Sul fronte delle case green, il 2030 è una scadenza che desta attenzione e in alcuni casi anche qualche timore. Bisogna però ricordare che non si tratta di un anno da fine del mondo per il mercato immobiliare. L’Energy performance of buildings directive (Epbd) ha infatti previsto il raggiungimento di determinati obiettivi complessivi a livello nazionale. Obiettivi che devono essere letti nel modo corretto: i nuovi edifici residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2030; mentre per gli edifici residenziali non di nuova costruzione, i Paesi Membri dovranno adottare misure per garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro quello stesso anno. Nessun obbligo, dunque, di classe energetica minima per ogni singola abitazione. Ma intanto cosa raccontano le ultime notizie relative alla direttiva europea sulle case green?
Case green, la situazione in Italia
Il mese di maggio avrebbe dovuto portare con sé una novità importante. Il nostro Paese avrebbe infatti dovuto recepire la tanto discussa Energy performance of buildings directive, entrata in vigore due anni fa, e quindi adeguarsi alle norme stabilite dall’Unione europea volte ad avere nel 2050 un parco immobiliare a emissioni quasi zero.
Ma il recepimento è saltato, come è saltata la scadenza del 31 dicembre 2025 entro la quale i Paesi membri dovevano inviare a Bruxelles la prima bozza dei propri piani nazionali di ristrutturazione degli edifici, cosa che ha fatto scattare una procedura d’infrazione. La data del 29 maggio 2026 era importante in quanto rappresentava la scadenza entro la quale gli Stati membri avrebbero dovuto far entrare in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alle nuove regole europee sulla prestazione energetica degli edifici. Ad oggi, dunque, mancano disposizioni nazionali per raggiungere gli obiettivi europei. L’Italia deve ancora definire in che modo intende raggiungere gli obiettivi previsti dalla direttiva europea sulle case green entrata in vigore nel 2024, quali edifici saranno interessati e quali incentivi verranno messi a disposizione per favorire l’efficientamento energetico.
In questo contesto, anche in assenza di disposizioni nazionali volti a chiarire in che modo si intende raggiungere gli obiettivi europei, l’attenzione per l’efficientamento energetico delle abitazioni rimane alta. Il mese scorso, l’Associazione bancaria italiana, nel corso della riunione dell’High Level Forum for Sustainable Building Renovation, ha sottolineato come l’importanza della questione ambientale e della transizione verde nel comparto immobiliare rappresenti una priorità per l’Abi e per il mondo bancario-finanziario, quale leva di crescita e sviluppo sostenibile dell’Italia. In particolare, l’Associazione bancaria italiana ha sottolineato la necessità di rafforzare le misure per agevolare l’accesso al credito destinato agli interventi di efficientamento energetico di abitazioni, condomìni e immobili produttivi, e di assicurare maggiore semplicità operativa, certezza regolamentare e coordinamento tra i diversi strumenti di sostegno disponibili.
Le novità per l’Attestazione di prestazione energetica (Ape)
Nel frattempo, però, sono entrate in vigore le nuove regole per l’Ape, l’Attestato di prestazione energetica. E dal 3 giugno 2026 sono entrati in vigore i nuovi Requisiti Minimi. Le novità determinano una nuova scala di classificazione e una descrizione più precisa e chiara del consumo energetico del proprio immobile, della tipologia degli impianti presenti e delle scelte fatte in materia di energia rinnovabile. Ma, attenzione, gli Attestati di prestazione energetica già rilasciati continuano a mantenere la loro validità naturale.
Cosa prevede la direttiva europea sulle case green
La direttiva europea sulle case green (Epbd 2024/1275) è la normativa europea sulla prestazione energetica degli edifici. Il suo obiettivo è rendere il patrimonio immobiliare europeo progressivamente più efficiente e meno inquinante, per arrivare a edifici a emissioni quasi zero entro il 2050.
Secondo quanto previsto dal provvedimento:
- per gli edifici residenziali non di nuova costruzione, i Paesi Membri dovranno adottare misure per garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035;
- per gli edifici non residenziali, gli Stati Membri dovranno ristrutturare il 16% degli immobili con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi nazionali di prestazione energetica da rispettare per tutto il settore dell’edilizia;
- i nuovi edifici residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2030;
- mentre i nuovi edifici non residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2028.
Non ci sono quindi obblighi di ristrutturazione entro il 2030 e non c’è un divieto di vendere gli immobili con la classe energetica bassa. Non c’è inoltre un obbligo europeo volto a imporre di raggiungere una determinata classe energetica entro una data prestabilita e non è previsto un blocco automatico delle abitazioni in classe F o G.
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