Un viaggio nella visione di uno dei maestri dell’architettura italiana tra razionalismo e poetica dell’abitare: Mario Ridolfi.
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mario ridolfi
Gunnar Klack, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Nel Novecento italiano, l’architettura è stata attraversata da grandi dibattiti, sperimentazioni e personalità forti. Mario Ridolfi è una di queste, un progettista capace di passare dal razionalismo a una poetica personale fatta di dettagli, materia e luce; infatti, il suo lavoro ha raccontato - e continua a farlo ancora oggi - una visione umana e concreta del costruire, dove ogni elemento ha un significato e una storia. In questo senso è possibile affermare che le opere di Mario Ridolfi contribuiscono a scrivere il racconto di un passato architettonico, culturale e sociale ancora rilevante in campo accademico e non solo.

Chi era Mario Ridolfi? La biografia

Mario Ridolfi nasce a Roma nel 1904 e si laurea in architettura nel 1929. La sua formazione professionale prende forma in un momento cruciale per la disciplina, ossia quando il Movimento Moderno e il razionalismo stanno ridisegnando il modo di pensare la città e gli edifici; è dunque inevitabile che anche lui entri presto nel dibattito architettonico italiano, partecipando a concorsi, pubblicazioni e progetti pubblici, oltre a stringere collaborazioni con alcuni dei protagonisti della scena del tempo, tra cui Ludovico Quaroni.

Negli anni Trenta e Quaranta inizia a lavorare su importanti edifici pubblici, contribuendo alla costruzione di un linguaggio moderno tutto italiano, in cui si presta particolare attenzione alla funzione e alla chiarezza formale. Con la fine della Seconda guerra mondiale, la sua carriera prende una svolta significativa: sotto la spinta della ricostruzione si trasferisce a Terni, città industriale duramente colpita dai bombardamenti, che diventa per lui un laboratorio di sperimentazione architettonica e urbana.

È proprio qui che mette alla prova in modo concreto il suo talento e la visione architettonica che contraddistingue il suo lavoro fino al 1984, anno della sua morte. La sua scomparsa ha però lasciato un’incredibile eredità che continua a influenzare architetti, studiosi e appassionati ancora oggi.

mario ridolfi
Sailko, CC BY 3.0 Wikimedia commons

Mario Ridolfi e il suo legame con Terni

La fase professionale più rilevante di Mario Ridolfi è strettamente legata alla città di Terni. Dopo la guerra, la città umbra, segnata dalla distruzione e dalla necessità di ricostruire, diventa il luogo in cui può mettere in pratica le sue idee sulla nuova visione urbana e sull’abitare.

Qui realizza interventi fondamentali per la ricostruzione, come il quartiere INA-Casa con Ludovico Quaroni, un progetto che interpreta il tema della casa popolare con grande attenzione alla qualità degli spazi e alla dimensione comunitaria. Ridolfi lavora anche su edifici pubblici e su interventi urbani che contribuiscono a ridefinire l’identità della città.

Per lui Terni non è solo un luogo di lavoro, ma una città osservata, studiata e vissuta: è qui che matura la sua visione sociale dell’architettura, intesa come strumento per migliorare la vita quotidiana delle persone. E ancora oggi, il patrimonio architettonico legato al suo nome rende Terni un caso di studio importante per comprendere la ricostruzione e l’evoluzione dell’abitare nell’Italia del secondo Novecento.

Lo stile architettonico e progettuale di Mario Ridolfi

Quando si parla dello stile di Mario Ridolfi ci si deve immergere totalmente nel racconto di un percorso in evoluzione. Negli anni giovanili della formazione e della ricerca di uno stile personale è vicino al razionalismo; infatti, i suoi progetti mostrano forme geometriche, attenzione alla funzione e rigore compositivo, ma a differenza di altri protagonisti del Moderno, Ridolfi non si accontenta di un linguaggio astratto e universale.

Con il tempo, il suo lavoro diventa sempre più personale e legato alla dimensione umana dell’abitare: questo vuol dire uno studio approfondito dei materiali e delle tecniche costruttive. Nelle sue visioni il laterizio, il ferro e il legno diventano strumenti espressivi oltre che funzionali; ogni dettaglio, dalla maniglia alla scala, dal serramento alla ringhiera, è pensato come parte integrante dell’architettura.

