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"Il terremoto di Amatrice è una storia che si ripete: se non si interviene, tra poco non rimarrà più nessuno"

Autori: @Annastella Palasciano, Paolo Codato (collaboratore di idealista news)

Le violente scosse di terremoto delle ultime ore hanno colpito una zona già martoriata dal sisma del 24 agosto. Una storia che si ripete quella di Amatrice, dove già nel 1639 un devastante sisma portò alla morte di oltre 500 persone e dove oggi più che mai è necessaria "una ricostruzione a norma e in tempi brevi" perché  - come spiega l'architetto romano Carlo Maria Sadich - il rischio è che "in queste zone non rimanga più nessuno, perché le persone per paura stanno già abbandonando le loro case".

Amatrice, una storia che si ripete

Presidente e fondatore della Compagnia del Progetto - società di architettura e ingegneria che ha realizzato importanti progetti di valorizzazione e trasformazione del territorio tanto in Italia come all'estero - l'architetto romano Carlo Maria Sadich - è uno degli esperti che fanno parte del tavolo per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto di agosto. "Secondo una relazione del 1639 - racconta Sadich a idealista news - nella stessa area, nella stessa faglia, c'è stato un sisma circa 300-400 anni fa della stessa tipologia, in cui sono morte circa 500 persone. Dopo qualche giorno c'è stata un'altra scossa violenta, è una storia che si ripete".

Sadich conosce bene Amatrice, dove una casa di sua proprietà è crollata nel recente terremoto - e sa quanto sia importante un intervento di ricostruzione urgente per permettere a chi ancora vive in queste zone di poter vivere senza una paura costante."Il problema delle terre vicino ad Amatrice è che non è pensabile poter trascorrere un inverno in zone dove a volte può fare anche un metro, due di neve, a mille metri, dentro un container, abbandonato. Soprattutto in una situazione come oggi dove continuano delle scosse di terremoto, dove la paura è che venga una scossa ancora più forte e dove molte persone che vivevono nelle case ritenute agibili se ne sono andate perché hanno paura. Se in queste zone non verrà ricostruito qualcosa in tempi brevi, qui non rimarrà più nessuno, perché tutti andranno via". In genere le case sono state costruite con sassi di fiume, con una tecnica senza malte, che con il sisma e in mancanza di un attrito, favorisce lo scivolamento.

Sperimentazione e prevenzione 

"Dobbiamo fare un'evoluzione nella prevenzione anche da un punto di vista della normativa. Anche nelle modalità di ricostruzione di questi abitati (seguendo l'esempio giapponese) fare quale sperimentazione in più. Ne abbiamo tutte le capacità. Basti pensare a molti luoghi dell'Umbria dove c'è stato il terremoto e dove molte case che erano state ricostruite sono rimaste in piedi.

Quant'è importante il lavoro congiunto di diversi specialisti? Bisogna dar vita a una collaborazione tra le varie discipline, perché le spigolature del problema sono tante, tra architetti, ingegneri, urbanistici, sovrintendenza, popolazione, storici del luogo, economisti. Una delle caratteristiche fondamentale che deve avere l'architetto - visto come elemento non creatore, ma coordinatore - è un'enorme capacità di ascolto e comprensione - perché per risolvere un problema bisogna capirlo e saper ascoltare tantissime persone. E' necessario un cambio di mentalità, trovare un 'ammortizzazione italiano' in testa che ci aiuti a entrare nel merito delle cose e ad affrontarle seriamente".