inutile.

Ma la preoccupazione maggiore degli intervistati riguarda cosa accadrà tra 36 mesi e cioè alla fine degli incentivi previsti dalla legge di stabilità 2015, la norma che consente ai datori di lavoro di non pagare i contributi Inps per tre anni fino a poco più di 8mila euro.

Il dato che si evidenzia in modo chiaro è quello “psicologico”: l’intervento legislativo sul mercato del lavoro ha avuto effetto (“meglio di niente” è un giudizio spesso evidenziato nel sondaggio), ma solo perché ha dato la sensazione che qualcosa può cambiare per gli imprenditori e per i lavoratori. Nel senso che ha dato uno “scossone” al mondo del lavoro e, quindi, può essere considerato un inizio, ma non certamente sufficiente ad invertire la rotta della crisi economica.