I canoni di affitto sono in aumento in tutta Europa. In alcune regioni europee affittare un normale appartamento con due stanze può assorbire oltre l’80% del salario mediano. Un livello di insostenibilità che non rappresenta più soltanto un problema economico o sociale, ma che secondo gli esperti sta assumendo i contorni di una vera emergenza di salute mentale, soprattutto tra i giovani.
È quanto emerge da un rapporto pubblicato il 29 gennaio 2026 da Eurofound, che conferma come il costo degli affitti nell’Unione europea abbia raggiunto soglie tali da compromettere la stabilità psicologica delle fasce più vulnerabili della popolazione. La stessa Eurofound aveva già individuato l’abitazione come uno dei principali determinanti della salute mentale: oggi, avvertono gli analisti, la crisi va ben oltre.
Giovani i più colpiti dal caro casa
A pagare il prezzo più alto dell’emergenza abitativa sono i giovani adulti, penalizzati da redditi mediamente più bassi e da una minore capacità di assorbire l’aumento dei costi. Secondo i dati Eurostat, circa il 10% delle persone tra i 15 e i 29 anni nell’Ue è sovraccaricato dai costi dell’abitazione, contro l’8% della popolazione complessiva.
In alcuni Paesi il divario generazionale è ancora più marcato. In Danimarca, quasi il 29% dei giovani si trova in condizioni di forte stress abitativo, a fronte del 15% dell’intera popolazione. Nei Paesi Bassi, la quota di giovani sovraccaricati dai costi della casa (15%) è più che doppia rispetto alla media generale (7%).
A rendere la situazione ancora più critica è l’andamento dei prezzi nel lungo periodo: dal 2010, secondo lo stesso studio Eurofound, i prezzi di vendita delle abitazioni nell’Ue sono aumentati del 55,4%, mentre gli affitti sono cresciuti del 26,7%.
“Stress cronico e insicurezza abitativa alimentano ansia e depressione”
Le conseguenze di questa pressione economica si riflettono sempre più sulla salute mentale. A lanciare l’allarme sono anche i clinici di Flow Neuroscience, azienda attiva nello sviluppo di strumenti di stimolazione cerebrale per il trattamento della depressione.
"Le evidenze scientifiche indicano che l’accesso a un’abitazione non sostenibile contribuisce direttamente alla crisi della salute mentale, mantenendo le persone in uno stato costante di stress", spiega Hannah Nearney, psichiatra e direttrice medica per il Regno Unito di Flow Neuroscience. "Quando la casa è insicura, la mente resta concentrata sulla sopravvivenza, anziché sulla crescita personale, sulla creatività o sulle relazioni. In questo contesto, ansia e depressione non sono solo fragilità individuali, ma risposte naturali a condizioni di vita che negano stabilità e sicurezza psicologica".
Secondo Nearney, il fatto che questa pressione non abbia colpito allo stesso modo le generazioni precedenti rende necessario un cambio di approccio: «Dobbiamo dotarci di nuovi strumenti per affrontare l’impatto di questo ciclo di stress cronico».
Il piano europeo per l’edilizia accessibile
Sul fronte politico, Bruxelles ha recentemente presentato il primo Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile, una strategia pensata per migliorare l’accesso alla casa per lavoratori, giovani e persone senza dimora.
Tra le misure previste figurano l’aumento dei finanziamenti, l’incentivo alla messa sul mercato degli immobili sfitti, nuove regole sugli affitti brevi, programmi di formazione per la forza lavoro e possibili interventi per contrastare la speculazione immobiliare.
Nuovi modelli di cura per una crisi strutturale
Secondo gli esperti, tuttavia, le politiche abitative da sole non bastano. "Accanto ai piani per la casa, servono modelli di assistenza innovativi per affrontare una crisi di salute mentale alimentata da anni di inazione", sottolinea Nearney. "Chi vive in condizioni abitative instabili o è gravato da costi eccessivi dovrebbe poter accedere a forme di supporto adeguate".
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