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Aumento Iva, ecco cosa comporta

Autore: Redazione

La legge di Bilancio 2018 ha previsto che le due aliquote Iva ordinaria (22%) e intermedia (10%) aumentino gradualmente fino ad arrivare rispettivamente al 25% e al 13%. Nel caso in cui gli aumenti previsti dalle clausole di salvaguardia non vengano disinnescati si rischia un costo, già nel 2019, di 480 euro a famiglia per effetto del calo dei consumi. La stima arriva dall’Ufficio economico Confesercenti in seguito a un’elaborazione diffusa dall’AdnKronos.

Secondo il calcolo della Confesercenti, le famiglie reagirebbero agli aumenti, con ogni probabilità, riducendo i consumi. In base a tali stime l’effetto sarebbe la perdita di mezzo punto di consumi (-0,5%) già nel 2019, con una flessione che arriverebbe a -0,8% nel 2020 e -0,9% nel 2021.

Le misure alternative necessarie a coprire l’operare delle clausole di salvaguardia, nel 2019, per il nuovo governo determinerebbero una manovra pari a sette decimali di Pil. Ma lo scattare delle clausole, con l’aumento delle aliquote Iva sui beni di consumo, provocherebbe un incremento dei prezzi che, pur ipotizzando un parziale assorbimento da parte delle imprese vista la domanda non sostenuta, genererebbe una riduzione degli acquisti da parte delle famiglie.

Secondo gli esperti di Confesercenti, con l’aumento delle aliquote Iva così come previsto, sulla base delle relazioni storiche si stima un effetto immediato in termini di Pil pari a un calo dello 0,3% il prossimo anno e dello 0,4% nel 2021 legato in prevalenza all’impatto della misura sui consumi delle famiglie (stimati in contrazione rispettivamente dello 0,5% nel 2019 che diventerebbe -0,9% nel 2021).

L’aumento andrebbe a colpire anche la competitività del nostro turismo, perché farebbe peggiorare lo spread tra la nostra aliquota agevolata – applicata su ricettività e pubblici esercizi - e quelle straniere. Se le clausole di salvaguardia dovessero essere applicate, l’aliquota passerebbe dal 10% attuale all’11,5% nel 2019 fino al 13% a partire dal 2020, un’aliquota superiore di 5 punti percentuali alla media Ue, 7 sopra la Grecia, 6,5 rispetto alla Francia e 3,5 sopra la Spagna.