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Mestieri in via di estinzione -

Mestieri in via d’estinzione: una bottega che nasconde la millenaria arte del mosaico

idealista/news continua la serie di reportage sulle eccellenze artigiane che proseguono la tradizione antichi lavori

Autori: Flavio Di Stefano, luis manzano

Prosegue la serie di reportage dedicata ai mestieri artigianali, in qualche modo legati alla casa, che sembrano quasi destinati all'estinzione. Il protagonista di questo appuntamento è Fabio Bordi, che con la sua bottega artigiana nel cuore di Roma prosegue una tradizione millenaria: l’antica arte del mosaico.

In pieno centro, tra piazza Navona e ponte Sant’Angelo, lavora un giovane artigiano romano che ha iniziato quasi per caso quello che oggi è diventato definitivamente il suo mestiere. “Un giorno stavo passeggiando – racconta Fabio Bordi – e in un laboratorio poco distante da questo dove lavoro adesso ho letto la scritta ‘corso di mosaico’, in quel momento ero disoccupato e dovevo ripartire da zero, anche se non potevo ancora immaginare che potesse diventare il mio lavoro”.

Come lavora un mosaicista

“La prima cosa che bisogna imparare nel mosaico – spiega Fabio –  è utilizzare gli strumenti, che poi sono gli stessi che si usano dal IV Secolo avanti Cristo: la martellina e il tagliolo”. Con questi due attrezzi, infatti, il mosaicista taglia il marmo nel formato che gli serve, tutto dipende se deve fare un pavimento, e quindi saranno tessere più grandi e più spesse, oppure se deve comporre un quadro dettagliato e quindi saranno tessere molto piccole che possono anche arrivare al millimetro.

Il processo creativo nasce sempre da un'immagine, che devi creare dal nulla o riprodurre. Dopodiché, si parte dalla scelta dei materiali e dei colori. Il mio lavoro è molto simile a quello di un pittore, ma a sua differenza non uso dei pigmenti o un pennello per colorare, io uso pietre, marmi e paste di vetro. Quindi una volta che ho ottenuto un'immagine la prima cosa che devo fare è cercare di capire con quali colori rappresentarla”.

Per un mosaicista il margine d’errore deve necessariamente essere ridotto al minimo, per questo “è molto importante, nel mosaico, progettare tutto prima e non fare cambi in corso d'opera perché, a differenza di un pittore, non posso passare una pennellata sopra al disegno per correggere un errore, dovrei staccare e riattaccare, e questo porta via parecchio tempo”.

I clienti di una bottega del mosaico

Oggi, l’arte del mosaico rappresenta una nicchia che riguarda uno zoccolo duro di appassionati, come spiega Fabio Bordi: “Il mio cliente è quasi come quello che si rivolge al sarto per un abito che gli calzi a pennello e magari vuole anche scegliere i tessuti. Così succede a me, quando mi viene commissionato un mosaico, quasi sempre viene richiesto un oggetto unico, in ogni caso non possono esisterne due identici, anche se raffigurassero lo stesso soggetto”.

Gli appassionati che commissionano lavori ex novo spesso sono di provenienza americana, anglosassone o australiana. “Invece, in Italia, mi capita di lavorare molto nel restauro, esistono mosaici provenienti da siti archeologici o da case private che hanno anche più di 500 o 2000 anni”.

Antica tradizione

“Non c'è una data precisa con cui si stabilisce la nascita del mosaico. Esistono esempi di manufatti che risalgono al secondo millennio avanti Cristo e si trovano nella zona in cui sorgeva la Babilonia”, spiega Fabio. Inizialmente, per realizzare mosaici “venivano utilizzati coni d’argilla smaltati sulla base e colorati tramite la cottura prima di essere applicati sopra una malta cementizia che poi fissava il tutto rivestendo le colonne o le pareti architettoniche”.

Fabio Bordi sottolinea anche che i “i primi esempi di mosaico sono elementi geometrici e non figurativi. Poi, con il passare dei secoli e dei millenni, la tecnica si affina e si cominciano a usare altri materiali, per esempio le pietre dei fiumi, che sostanzialmente forniscono cinque colori: il bianco, il nero, il giallo, il rosso e qualche grigio.  Con queste pietre si è cominciato a comporre i primi elementi di mosaico sia geometrici che figurativi, spostando la superficie decorativa dalla parete al pavimento”.

Per Fabio il mosaico è un’arte senza tempo: “Sto continuando una storia che va avanti da oltre 4000 anni e sono curioso di sapere fra altri 2000 anni cosa sarà diventato il mosaico, secondo me sarà molto simile a come si fa adesso, ma ovviamente cambierà il linguaggio e quello che racconterà”.