Per riscaldarsi nei freddi mesi invernali, molti italiani continuano a preferire l’accensione di camini e stufe a pellet. Tuttavia, soprattutto nell’ultimo decennio, in alcune regioni sono stati introdotti limitazioni e divieti all’uso di impianti inquinanti perché datati e poco efficienti. Il pugno duro vige, in particolare, nelle regioni dove la combustione domestica contribuisce a produrre una notevole quantità di polveri sottili, dannose per la salute.
Per questo motivo, le Regioni e i Comuni sono intervenuti con leggi, particolarmente severe nelle zone dove il problema dell’inquinamento è accentuato, che stabiliscono multe per camini e stufe non in linea con i moderni standard di emissione e di efficientamento energetico.
Quali sono le multe per chi accende il camino?
Le regioni al cui interno le istituzioni locali hanno adottato leggi particolarmente severe circa la restrizione dell’uso o, anche, del possesso di apparecchi inquinanti e dannosi per la salute sono:
- la Lombardia;
- il Piemonte;
- il Veneto;
- l’Emilia Romagna.
Il denominatore comune di queste regione è la Pianura Padana, territorio particolarmente segnato dal problema delle polveri sottili, soprattutto in inverno quando si concentrano attività industriali, traffico stradale e riscaldamento delle abitazioni.
I privati che non si adeguano alle nuove norme sulle stufe e i camini rischiano multe che possono arrivare fino a 5.000 euro, particolarmente gravose per i casi di impianti a legna o biomassa, obsoleti e non conformi (e non dichiarati) agli standard più recenti in tema di emissioni di CO2.
Ulteriori regole si applicano su tutto il territorio nazionale e riguardano normative e autorizzazioni necessarie, per esempio, al corretto utilizzo della canna fumaria in condominio.
Dove è vietato accendere stufe e camini
Nelle regioni indicate, accendere stufe e camini è sempre vietato se si possiedono impianti vecchi e obsoleti, il cui livello di emissione di agenti inquinanti è elevato, superiore al minimo consentito. Apparecchi di questo tipo rientrano negli ultimi due gradini della classifica predisposta per misurare l’impatto ambientale. Infatti, camini e stufe sono classificati dal decreto ministeriale 186 del 2017 con:
- una stella, se si tratta di impianti parecchio inquinanti;
- due stelle, se gli impianti hanno un livello di emissione molto alto;
- tre stelle, se le emissioni sono a un livello medio;
- quattro stelle, per impianti che emettono sostanze in bassa quantità;
- cinque stelle per gli impianti ad alta efficienza e a impatti ridotti al minimo.
È utile considerare che, soprattutto nei mesi in cui le norme delle Regioni hanno una certa valenza, e dunque da ottobre ad aprile, stufe e camini classificati con una o due stelle sono pressoché vietati in tutti i comuni delle regioni interessate dai provvedimenti più severi.
Nelle altre regioni d’Italia - a eccezione della Toscana dove qualche regola restrittiva è entrata in vigore da poco e obbliga i proprietari di stufe e camini alimentati a biomasse all’obbligo di registrazione - non vi sono divieti particolari, nemmeno per gli impianti classificati con una o due stelle.
Quali caminetti vanno denunciati
Pertanto, i divieti particolari si applicano, più nello specifico, nelle regioni del Nord Italia interessate sia dalla presenza delle Alpi che della Pianura Padana. La regola generale prevede che debbano essere denunciati i caminetti a legna e a biomassa che superano i 5 kW di potenza termica, ma non siano in linea con gli standard di emissione.
L’applicazione di questo principio porta a vietare e a limitare i camini da una a tre stelle e i vecchi camini aperti. Tuttavia, i divieti previsti variano a seconda della regione, con multe per chi usa camino o stufa non in regola di entità differente a seconda dell’infrazione e del livello di inquinamento dell’aria.
Multe per camini e stufe più salati in Lombardia
La correlazione tra inquinamento dell’aria e multe per chi usa stufe e camini più salate per impianti obsoleti e dannosi per la salute trova la sua massima espressione in Lombardia. In questa regione il divieto di accendere i vecchi impianti a biomassa è stato imposto dalla legge 24 del 2006, con multe che vanno da 500 a 5.000 euro.
