Viaggio nell’architettura italiana del Novecento attraverso i lavori di uno dei più grandi architetti italiani, Ignazio Gardella.
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Edificio in Corso Italia a Milano
aggittarius A - CC-BY-SA-4.0 – Wikimedia Commons

L’architettura del Novecento italiano è fatta di grandi nomi ma anche di figure capaci di lavorare con discrezione e profondità. Ignazio Gardella appartiene a questa seconda categoria: nel corso della sua carriera, l'architetto si è infatti distinto per essere un progettista colto, attento al contesto e alla storia, ma mai prigioniero delle mode. Le sue architetture parlano ancora oggi con naturalezza a chi le attraversa, unendo funzionalità e misura, ed è in questo equilibrio che si ritrova il senso più autentico delle opere di Ignazio Gardella.

Chi era Ignazio Gardella?

Ignazio Gardella nasce a Milano nel 1905, in una famiglia di ingegneri e architetti; in questo senso può essere considerato una sorta di figlio d’arte, visto che il padre Arnaldo e il nonno Ignazio avevano già lasciato un segno importante nel panorama edilizio italiano.

Si laurea in Ingegneria civile al Politecnico di Milano nel 1928, ma fin da subito il suo interesse va oltre il calcolo strutturale, per abbracciare una visione più ampia dell’architettura come elemento culturale. Gardella diventa una figura centrale nel dibattito architettonico del Novecento perché riesce a muoversi tra tradizione e innovazione senza forzature.

Partecipa alle esperienze del Razionalismo italiano, ma mantiene sempre un atteggiamento critico e autonomo, due aspetti che ha trasportato anche nella sua esperienza come docente universitario, teorico e riferimento per intere generazioni di architetti. Quando muore ad Oleggio nel 1999 lascia un’eredità fatta di edifici, scritti e insegnamenti ancora attuali.

Teatro Carlo Felice a Genova
Riotforlife, CC BY-SA 3.0 / Wikimedia Commons

Le prime opere da architetto di Ignazio Gardella

Gli esordi professionali di Ignazio Gardella coincidono con un periodo di grande fermento per l’architettura italiana: tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta il giovane progettista inizia a confrontarsi con il Razionalismo, interpretandolo però in modo personale, lontano da ogni dogmatismo. Questo vuol dire che le sue prime opere mostrano già una grande attenzione per il rapporto tra edificio, funzione e contesto urbano.

In sostanza, Gardella sperimenta soluzioni moderne senza rinunciare a un linguaggio misurato e leggibile. Questi sono alcuni dei progetti che risultano particolarmente significativi per comprendere l’evoluzione del suo stile:

  • Casa per abitazione in via Randaccio, Milano (1929–1930): è uno dei primi interventi residenziali, ancora legato a modelli tradizionali ma già attento alla razionalità distributiva.
  • Casa delle Zattere, Venezia (1930–1932): si tratta di un progetto fondamentale per comprendere il primo linguaggio di Gardella, moderno ma rispettoso del contesto storico e paesaggistico veneziano.
  • Dispensario antitubercolare, Alessandria (1934–1938): è considerato uno dei capolavori del Razionalismo italiano che unisce funzionalità sanitaria, chiarezza formale e grande qualità spaziale.
  • Edificio per abitazioni e uffici in via Beatrice d’Este, Milano (1935–1936): l’intervento urbano mostra l’evoluzione del suo Razionalismo verso forme più misurate e integrate nel tessuto cittadino.
  • Casa del Fascio di Oleggio (1933–1934) è un progetto non realizzato integralmente ma si tratta comunque di un esempio di architettura pubblica razionalista, interessante per comprendere il suo approccio non monumentale anche nei progetti istituzionali.

Queste opere rivelano un approccio già maturo, in cui la modernità non è mai esibita come manifesto; piuttosto, Gardella costruisce un linguaggio sobrio, capace di adattarsi ai luoghi e alle esigenze reali. Ed è proprio questa capacità di equilibrio a rendere le sue prime realizzazioni ancora oggi interessanti e studiate.

Le opere di Ignazio Gardella del dopoguerra

Il secondo dopoguerra rappresenta per Ignazio Gardella una fase di piena maturità professionale. L’Italia è impegnata nella ricostruzione e l’architettura diventa uno strumento centrale per ridisegnare città e spazi pubblici e, in questo contesto, l’architetto sviluppa un linguaggio ancora più consapevole in cui modernità, memoria storica e attenzione all’uomo convivono armoniosamente. 

Tra i progetti di Ignazio Gardella più rappresentativi del dopoguerra si possono ricordare:

  • Casa al Parco, Milano (1947–1955): è considerata uno dei suoi capolavori maturi. Si tratta di un edificio residenziale affacciato su Parco Sempione, esempio di equilibrio tra modernità, comfort borghese e misura urbana.
  • Padiglione d’Arte Con (1951–1954): è uno spazio espositivo moderno e flessibile, concepito come luogo di dialogo tra arte e città. L’edificio originale è stato distrutto nel 1993 e successivamente ricostruito.
  • Complesso residenziale di via Marchiondi, Milano (1953–1957): importante sperimentazione sull’abitare collettivo nel dopoguerra, con attenzione alla qualità degli spazi comuni e alla vita di quartiere.
  • Edificio per uffici e abitazioni in corso Italia, Milano (anni ’50): intervento urbano che mostra la maturità del suo linguaggio, sobrio e calibrato sul contesto storico della città.
  • Edifici residenziali a Genova (anni ’50–’60): i progetti urbani sono inseriti in un contesto complesso, dove l’architetto dimostra una particolare attenzione alla topografia e alla struttura della città.
  • Complesso parrocchiale e Chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista di Macchitella a Gela (1969), con Anna Castella Ferrieri.
  • Teatro Carlo Felice a Genova (1981-90) insieme ad Aldo Rossi, Fabio Reinhart e Angelo Sibilla.

In questi lavori emerge con forza la capacità di Gardella di dialogare con la storia senza imitarla; in particolare, l’uso dei materiali, la cura dei dettagli e la chiarezza distributiva rendono le sue architetture riconoscibili ma mai gridate, e il dopoguerra segna così il consolidamento della sua figura come uno dei maestri indiscussi dell’architettura italiana.

Gela Chiesa di San Giovanni Evangelista
Antopignato, CC BY-SA 4.0 / Wikimedia Commons

L'opera di Gardella capolavoro del Razionalismo italiano

Tra tutte le realizzazioni di Ignazio Gardella, il Dispensario antitubercolare di Alessandria, progettato tra il 1934 e il 1938, è unanimemente considerato uno dei capolavori del Razionalismo italiano. L’edificio nasce con una funzione sanitaria ben precisa, ma riesce a superare il semplice aspetto funzionale per diventare un manifesto architettonico.

Il progetto si distingue per la chiarezza volumetrica, l’uso innovativo dei materiali e la straordinaria attenzione alla luce e alla ventilazione, elementi fondamentali per un edificio medico dell’epoca; inoltre, Gardella riesce a combinare rigore razionale e sensibilità estetica, creando un’architettura moderna ma accogliente

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