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Decreto dignità, l’entrata in vigore e le misure fiscali

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Autore: Redazione

Dopo aver ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri, il decreto dignità è entrato in vigore il 14 luglio, giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. L’inizio dell’esame nell’Aula della Camera slitta al 30 luglio, così come stabilito dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Il 30 luglio dalle 12 si terrà la discussione generale sul provvedimento, le votazioni proseguiranno nelle giornate del 31 luglio e dell’1 e del 2 agosto, quando è previsto il voto finale. L’esame del Senato è programmato la settimana successiva dal 6 al 10 agosto.

Tra gli interventi previsti, oltre il limite di utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato, ci sono misure in materia di semplificazione fiscale: dalla modifica al redditometro all’abolizione dello split payment per i professionisti.

Redditometro

Il decreto dignità prevede la modifica del “redditometro” mediante l’introduzione di una disposizione secondo cui il decreto ministeriale attualmente vigente, che elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva, non ha più effetto per i controlli ancora da eseguire relativi al 2016 e agli anni successivi. Il decreto stabilisce poi l’adozione da parte del Mef di un nuovo decreto in materia, dopo aver sentito l’Istat e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori.

Spesometro

Il decreto prevede il rinvio della prossima scadenza per la trasmissione della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute, il cosiddetto spesometro. Viene stabilito che i dati relativi al terzo trimestre 2018 possono essere inviati telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 28 febbraio 2019, anziché entro il secondo mese successivo al trimestre (cioè il 30 novembre 2018).

Split payment

Il decreto prevede l’abolizione del meccanismo della scissione dei pagamenti, il cosiddetto split payment, per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni dai professionisti i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o di acconto.