La nuova normativa sui camini a legna impone, in tutto il territorio regionale, l’utilizzo dei soli impianti classificati con quattro o cinque stelle. La regola deve essere tenuta presente se si voglia costruire un camino in casa o dotarsi di una stufa a pellet. Peraltro, dal 2018 è stato introdotto un ulteriore divieto che riguarda le stufe a pellet di potenza non superiore a 35 kW per le quali si prevede l’alimentazione esclusivamente a biomassa di classe A1.
Tra le ultime novità della normativa regionale, si fa presente che è scaduta l’eccezione del comune di Brescia e degli altri comuni sotto i 300 metri sul livello del mare di poter utilizzare impianti a pellet sotto i 10 kW di potenza purché classificati con almeno tre stelle. Limitatamente ai comuni al di sotto e al di sopra dei 300 metri sul livello del mare, dal 16 ottobre 2024 si applicano i seguenti requisiti:
- nei comuni sopra i 300 metri sul livello del mare i generatori devono essere non al di sotto di 4 stelle e generare emissioni di polveri sottili entro 20 mg/Nm3;
- nei comuni sotto i 300 metri i generatori devono essere classificati con almeno 4 stelle, generare emissioni di polveri sottili entro 15 mg/Nm3 ed emissioni di COT (Carbonio Organico Totale) non superiori a 35 mg/Nm3.
Nel comune di Brescia, terminata la deroga, si applicano le regole dei restanti comuni della regione che richiedono impianti moderni e a basso impatto ambientale, classificati con almeno quattro stelle.
Emilia Romagna, divieto e multe per camini e stufe di classe 1 e 2
Le nuove regole relative all’utilizzo di stufe e camini a biomasse nella regione Emilia Romagna derivano dalle delibere sulla qualità dell’aria di ottobre 2019 e marzo 2020.
La Regione stabilisce che per i comuni al di sotto di 300 metri di altitudine sia vietata l’accensione di stufe, termostufe e camini classificati con una o due stelle nel caso in cui nella stessa abitazione sia presente un’altra tipologia di impianto per riscaldarsi, come per esempio i termosifoni.
Da questo divieto sono esenti i comuni montani che, di norma, registrano temperature ben più rigide.
Piemonte e Veneto, vietati gli impianti fino alla classe 3
In Piemonte, invece, la delibera regionale datata 2018 ha imposto il divieto di installare generatori di calore aventi le seguenti caratteristiche:
- alimentati a biomassa legnosa;
- di potenza nominale inferiore a 35 kW;
- classificati con 1 a 2 stelle (dal 2019 il divieto si applica agli impianti da 1 a 3 stelle).
La Regione Veneto adotta la stessa normativa. Infatti, con la delibera della Giunta numero 836 del 2017 si dispone il divieto di accendere stufe e camini a legna di classe 1 e 2, mentre dal 2019 il divieto è stato innalzato includendo anche gli impianti a 3 stelle.
Quali sono le multe per la stufa a pellet non in regola?
Le sanzioni per l’utilizzo di impianti non consentiti variano a seconda dei differenti livelli di allerta e per la presenza di divieti. In genere, le multe variano da un minimo di 100 euro fino a un massimo di 500 euro se l’infrazione consiste in un utilizzo scorretto o nella presenza di un divieto diramato dalle amministrazioni locali.
Diversamente, si può arrivare fino a 5.000 euro, come nel caso delle sanzioni applicate nella regione Lombardia, per impianti non dichiarati o non conformi, particolarmente obsoleti e inquinanti. È bene informare che i controlli possono essere affidati a diversi soggetti, ma quasi sempre può trattarsi:
- della Polizia locale che interviene in genere in base a una segnalazione, ma anche in ottemperanza a controlli programmati nei periodi in cui sono evidenti i picchi di inquinamento;
- enti a tutela dell’ambiente, come l’ARPA, che verificano il rispetto delle limitazioni. Peraltro, durante la verifica può essere richiesta la documentazione relativa alla classe dell’impianto e il relativo libretto, nonché i certificati riguardanti l'installazione di una canna fumaria e la sua pulizia e manutenzione.
I casi più gravi sono ritenuti quelli nei quali l’utilizzo dell’impianto costituisca un rischio per l’incolumità pubblica, anche a seguito di modifiche non autorizzate del sistema per evacuare i fumi.
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