Con maggio si è concluso un mese importante per quanto riguarda la direttiva sulle case green, entrata in vigore due anni fa. È infatti scaduto il termine entro il quale l’Italia doveva recepire la Energy performance of buildings directive (Epbd) e quindi adeguarsi alle norme stabilite dall’Unione europea volte ad avere nel 2050 un parco immobiliare a emissioni quasi zero. L’appuntamento però è saltato, proprio come è saltata la scadenza del 31 dicembre 2025 entro la quale i Paesi membri dovevano inviare a Bruxelles la prima bozza dei propri piani nazionali di ristrutturazione degli edifici, cosa che ha fatto scattare una procedura d’infrazione. Si ricorda che la scadenza per l’invio del piano definitivo è il 31 dicembre 2026.
Cos’è la direttiva case green Epbd 2024/1275
La direttiva case green Epbd 2024/1275 è la normativa europea sulla prestazione energetica degli edifici. Il suo obiettivo è rendere il patrimonio immobiliare europeo progressivamente più efficiente e meno inquinante, per arrivare a edifici a emissioni quasi zero entro il 2050.
La direttiva sulle case green è stata approvata dal Parlamento europeo il 12 marzo 2024 ed è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue l’8 maggio 2024 ed è entrata in vigore venti giorni dopo.
Cosa prevede la direttiva sulle case green
L’articolo 35 della nuova direttiva europea sulle case green prevede che gli Stati membri facciano entrare in vigore entro il 29 maggio 2026 le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alle nuove regole europee sulla prestazione energetica degli edifici. Definiscano quindi un quadro operativo. Attenzione però: il mancato recepimento della direttiva non determina l’obbligo automatico di ristrutturazione per i singoli immobili. Quello che comporta è l’assenza di disposizioni nazionali per raggiungere gli obiettivi europei.
Ciò che dunque è importante è capire quando la nuova disciplina europea diventerà realmente operativa nelle procedure italiane e con quali disposizioni: tempi, strumenti e misure di sostegno. Con il recepimento l’Italia dovrà chiarire quali edifici saranno coinvolti per primi, come cambierà l’attestato di prestazione energetica, quali incentivi potranno accompagnare gli interventi e come saranno tutelate le famiglie con minore capacità di spesa. Il tutto con il fine di rendere più efficiente il patrimonio edilizio.
In vista della scadenza del 29 maggio 2026, Finco, Federazione che rappresenta 40 associazioni e circa 14mila imprese del comparto specialistico delle costruzioni, ha parlato della direttiva Epbd IV come di “un cruciale passaggio per il futuro del patrimonio edilizio nazionale e dell’intera filiera dell’efficienza energetica”. Per la Federazione occorre adottare un approccio pragmatico nel recepimento della direttiva.
Obiettivi 2030 e 2035 per gli edifici residenziali
La direttiva europea sulle Case Green riguarda case, condomìni, uffici, edifici pubblici, negozi e immobili industriali e pone alcuni obiettivi graduali per far sì che entro il 2050 il parco immobiliare europeo sia a emissioni quasi zero.
Per gli edifici residenziali non di nuova costruzione, i Paesi membri dovranno adottare misure per garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035.
I nuovi edifici residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2030.
Soglie energetiche per gli edifici non residenziali
Per gli edifici non residenziali, gli Stati membri dovranno ristrutturare il 16% degli immobili con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi nazionali di prestazione energetica da rispettare per tutto il settore dell’edilizia.
I nuovi edifici non residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2028.
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