C’è una classifica poco invidiabile ed è quella dei quartieri più disagiati d’Italia: ecco quali sono città per città.
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quartieri piu disagiati
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L’Istituto nazionale di statistica ha diffuso per la prima volta, nelle scorse settimane, dei dati importanti relativi alle aree metropolitane d'Italia con un elevato disagio economico e sociale, stilando appunto un elenco dei quartieri più disagiati dello Stivale. L’aggettivo "disagiato" non è certamente un giudizio critico sulla bellezza del luogo, ma sottolinea gli aspetti difficili di questi centri urbani, in un'accezione più articolata e ampia. 

Infatti, per l’ISTAT il disagio si traduce essenzialmente nelle difficoltà più marcate che un cittadino si trova a vivere in ambiti specifici: ecco allora l’elenco dei quartieri più disagiati in Italia, suddiviso per ogni città.

Come viene misurato il disagio dentro le città 

Il disagio per l’Istituto Nazionale di Statistica è una condizione in cui gli individui sperimentano difficoltà a soddisfare adeguatamente le loro necessità, per l'insufficienza delle risorse e di opportunità di tipo sociale, economico, lavorativo ed educativo. Esso viene misurato secondo il cosiddetto IDISE, ovvero l’Indice di Disagio Socioeconomico (IDISE) elaborato dall’ISTAT sulla base del censimento del 2021 e diffuso a dicembre 2025. 

Si tratta di un indicatore statistico che analizza interi territori incrociando dati sull'abbandono scolastico, i tassi di disoccupazione e i livelli di reddito medio.  

La basilica di San Pietro vista da lontano
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Quali sono i quartieri più disagiati nelle grandi città italiane 

Non è detto, come si vedrà, che il quartiere disagiato sia in estrema periferia; anzi, non deve stupire la presenza di luoghi ricchi di storia e gettonati dai turisti. 

Partiamo dalla Capitale. Il paradosso del disagio a Roma emerge dall’incrocio tra l’isolamento sociale del centro e le carenze strutturali delle periferie: se in zone come il Tufello o Torre Angela pesano la disoccupazione e la bassa scolarizzazione, in quartieri come Trastevere o il Centro Storico il valore critico è causato dall'invecchiamento della popolazione e dalla scomparsa dei servizi per i residenti a favore del turismo. Ecco le aree romane dove l'indice segna i valori più critici:

  • Tufello (il punteggio più alto);
  • Tor Cervara;
  • Porta Medaglia;
  • Foro Italico;
  • Torre Angela;
  • Centro Storico;
  • Zona Archeologica;
  • Quadraro;
  • Trastevere;
  • Cesano;
  • Borghesiana.

Milano

Anche Milano è una città a due velocità: da un lato c’è il dinamismo dei quartieri riqualificati e del centro, dall’altro c’è la marginalità di alcune storiche aree periferiche. Il primato dell'indice ISTAT spetta a Ponte Lambro; in assoluto, nel capoluogo lombardo il disagio è alimentato da un mix di degrado di grandi complessi pubblici spesso isolati, carenza di collegamenti veloci e una percezione di insicurezza che spesso accompagna le zone più isolate. 

Ecco le aree milanesi dove l'indice di disagio registra i valori più elevati:

  • Ponte Lambro – Monlué (il punteggio più alto);
  • Quarto Oggiaro – Vialba – Musocco;
  • San Siro;
  • Parco Forlanini – Cavriano;
  • Triulzo Superiore;
  • Barona;
  • Gratosoglio – Q.re Missaglia – Q.re Terrazze;
  • Ortomercato;
  • Chiaravalle;
  • Giambellino.
fiume Lambro al confine fra il quartiere Ponte Lambro e Linate
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Napoli

A Napoli la densità abitativa dei quartieri storici si scontra con l'isolamento delle grandi periferie. Se l'indice ISTAT pone l'area di Mercato in cima alle criticità, qui il disagio è spesso alimentato dal fallimento di vecchi modelli urbanistici, come dimostra il caso di Scampia su cui c'è un progetto di riqualificazione e delle sue Vele. 

In queste zone, la carenza di opportunità occupazionali ha favorito la criminalità organizzata; tuttavia, oggi molto si sta facendo attraverso importanti progetti di rigenerazione, puntando a trasformare i luoghi del degrado in nuovi poli di cultura e istruzione. Ecco i quartieri napoletani che presentano i valori di disagio più elevati:

  • Mercato (il punteggio più alto);
  • Pendino;
  • San Pietro a Patierno;
  • Miano;
  • San Giovanni a Teduccio;
  • Secondigliano;
  • San Lorenzo;
  • Scampia;
  • Barra;
  • Montecalvario;
  • Stella.
Una delle vele di Scampia
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Palermo

A Palermo i luoghi eredi della bellezza arabo-normanna si intrecciano a contesti molto sofferenti dal punto di vista sociale; come a Roma, il disagio non segue una logica solo periferica. Se il quartiere San Filippo Neri (noto come ZEN) rappresenta l'emblema dell'isolamento urbanistico, l'indice ISTAT segnala criticità anche nel cuore del centro storico: in queste zone, i palazzi storici nascondono spesso una realtà difficile con difficoltà lavorative e mancanza scuole o centri per le famiglie.

Ecco le zone di Palermo che registrano i livelli di disagio più significativi:

  • San Filippo Neri (il punteggio più alto);
  • Palazzo Reale o Albergaria;
  • Monte di Pietà o Seralcadi;
  • Brancaccio – Conte Federico;
  • Zisa – Ingastone;
  • Roccella – Acqua dei Corsari;
  • Ciaculli – Croce Verde;
  • Cantieri;
  • Altarello – Tasca Lanza;
  • Borgo Nuovo.

Torino

Dal 2006, anno dei Giochi Olimpici Invernali, Torino si è trasformata profondamente, lasciandosi alle spalle il passato di città-fabbrica; tuttavia, questa transizione ha lasciato delle ferite aperte, soprattutto nelle ex aree operaie. Qui, la chiusura delle grandi industrie ha creato un vuoto difficile da colmare, trasformando quartieri vivaci in zone con forti fragilità sociali.

Il disagio in queste aree è spesso legato alla mancanza di nuove opportunità di lavoro e alla difficoltà di riutilizzare i grandi spazi industriali abbandonati che un tempo davano vita alla città. Qui l’isolamento non è solo geografico, ma riguarda anche la mancanza di centri culturali e spazi di aggregazione.

Ecco le zone di Torino che oggi presentano le maggiori criticità secondo i dati ISTAT:

  • Regio Parco;
  • Borgata Monterosa;
  • Borgata Aurora;
  • Borgata Montebianco;
  • Villaggio Snia;
  • Borgo Dora – Valdocco;
  • Falchera;
  • Cimitero Generale – Scalo Vanchiglia;
  • Parco Mario Carrara – Istituto Bonafous;
  • Nuova Barriera di Milano.
Regio Parco Torino
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Perché questi dati sono importanti? 

I dati che emergono da questo studio vanno interpretati come bussola per orientarsi: diventano importanti non solo per capire come e dove destinare fondi governativi per la riqualificazione urbana, ma offrono alle istituzioni - nazionali e locali - una misura precisa del disagio, che non è solo legato alla povertà economica, ma a molte incongruenze sociali e culturali.

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