Sono 19 i Paesi membri che non hanno inviato a Bruxelles entro il 31 dicembre 2025 la prima bozza dei propri piani nazionali di ristrutturazione degli edifici. Cosa accade adesso
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Case green
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La direttiva europea sulle case green è in ritardo. Entro il 31 dicembre 2025 i Paesi membri dovevano inviare a Bruxelles la prima bozza dei propri piani nazionali di ristrutturazione degli edifici. Attraverso questo documento avrebbero dovuto mappare la situazione dei loro immobili e indicare in che modo pensano di raggiungere gli obiettivi fissati dalla Energy performance of buildings directive (Epbd), per poi ricevere una risposta dalla Commissione e arrivare entro la fine del 2026 alla versione definitiva dei singoli piani. Ma 19 Stati non lo hanno fatto e così la Commissione europea ha deciso di avviare procedure di infrazione inviando lettere di costituzione in mora. Tra i Paesi destinatari c’è anche l’Italia.

L’Italia però non è il solo Paese contro il quale la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione. Anche Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia non hanno presentato alla Commissione il progetto di piano nazionale di ristrutturazione edilizia entro il termine del 31 dicembre 2025. 

Case green, cosa prevede la procedura d'infrazione contro l’Italia e gli altri Paesi

La richiesta della Commissione europea avanzata ai Paesi membri è chiara: presentare i progetti dei piani senza ulteriori indugi. Nel dettaglio, i Paesi membri hanno due mesi di tempo per rispondere alle lettere di costituzione in mora, “in mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di emettere un parere motivato” e far avanzare la procedura di infrazione.

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Quali sono gli obiettivi della direttiva sulle case green in Europa

Ma cosa prevede la direttiva sulle case green in Europa? Secondo quanto disposto, l’Energy performance of buildings directive prevede: 

  • per gli edifici residenziali non di nuova costruzione, i Paesi Membri dovranno adottare misure per garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035;
  • per gli edifici non residenziali, gli Stati Membri dovranno ristrutturare il 16% degli immobili con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi nazionali di prestazione energetica da rispettare per tutto il settore dell’edilizia;
  • i nuovi edifici residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2030;
  • mentre i nuovi edifici non residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2028.

L’obiettivo finale è quello di raggiungere la piena decarbonizzazione entro il 2050.

Cosa significa dunque la direttiva case green in Europa? Significa rendere il parco immobiliare europeo a zero emissioni entro il 2050, ristrutturando di fatto gli edifici meno efficienti. Gli step per raggiungere questo importante obiettivo devono essere indicati nei piani nazionali di ristrutturazione degli edifici che i singoli Paesi membri devono presentare alla Commissione europea.

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Come funziona la procedura di infrazione Ue

Come spiegato dal Dipartimento per gli Affari Europei, la procedura d'infrazione costituisce uno strumento indispensabile per garantire il rispetto e l’effettività del diritto dell’Unione. La decisione relativa al suo avvio è una competenza esclusiva della Commissione, la quale, esercitando un potere discrezionale, può agire su denuncia di privati, sulla base di un’interrogazione parlamentare o di propria iniziativa.

Quando la Commissione europea rileva la violazione di una norma Ue procede all’invio di: 

  • una “lettera di messa in mora”, concedendo allo Stato un termine di due mesi entro il quale presentare le proprie osservazioni. 

La violazione contestata può consistere nella mancata attuazione di una norma europea oppure in una disposizione o in una pratica amministrativa nazionali che risultano con essa incompatibili.

Nel caso in cui lo Stato membro non risponda alla lettera di messa in mora nel termine indicato oppure fornisca alla Commissione risposte non soddisfacenti, quest'ultima può emettere:

  • un parere motivato con il quale cristallizza in fatto e in diritto l’inadempimento contestato e diffida lo Stato a porvi fine entro un dato termine. 

Se lo Stato membro non si adegua al parere motivato, la Commissione può presentare:

  • un ricorso per inadempimento davanti alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee contro lo Stato in questione. 

A questo punto termina la fase del “precontenzioso” e inizia la fase del “contenzioso”, volta a ottenere dalla Corte l’accertamento formale, mediante sentenza, dell’inosservanza da parte dello Stato di uno degli obblighi imposti dall’Unione.

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