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Padiglione Italia alla Biennale 2018: un viaggio alla scoperta di un invisibile "Arcipelago"

Nella splendida cornice dell'Arsenale di Venezia, Mario Cucinella e il suo team di architetti hanno dato nuova vita al Padiglione Italia costruendo un viaggio lungo i luoghi meno conosciuti, ma non per questo culturalmente meno ricchi e affascinanti, de "L'Arcipelago Italia". idealista news ti porta a scoprire i segreti e le possibilità di riscatto di questi territori emarginati, e spesso invisibili ai più, con Irene Giglio, coordinatore del progetto.

Protagonisti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia non sono i grandi centri cittadini, bullicanti di persone, ma i territori emarginati, "spazialmente e temporalmente lontani dalle grandi città e dai servizi principali" che costituiscono il grande "Arcipelago Italia". "Il Padiglione - svela Irene Giglio - nasce proprio da una considerazione strategica: quella che il 60% del territorio italiano è formato da aree interne e remote, con una popolazione ridotta che si ridurrà ulteriormente nei prossimi anni e i cui trend di invecchiamento sono ancora più accentuati rispetto a quelli già preoccupanti del resto del panorama nazionale. Questi territori sono detentori di una ricchezza culturale, artistica e paesaggistica davvero straordinaria".

"La suggestione che volevamo dare con la parola 'Arcipelago' è quella di terre emerse in un oceano più indistinto che è quello delle città". La mostra è strutturata in due parti che ripercorrono un poco la struttura dell'Arsenale, diviso in due tese". La prima - introdotta da un docufilm prodotto in collaborazione con RaiCinema - dedicata a otto itenerari (Alpi Occidentali; Alpi Orientali; Appennino Settentrionale; Appennino Centrale; Appennino Sannita-Campano-Lucano; Subappennino Dauno – Alta Murgia – Salento; Appennino Calabro – siculo; Sardegna) presenta settanta progetti di architettura contemporanea, scelti tra i cinquecento che hanno risposto alla call di giugno 2017. "Il visitatore attraverso questi itinerari può capire così le potenzialità e le fragilità di questi territori".

La seconda tesa presenta su cinque tavoli - che rappresentano le cinque zolle dell'Arcipelago -  altrettanti progetti sperimentali per il riscatto di queste zone. "Se non si fa qualcosa oggi questi luoghi sono destinati a diventare sempre più spopolati e sempre più vecchi, per questo è necessario intervenire su alcuni aspetti inerenti alla mobilità, all'ambiente e all'economia. In questo l'architettura può agire perché può fornire servizi alla comunità e alla società tramite la creazione di un edificio ibrido che racchiuda in sé, in maniera sostenibile, un centro sanitario, un centro produttivo, una biblioteca".