Dopo il terremoto del 1908, Messina diventa un laboratorio urbano in cui l’architetto fiorentino Gino Coppedè trova spazio per sperimentare un linguaggio nuovo. Tra il 1913 e il 1925, in particolare, lascia alla città palazzi decorati, visionari, ricchi di simboli e riferimenti storici. Le sue opere, tra cui Palazzo Tremi, Palazzo Arena, Palazzo del Granchio e Palazzo Magaudda, rappresentano oggi un patrimonio architettonico unico, nato dal dialogo tra rigore antisismico e fantasia creativa.