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Il piano per traformare in tre anni Roma in una smart city

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Autore: Flavio Di Stefano

Ministero della Difesa e Sapienza hanno firmato un protocollo per realizzare un distretto energetico. idealista/news ha intervistato il prof De Santoli, responsabile del progetto.

L’intesa è promossa dalla struttura Progetto Energia del Ministero e prevede attività di alta formazione nel campo della produzione da energie rinnovabili, della corretta gestione del ciclo dei rifiuti, dei principi teorici sui quali si fondano le smart grids e le smart cities.

In particolare, la collaborazione prevede la sperimentazione di soluzioni tecnologiche innovative; l’implementazione di progetti pilota best practice; la promozione di campagne di audit energetico. Il professor Livio De Santoli, prorettore alle Politiche energetiche della Sapienza, è il responsabile dello sviluppo dei progetti del protocollo d’intesa tra l’Università e il Ministero degli Interni.

In cosa consiste il protocollo d’intesa con il ministero della Difesa?

"È un protocollo a 360 gradi, che di volta in volta verrà sostanziato da aggiunte operative con timing e costo di ogni progetto. Ha una durata triennale e contiene informazioni generali per quanto riguarda la formazione e e la ricerca che troveranno applicazione pratica su alcune tematiche.

Questo significa che ci sarà una partecipazione e collaborazione reciproca tra l’Università e il Ministero per quanto riguarda i master sostanzialmente. Mentre, per quanto riguarda la ricerca significa che se hanno intenzione di sviluppare una ricerca energetica saremo noi a portarla avanti. Questo, operativamente, potrebbe tradursi nella riqualificazione del distretto militare di Castro pretorio, che è una delle aree individuate da valorizzare e riqualificare".

Spesso si sente parlare di smart city declinando sempre i verbi al futuro, ma quanto è lontano questo futuro?

"Per quanto riguarda il protocollo tra Sapienza e Difesa ha più senso parlare di Smart grid, ovvero di reti che vanno nella direzione dell’inclusione di fonti rinnovabili, creando una o più comunità energetiche, in grado di autoprodurre e vendere la propria energia. Con il protocollo firmato con il Ministero della Difesa vorremmo trovare un distretto esteso dove poter applicare delle idee per sviluppare questo modello.

Tornando a quanto è lontano questo futuro, rispondo che potrebbe essere domani mattina, le tecnologie esistono e i costi ormai sono affrontabili, è più un problema politico, di resistenza al cambiamento e all’innovazione. Per fortuna, lo scenario di qui a pochi anni prevede anche che il nostro impegno in campo europeo venga portato a termine, anche se il modello di cambiamento ad oggi rischia di non partire".

Che posto occupa il settore immobiliare in questa strategia?

"È il più importante, ma è indietro anche il settore immobiliare, il nostro parco immobiliare è vetusto e dipende da limiti di conservazione culturale. Anche per quanto riguarda l’ecobonus, non c’è stabilità. Ci sarebbe bisogno anche di un testo unico sull’efficienza energetica edilizia più trasparente e semplice".

Quali sono le nazioni più all’avanguardia?

"In settori diversi tra loro, la Germania e i Paesi scandinavi sono più avanti di altri. Ma l’Italia, anche se sta cominciando adesso, sta raccogliendo buoni risultati. Il problema è che sono slegati, non fanno parte di una strategia. La sfida e l’obiettivo deve essere questo, recepire le direttive del Piano nazionale integrato per l’Energia ed il Clima".

Come può risollevarsi Roma?

"Sei anni fa abbiamo proposto un piano energetico che è rimasto nel cassetto, la giunta attuale ci stava rimettendo le mani ma è di nuovo tutto fermo per perché è andato via l’assessore. Bisogna ripartire da quel piano, anche se sono passati anni e andrebbe rinnovato, significherebbe generare sviluppo e quindi creare anche posti di lavoro".

E nel resto d’Italia, com’è la situazione?

"Basta poco, la volontà, non è un problema di tecnologie, anche in Italia ci sono. Tutti parlano di quanto sia importante il tema energetico, ma la realtà è che ancora non viene visto come un asset prioritario, anche nelle regioni più avanzate è tutto fermo.

Bisogna recepire le indicazioni comunitarie, aspettiamo da anni i decreti per attuare la direttiva europea sulle energie rinnovabili e così diventa impossibile velocizzare i processi. La strategia è già tracciata dall’Europa, bisogna solo metterla in pratica, siamo in un periodo critico".