Ancora, il suo approccio è profondamente contestuale, il che vuol dire che ogni progetto nasce dal dialogo con il luogo, con la città e con le persone che lo abiteranno rifiutando l’idea di un’architettura impersonale e ripetibile ovunque. 

mario ridolfi
Sailko, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Le più importanti opere di Mario Ridolfi

La produzione dell'architetto attraversa diversi ambiti andando dall’edilizia pubblica alla residenziale, fino a toccare l’urbanistica e la sperimentazione domestica. Le sue opere rappresentano proprio il raccontano evolutivo del suo pensiero e il contesto storico in cui ha lavorato. Tra i progetti di Mario Ridolfi che ancora oggi sono oggetti di studio e analisi, questi sono sicuramente i più rilevanti:

  • Palazzo delle Poste, Piazza Bologna, Roma (1933–1935): progettato con Mario Fagiolo, è uno degli esempi più significativi del razionalismo italiano. L’edificio combina rigore funzionale, chiarezza volumetrica e una raffinata attenzione ai dettagli costruttivi, anticipando temi centrali dell’architettura moderna.
  • Casa del Fascio, Terni (1934–1940, oggi Palazzo della Provincia): edificio pubblico rappresentativo del periodo razionalista, caratterizzato da volumi compatti e linguaggio sobrio. È un esempio della fase iniziale della ricerca di Ridolfi, ancora legata alla grammatica del Moderno europeo.
  • Quartiere INA-Casa, Terni (1950–1954, con Ludovico Quaroni): uno dei più importanti interventi di edilizia residenziale pubblica del dopoguerra in Italia. Il quartiere sperimenta un modello urbano attento alla scala umana, agli spazi collettivi e alla qualità dell’abitare, in contrasto con l’edilizia seriale.
  • Palazzo del Governo, Terni (1947–1954): parte del piano di ricostruzione della città dopo i bombardamenti. L’edificio unisce monumentalità e funzionalità, rappresentando il ruolo dell’architettura come strumento istituzionale e urbano.
  • Casa De Bonis, Terni (1954–1956): residenza privata in cui Ridolfi sperimenta un linguaggio domestico raffinato, con grande attenzione alla luce, agli spazi interni e ai dettagli artigianali.
  • Casa Lupattelli, Terni (1951–1954): abitazione unifamiliare che mostra la transizione dal razionalismo a una ricerca più organica e personale, con uso espressivo del laterizio e soluzioni spaziali complesse.
  • Casa Chitarrini, Terni (1953–1956): un altro esempio della sua architettura domestica, dove Ridolfi esplora il rapporto tra spazio interno, giardino e contesto urbano, con grande cura per la composizione volumetrica.
  • Scuole e edifici pubblici a Terni e in Umbria (anni 1950–1970): Ridolfi realizza diverse scuole, uffici e strutture pubbliche, contribuendo in modo significativo alla ricostruzione e modernizzazione della città e del territorio umbro.
Casa Pallotta a Terni
Sailko - CC BY-SA 3.0 / Wikimedia Commons

Casa Lina: la dimora privata di Ridolfi

Casa Lina è il progetto più intimo e simbolico di Mario Ridolfi, una casa-manifesto che sintetizza la sua visione dell’architettura. Costruita tra il 1966 e il 1967 a Marmore, vicino a Terni, prende il nome dalla moglie Lina ed è pensata come una dimora privata ma anche come un laboratorio di sperimentazione.

La casa è definita da un volume compatto, quasi scultoreo, realizzato in laterizio con faccia a vista; le aperture sono studiate con grande precisione, così come il rapporto tra luce, spazio interno ed esterno. Trattandosi di un progetto dal carattere famigliare, Ridolfi progetta ogni dettaglio, dagli infissi alle scale, dalle maniglie agli arredi fissi, trasformando l’edificio in una vera opera totale.

In sostanza, Casa Lina rappresenta la maturità del suo linguaggio, una sintesi perfetta tra tecnica e poesia, tra rigore costruttivo e libertà espressiva. Non è una casa spettacolare nel senso convenzionale, ma un’architettura profonda, pensata per essere vissuta e interpretata; ad oggi, è considerata uno dei capolavori dell’architettura domestica del Novecento italiano.

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