È possibile far pagare una porzione del mutuo al datore di lavoro, se nel welfare è incluso il rimborso degli interessi passivi
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Mutuo pagato dal datore di lavoro
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Per i lavoratori dipendenti, l’accesso ad agevolazioni sui finanziamenti permette di avere un miglior controllo sul budget mensile. Ma come far pagare il mutuo al datore di lavoro? Se l’azienda mette a disposizione programmi di welfare per i propri lavoratori, spesso si può approfittare di bonus sugli interessi passivi del mutuo, fino a 2.000 euro esentasse. È però necessario inoltrare una richiesta formale con tutta la documentazione - dal contratto al piano di ammortamento - e dichiarazioni sostitutive dei requisiti di legge. È inoltre utile confrontare preventivamente le opzioni previste dal welfare aziendale con le offerte delle banche, per trovare il mutuo migliore per le proprie esigenze di risparmio.

È possibile far pagare il mutuo al datore di lavoro?

In un contesto economico dove i costi per l’abitazione possono influire anche pesantemente sul budget delle famiglie, sono sempre più i lavoratori dipendenti che cercano agevolazioni aggiuntive sul mutuo. Fra le diverse opzioni, vi è anche la possibilità di coinvolgere la propria azienda per un sostegno finanziario, in base ai benefici accessori messi eventualmente a disposizione.

Ma è possibile far pagare il mutuo al datore di lavoro? In linea generale, non sono previsti meccanismi che permettano di addebitare l’intera rata del finanziamento alla propria azienda, bensì dei bonus che permettono, entro certi limiti, di ottenere un sostegno sugli interessi passivi dello stesso mutuo. 

Tale meccanismo si basa sui cosiddetti fringe benefit, ovvero dei vantaggi aggiuntivi che permettono al dipendente di ottenere importanti agevolazioni e, al contempo, al datore di lavoro di erogare somme esenti da tassazione. È però necessario sapere che:

  • questi benefici non sono automatici, ma dipendono dall’effettiva disponibilità di programmi di incentivazione dei dipendenti all’interno dell’azienda;
  • il contributo sul mutuo deve essere integrato nei piani d’assistenza aziendale, in base ad accordi individuali o collettivi, e normalmente richiedere che il finanziamento sia destinato all’acquisto o alla ristrutturazione della casa del dipendente, se adibita a dimora principale.
Mutuo sulla casa e datore di lavoro
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Di norma, il rimborso degli interessi del mutuo tramite fringe benefit può concretizzarsi sia con il pagamento diretto degli interessi, che con contributi che ne coprono parzialmente i costi. Fondamentale è inoltre verificare le condizioni previste dal programma di welfare, anche analizzando preventivamente il piano di ammortamento - ad esempio, con una simulazione del mutuo - per calcolare gli interessi eleggibili.

Cos’è il bonus per il mutuo fringe benefit

Entrando maggiormente nel dettaglio, è utile conoscere il contesto normativo e il funzionamento del bonus per il mutuo, ottenibile avvalendosi dei fringe benefit aziendali. In linea esemplificativa, si tratta di una misura di welfare che permette ai lavoratori di ottenere un rimborso degli interessi del mutuo sulla prima casa, senza che queste somme concorrano a formare reddito imponibile.

Questo strumento è totalmente facoltativo per i datori di lavoro, i quali non sono tenuti a offrirlo automaticamente ai dipendenti, e si inserisce nel quadro generale dei fringe benefit, così come regolati dall’articolo 51 del D.P.R. 917/1986 - ovvero il TUIR - a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2024 e della proroga temporanea fino al 2027, prevista invece dalla Legge di Bilancio 2025.

Semplificando, la normativa vigente permette ai datori di lavoro di includere nel proprio welfare aziendale il rimborso, totale o parziale, degli interessi sul mutuo dei dipendenti per l’abitazione principale, approfittando:

  • di un’esenzione dagli oneri fiscali e contributivi per il lavoratore, fino a 1.000 euro l’anno per i dipendenti senza figli e fino a 2.000 per quelli con figli a carico;
  • della possibilità di deduzione integrale dei costi per l’azienda.

