“Il mercato immobiliare del lusso sta registrando una crescita significativa in tutto il mondo, in modo particolare in Italia”. Lo ha detto a idealista/news il ceo di Engel & Völkers Italia, Muhannad Al Salhi, intervistato a margine dell’evento per la presentazione del “Market Report Italia” di Engel & Völkers Italia dedicato al mercato immobiliare premium e realizzato in collaborazione con Nomisma. Nel corso dell’intervista si è parlato anche dei possibili effetti che guerra e instabilità economica possono avere sull’andamento del luxury real estate, delle tendenze in atto e delle principali problematiche che il settore deve affrontare. Ecco quanto è emerso.
Che momento sta vivendo il mercato immobiliare del lusso a livello globale e in particolare in Italia?
“Il mercato immobiliare del lusso sta registrando una crescita significativa in tutto il mondo, in modo particolare in Italia. Engel & Völkers riesce a cogliere questa domanda, dato che è l’unica azienda globale presente in cinque continenti, 36 Paesi con più di mille sedi, e l’Italia rappresenta un driver principale di crescita all’interno di questo panorama.
La domanda per il Belpaese non è più solo italiana, ma è anche soprattutto straniera. L’Italia sta crescendo per diverse ragioni: l’ambito fiscale, la qualità della vita e soprattutto l’interesse per l’investimento.
Il nostro Paese rappresenta un’ottima opportunità di investimento dal punto di vista del pregio e crediamo che questo trend continuerà.
Nell’ambito dell’ecosistema Engel & Völkers, l’Italia è il terzo Paese per fatturato Ebitda su trentasei. Negli ultimi anni, ha registrato una crescita importante. Per tale ragione il nostro Paese è rilevante nell’ecosistema e nel futuro di Engel & Völkers”.
La guerra e l’instabilità economica hanno dei riflessi sull’andamento del luxury real estate nel nostro Paese?
“È una situazione per cui non è facile fare alcuna previsione. Anzi, non è serio fare previsioni.
Ciò che si può pensare è che quanto accaduto potrebbe avere un impatto sul costo delle materie prime, di conseguenza sull’inflazione. E, di solito, se l’inflazione sale, salgono anche i tassi di interesse. Questo potrebbe affliggere la richiesta di leva finanziaria, quindi avere un effetto anche a livello di contrazione dei mutui.
Il nostro mercato ha probabilmente meno della metà della richiesta di mutui rispetto al mercato tradizionale, ma la leva finanziaria è importante, non è costituita solo da mutui. Questo potrebbe generare un atteggiamento prudenziale, per cui non si è audaci nel prendere decisioni anche di acquisto. E l’acquisto della casa non è solo un fatto economico, riguarda anche la componente emozionale.
Questa situazione però potrebbe creare anche una minore domanda in determinate aree. E quindi avere un impatto positivo in Paesi come l’Italia, dove c’è più continuità e stabilità politica-economica. Ma si tratta solo di possibili spunti di riflessione”.
Quali sono le tendenze in atto?
“Una buona fetta delle transazioni, soprattutto nell’ambito del lusso, non si vedono. Sono immobili che il pubblico non vede live, perché – per determinate ragioni – si vuole mantenere una certa discrezionalità e riservatezza.
A livello di domanda, il trend è abbastanza chiaro, ma varia area per area, anche città per città. Tendenzialmente, possiamo dire che è una domanda che cerca immobili per lo più ristrutturati, quindi immobili 'soluzioni chiavi in mano', con spazi esterni godibili. Un elemento importante è poi rappresentato dalla presenza di un driver che impatta positivamente sulla sostenibilità”.
E per il pregio è facile coniugare immobili e sostenibilità?
“Assolutamente no. I clienti a volte si fidano talmente tanto che prima della vendita di un immobile scelgono di effettuare dei lavori ad hoc così da valorizzarlo ancora di più”.
Continua ad esserci interesse per l’Italia da parte degli investitori stranieri?
“Sì e il Market Report 2026 parla proprio di questo.
Sono elevate le opportunità che l’investimento straniero può avere in Italia.
E crediamo che non sia un picco sporadico, ma strutturale”.
Quali sono le principali difficoltà riscontrate?
“Su questo punto ci sono due notizie, una cattiva e una buona. La cattiva è che effettivamente ci sono delle difficoltà, principalmente a livello normativo-urbanistico. La buona è che non è niente di nuovo. È sempre stato così. Anzi, c’è un miglioramento. Ma ci sono delle opportunità che non vengono concretizzate proprio per questa ragione.
Ci sono anche altre difficoltà, come quella di trovare l’immobile giusto o con le giuste caratteristiche. E poi ci sono i servizi, che in Italia possono essere di livello più elevato. Le migliori agenzie di servizi in Europa devono ancora aprire la prima sede nel nostro Paese. Sono basate soprattutto a Londra e a Parigi. C’è dunque grande margine di crescita e questo ci fa quindi essere cautamente ottimisti per il futuro”.
Quali sono, a suo avviso, gli interventi necessari per rendere il nostro Paese ancora più interessante?
“Credo che sia necessario accelerare dei trend. A partire dalla digitalizzazione in tutti i processi. Abbiamo un grande margine di crescita. Stiamo andando tutti in questa direzione, ma credo che ci possa essere un’accelerazione da poter dare.
A volte poi non è una questione di processi, ma di tempistiche. Molto spesso bisogna attendere dai 60 ai 180 giorni per avere ad esempio una conferma urbanistica. E questo rischia di far desistere un investitore straniero.
Non ci piace però essere un gruppo che si lamenta. Siamo qui per costruire, per supportare la comunità, i nostri partner, i nostri clienti, le istituzioni. Lavoriamo dando e ricevendo feedback, cercando di portare il Paese dove merita di essere. Crediamo che l’indirizzo sia positivo, possiamo tutti accelerare”.
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