Sul fronte della direttiva case green servono l’approvazione del decreto legislativo di recepimento e la presentazione di un Piano Nazionale definitivo. Lo ha precisato a idealista/news il presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati (CNGeGL), Paolo Biscaro. Sull’Energy performance of buildings directive (Epbd) sembra infatti esserci uno stallo. Lo scorso dicembre l’Italia – ma non solo – non ha presentato la prima bozza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, con cui avrebbe dovuto mappare la situazione dei propri immobili e indicare in che modo pensa di raggiungere gli obiettivi fissati dal provvedimento, e per questo la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione. Adesso si va verso un’altra scadenza importante. A maggio il nostro Paese dovrà recepire la normativa europea sulle prestazioni energetiche degli edifici. Vediamo cosa sta succedendo.
Case green in Italia in ritardo
A maggio 2026 scade il termine entro il quale l'Italia dovrà recepire la direttiva case green, ma il nostro Paese sembra procedere a rilento. Cosa si rischia?
“Il recepimento entro maggio 2026 della direttiva europea Epbd IV non è solo un obbligo formale per non incorrere in una infrazione e nelle sanzioni Ue. Con lo Stretto di Hormuz che accende i riflettori sui costi energetici e sulla dipendenza fossile, ogni mese di ritardo amplifica la nostra vulnerabilità.
Eppure, le analisi e i dati elaborati dal Centro Studi di Fondazione Geometri Italiani, presentati alla Camera dei Deputati a giugno 2025, indicano l’oggettività e la necessità di un intervento strategico: generare autonomia energetica e 1,3 milioni di posti lavoro con 84,8 miliardi (costo medio 28.000 €/unità).
L'Italia ha già raggiunto il 9,1% verso il target del 2030 e 85mila geometri sono pronti a riqualificare il patrimonio energivoro, riducendo i consumi energetici di un ulteriore 6,9% per raggiungere l'obiettivo del 16% e alleggerendo le bollette per il 9% delle famiglie in povertà energetica.
Procedere in questa direzione significa che potremmo trasformare i rischi in indipendenza nazionale”.
Quali potrebbero essere le prossime mosse? E quali sono gli scenari possibili?
“Le prossime mosse sono due e sono urgenti:
l’approvazione del decreto legislativo di recepimento e la presentazione di un Piano Nazionale definitivo.
Comprendiamo perfettamente le priorità governative, ora concentrate sui costi dei carburanti e dell’energia, ma un indirizzo possibile resta la ‘via italiana’ pragmatica delle analisi del nostro Centro Studi, che evidenziano come ogni euro investito possa generare 3,3 euro di ricchezza, grazie ai bonus edilizi (costo netto dello Stato < 2 miliardi annui).
Nel suo studio, la categoria dei geometri propone inoltre gli sportelli tecnici, la semplificazione condominiale, il Fondo Ue Clima: così efficientiamo 3 milioni edifici e giungiamo al 2030 senza traumi, puntando a un 2050 green-resiliente”.
In questo contesto, che ruolo giocano le agevolazioni per la ristrutturazione e il risparmio energetico presenti nel nostro Paese? Sono sufficienti o si dovrebbero mettere in atto politiche differenti?
"Le agevolazioni (Ecobonus e Bonus Casa al 50% per prime case nel 2026) sono un volano anti-crisi: generano per lo Stato un saldo fiscale positivo fino a 1,2 miliardi di euro e 16 miliardi di valore aggiunto annuo, cruciali con i rincari energetici globali. Ma non bastano da sole.
Servono politiche complementari per le fasce vulnerabili (incentivi Isee, comunità energetiche), che privilegiano la classe G, e la sostituzione dei combustibili fossili (68% del residenziale).
Proprio oggi, un ecosistema integrato con geometri qualificati potrebbe nuovamente trasformare la direttiva europea Epbd IV in un investimento per il Paese: meno povertà energetica (9% dato delle famiglie interessate, il più alto degli ultimi 10 anni, secondo l’Istat), case più salubri (17% attuali), maggiore occupazione (1,3 milioni di posti di lavoro, di cui 800.000 direttamente nel settore delle costruzioni e 480.000 nell’indotto) e un’efficienza energetica già al 9,1%”.
Case green entro il 2030, cosa succede
Secondo quanto previsto dalla direttiva sulle case green:
- per gli edifici residenziali non di nuova costruzione, i Paesi Membri dovranno adottare misure per garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035;
- per gli edifici non residenziali, gli Stati Membri dovranno ristrutturare il 16% degli immobili con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi nazionali di prestazione energetica da rispettare per tutto il settore dell’edilizia;
- i nuovi edifici residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2030;
- mentre i nuovi edifici non residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2028.
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