Il rimborso degli interessi passivi del mutuo tramite welfare può avvenire con un pagamento diretto - previa la presentazione dell’idonea documentazione, come il contratto di mutuo, il piano di ammortamento e le ricevute delle rate - o attraverso altre piattaforme di welfare predisposte dall’azienda. Ancora, è necessario sapere che l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 5/E/2024, ha chiarito che il bonus non può essere goduto in assenza di sufficiente documentazione provata e, fatto non meno importante, l’impossibilità di cumulare il rimborso aziendale con la detrazione IRPEF al 19% sulla stessa quota di interessi.

Come ottenere un risarcimento degli interessi sul mutuo

Per poter usufruire di eventuali bonus previsti a livello aziendale, il dipendente deve raccogliere tutta la documentazione idonea e presentare formale domanda. Ma quali sono gli step per rientrare nei piani di welfare sugli interessi del mutuo?

Interessi sul mutuo
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Innanzitutto, è indispensabile verificare che la propria azienda offra programmi di assistenza dedicata, all’interno dei fringe benefit: se questa possibilità non dovesse essere particolarmente pubblicizzata dal datore di lavoro, con comunicazioni mirate ai dipendenti, si può accertarne l’esistenza con l’aiuto del reparto risorse umane.
Dopodiché, il lavoratore dovrà procedere:

  • preparando tutta la documentazione necessaria, come ad esempio la copia del contratto di mutuo comprensivo del piano di ammortamento, gli estratti conto bancari a conferma dei pagamenti necessari e una dichiarazione sostitutiva, che attesti l’assenza di altri simili rimborsi e il rispetto dei requisiti di legge sull’abitazione principale;
  • inviando una richiesta formale all’azienda, solitamente compilando i moduli interni messi a disposizione per i lavoratori, secondo le modalità e le tempistiche previste dal datore di lavoro.

È però utile ricordare nuovamente il rapporto tra il rimborso degli interessi del mutuo con piani welfare e 730, cioè la dichiarazione dei redditi:

  • le somme rimborsate non concorrono a determinare reddito imponibile, entro le soglie stabilite per legge;
  • per la quota degli interessi passivi pagata dall’azienda, non è possibile usufruire contemporaneamente anche della detrazione del 19% sull’IRPEF. Tuttavia, l’agevolazione sull’abitazione principale rimane per la quota di interessi eccedente a quella rimborsata dal datore di lavoro, per un massimo di 4.000 euro annui.

Soglie di esenzione del bonus mutuo dal datore di lavoro per il 2026

Infine, è utile entrare anche nel dettaglio delle soglie previste a livello normativo per l’esenzione fiscale e contributiva sui fringe benefit. Ma quali sono i limiti per il rimborso degli interessi di mutuo tramite welfare nel 2026?

In base alle modifiche introdotte al TUIR con la Legge di Bilancio 2025, e alla Circolare 5/E/2024 dell’Agenzia delle Entrate, il dipendente può approfittare dell’esenzione fiscale e contributiva:

  • fino a 1.000 euro annui, se non vi sono figli a carico, considerando non solo il bonus sugli interessi, ma anche altri benefici aziendali, come le spese per utenze domestiche o canoni di locazione, sempre sull’abitazione principale;
  • fino a 2.000 euro annui, sempre alle medesime condizioni, per chi ha figli a carico;
  • per i mutui cointestati, il rimborso può coprire l’intera quota solo se il cointestatario è un familiare a carico.

In caso di superamento delle soglie, l’intero importo eccedente diventa tassabile, quindi rientra nel reddito da lavoro del dipendente. Ancora, è bene ricordare che l’accesso al rimborso degli interessi del mutuo con fringe benefit può avvenire solo in presenza di documentazione probatoria, che confermi che il mutuo viene regolarmente pagato e riguarda l’abitazione principale.

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