Nella storia dell’architettura italiana del secondo dopoguerra, pochi nomi evocano con altrettanta forza l’idea di città come struttura viva, complessa e sociale come quello di Aymonio; infatti, per lui gli edifici non erano semplici contenitori ma luoghi di incontro, di conflitto e di condivisione. Architetto, teorico e docente, Carlo Aymonino è stato una delle voci più intense di una generazione che ha creduto nell’architettura come strumento per comprendere e trasformare la società.
Chi era Carlo Aymonino
Nato a Roma nel 1926, Carlo Aymonino si laurea in architettura presso La Sapienza nel 1950, entrando presto in contatto con le sfide della ricostruzione post-bellica; infatti, nei primi anni inizia a lavorare a progetti di edilizia sociale, confrontandosi subito con la complessità dell’abitare collettivo e con la necessità di trasformare la città come una risposta efficiente e realistica alle esigenze della comunità.
Fin dall’inizio la sua carriera si muove su due fronti: da una parte progettare edifici e quartieri, dall’altra riflettere sul senso della città e sulla sua organizzazione. Seguendo le sue idee, inizia a collabora con riviste del settore e non si tira indietro dal confronto con altri intellettuali e architetti dell’epoca. Negli anni '60 e '70 Aymonino approfondisce il rapporto tra edifici e spazi urbani, concependo la città come un organismo complesso.
Inoltre, insegna nelle principali scuole italiane e ricopre ruoli di rilievo come quello di rettore dello IUAV di Venezia, portando avanti una visione dell’architettura dove la dimensione sociale e collettiva è centrale rispetto alle esigenze dello stile o delle diverse correnti, e divenendo uno degli architetti che hanno lasciato il segno nell'abitare in Italia. Uno dei frutti più concreti di tutte queste formulazioni, esperienze e visioni è il complesso di Monte Amiata a Milano, un esempio emblematico della sintesi tra teoria e pratica.
L’idea di "Piazza" dell'architetto Aymonino
Un aspetto centrale nella filosofia del progettare e costruire che ha caratterizzato tutta la carriera di Aymonino è la piazza: per lui non rappresenta solo un vuoto tra edifici, ma un elemento vitale della città. È uno spazio di relazione, un luogo dove la vita urbana si manifesta e dove le persone si incontrano, dialogano e si riconoscono come comunità.
Considerando questo, in tutti i suoi progetti gli spazi di relazione assumono un ruolo centrale: nel complesso del Gallaratese, ad esempio, aree aperte e percorsi pedonali creano una sorta di piazza diffusa, un teatro all’aperto, con cortili interni e spazi triangolari che legano edifici e abitanti.
Così, ogni spazio è pensato per favorire il contatto sociale e per rompere la monotonia dei blocchi residenziali isolati. La sua concezione sottolinea quanto lo spazio pubblico sia fondamentale per la vita collettiva, non come residuo urbano, ma come cuore pulsante della città.
Le principali opere di Carlo Aymonino
Carlo Aymonino ha realizzato progetti che raccontano la sua attenzione alla città e all’abitare; partendo da questa premessa, è possibile affermare che ogni singola opera firmata da lui riflette un pensiero architettonico profondo e un approccio alla comunità e agli spazi collettivi.
Per comprendere meglio la filosofia dell’abitare e la visione che ha mosso tutta la sua carriera, è necessario considerare le principali opere di Carlo Aymonino:
- Monte Amiata, Milano (1967‑1974): si tratta di cinque edifici di altezze diverse disposti attorno a spazi aperti, percorsi pedonali e un teatro all’aperto. Un progetto emblematico che sintetizza l’idea di comunità urbana e complessità tipologica.
- Quartiere INA‑Casa, Roma (anni ’50): è un progetto di edilizia sociale che affronta le esigenze abitative del dopoguerra, segnando l’inizio della sua riflessione sulla città.
- Spine Bianche, Matera (1955‑1957): è il complesso popolare che introduce i primi principi di organizzazione spaziale collettiva.
- Tratturo dei Preti, Foggia (1957): questo progetto è un intervento sull’abitazione sociale che esplora relazioni tra spazi e aggregazioni umane.
- Università di Firenze (1971) e Università della Calabria (1973): due progetti accademici in cui lo spazio funzionale incontra una visione urbana complessa.
- Palazzo di Giustizia di Ferrara (1977‑1984): un edificio istituzionale che combina funzionalità, estetica e relazione con il contesto urbano.
Il complesso di Monte Amiata nel Gallaratese
Il complesso di Monte Amiata nel quartiere Gallaratese di Milano rappresenta il culmine del pensiero di Carlo Aymonino: qui, infatti, non ci si trova solo davanti ad un insieme di edifici, ma si entra a contatto con un vero e proprio organismo urbano pensato per creare relazioni tra gli abitanti.
Progettato alla fine degli anni ’60, il complesso nasce con l’idea di una micro-città autonoma arricchita da edifici di varie altezze organizzati attorno a spazi aperti, percorsi pedonali e piazze triangolari, in modo da favorire il contatto sociale e la coesione comunitaria; inoltre, il progetto prevede anche spazi commerciali al piano terra e un teatro all’aperto, creando una continuità tra abitazioni private e spazi collettivi.
La collaborazione con Aldo Rossi ha poi contribuito a integrare elementi tipici della città storica in un linguaggio contemporaneo, dando vita a un quartiere emblematico, spesso ricordato per il colore rosso dei suoi edifici e per la capacità di rendere viva la vita urbana.
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