C’è un edificio che più di altri ha la capacità di raccontare la città di Milano in un momento ben preciso, ossia il passaggio di secolo in cui si è trovata sospesa tra memoria industriale e nuove forme urbane; e non è un caso che sorga a nord della città, dove un tempo dominavano capannoni e fabbriche, diventando in pochi anni un punto di riferimento culturale. Si tratta del progetto di Vittorio Gregotti, il Teatro Arcimboldi, pensato per dialogare con la città, con il pubblico e con la musica.
Chi era Vittorio Gregotti?
Vittorio Gregotti è stato uno dei protagonisti assoluti dell’architettura italiana del Novecento. Nato a Novara nel 1922 e formatosi al Politecnico di Milano, ha attraversato oltre mezzo secolo di dibattito architettonico, distinguendosi come progettista, teorico e intellettuale fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2020.
Fondatore dello studio Gregotti Associati, ha firmato interventi urbani e architettonici in Italia e all’estero, con una particolare attenzione al rapporto tra edificio, contesto e paesaggio. Infatti, Gregotti ha sempre rifiutato l’idea dell’architettura come gesto isolato o puramente iconico: ha sostenuto una visione in cui il progetto nasce dalla lettura attenta del luogo, della sua storia e delle sue trasformazioni sociali.
Parallelamente all’attività professionale, ha svolto un ruolo centrale nel dibattito culturale come direttore di riviste, docente universitario e saggista. La sua opera è stata segnata da un rigoroso senso civile dell’architettura, intesa come strumento capace di dare forma allo spazio pubblico e alla vita collettiva.
Il Teatro degli Arcimboldi: la visione di Gregotti
Alla fine degli anni Novanta Milano decide di dotarsi di un nuovo grande teatro. Questo, però, rappresenta una sfida duplice: da una parte si ha l’esigenza di rispondere a una necessità temporanea e, dall’altra, si deve immaginare uno spazio destinato a durare nel tempo.
Il Teatro degli Arcimboldi nasce come sede temporanea del Teatro alla Scala, chiuso per restauro tra il 2002 e il 2004. Insieme al suo studio, Vittorio Gregotti interpreta però questa occasione come un’opportunità incredibile dal punto di vista urbano e culturale.
Il progetto si inserisce nel più ampio piano di riqualificazione dell’area Bicocca, ex distretto industriale Pirelli trasformato in uno dei poli universitari e culturali di Milano. In questo modo Gregotti concepisce il teatro non come un monumento isolato, ma come parte di un sistema urbano in costruzione ed evoluzione.
Le caratteristiche del Teatro
Per dare forma a questa appartenenza e continuità, l’architetto sceglie di affidarsi a delle forme essenziali, geometriche, prive di decorazioni superflue, assolutamente in linea con la chiarezza funzionale e la durata nel tempo tanto ricercate.
Grande attenzione viene inoltre riservata alla qualità acustica e alla visibilità, elementi fondamentali per un edificio destinato a ospitare opere liriche, concerti e spettacoli di grande scala; così, il Teatro degli Arcimboldi diventa un esempio di architettura contemporanea capace di armonizzare esigenze tecniche, ruolo urbano e identità culturale.
Com'è fatto il Teatro degli Arcimboldi di Milano
Dal punto di vista architettonico, il Teatro degli Arcimboldi si presenta come un volume compatto e riconoscibile. Come rivestimento è stato scelto il laterizio, un materiale che richiama la tradizione costruttiva lombarda e che lo aiuta dialogare armoniosamente con il contesto urbano circostante. L’interno è invece dominato da una visione funzionale rigorosa, pensata per garantire comfort, visibilità e acustica di alto livello.
Fiore all’occhiello di questo progetti è però la sala principale del teatro: si tratta infatti di una delle più grandi d’Italia, con una capienza di circa 2.300 posti. A questo particolare si aggiungono anche la disposizione dei sedili e la conformazione della platea e delle gallerie, che assicurano una buona visuale del palcoscenico da ogni punto.
Completa la lista delle eccellenze tecniche del teatro un palco più ampio rispetto a quello della Scala, progettato per accogliere produzioni complesse e scenografie di grandi dimensioni. Per comprendere meglio il valore architettonico e progettuale del Teatro degli Arcimboldi, può essere utile far riferimento a questo riepilogo:
- una sala dalla geometria studiata per l’acustica della musica lirica e sinfonica;
- un palcoscenico profondo e tecnologicamente avanzato;
- spazi di servizio ampi e funzionali per artisti e tecnici;
- un inserimento urbano che dialoga con piazze e percorsi pedonali.
Nel tempo, il Teatro degli Arcimboldi ha saputo affermarsi come spazio polivalente, ospitando non solo opera e musica classica, ma anche musical, danza, concerti pop e spettacoli internazionali.
Alcune curiosità sulle origini del teatro milanese
Alcuni aspetti della storia e della struttura del Teatro degli Arcimboldi meritano una certa attenzione visto che hanno contribuito a costruire la leggenda di un luogo diventato certezza per la vita culturale milanese. Ecco dunque le curiosità più rilevanti riguardo la sua nascita e le origini:
- è stato inaugurato nel 2001 con una produzione lirica diretta da Riccardo Muti;
- ha ospitato l’intera stagione del Teatro alla Scala durante i lavori di restauro della storica sede;
- il nome deriva dalla vicina via degli Arcimboldi, a sua volta ispirata alla nobile famiglia milanese;
- l’acustica è stata progettata per avvicinarsi il più possibile agli standard della Scala;
- è uno dei primi grandi teatri costruiti a Milano dopo decenni di assenza di nuove sale liriche.
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