Architetto, teorico, urbanista, intellettuale militante e designer, Gregotti è stato una delle voci più autorevoli del dibattito architettonico europeo. Le sue realizzazioni non sono mai state semplici esercizi formali, ma risposte complesse a contesti storici, geografici e sociali ben definiti, secondo una visione etica del progetto. Per questi motivi, analizzare le opere di Vittorio Gregotti significa leggere mezzo secolo di trasformazioni urbane attraverso edifici diventati simbolo di una stagione culturale precisa.
Università della Calabria, Arcavacata di Rende
Il progetto dell’Università della Calabria, iniziato negli anni Settanta, rappresenta una delle opere più emblematiche di Vittorio Gregotti. Ad attrarre l’attenzione, in particolare, è il campus, sviluppato attraverso un asse lineare sopraelevato che attraversa il territorio collinare: in questo modo si dà vita ad una vera e propria identità urbanistica che diventa allo stesso tempo infrastruttura, spazio pubblico e elemento architettonico.
Gregotti fa inoltre un passo ancora in avanti per quanto riguarda proprio l’interpretazione dell’università: questa infatti non è vista come un insieme di edifici isolati, ma come una città della conoscenza, capace di generare relazioni e identità. Il lungo ponte abitato ospita facoltà, servizi e percorsi pedonali, dando vita ad un dialogo tra architettura e paesaggio calabrese.
L’Università della Calabria è un vero e proprio manifesto politico e culturale. Pensata e realizzata in questo modo, assume la forma di un’istituzione pubblica pensata come motore di sviluppo per il Sud, dove l’architettura assume una funzione civile e collettiva, coerente con la visione di Gregotti, scomparso qualche anno fa.
Centro Cultural de Belém, Lisbona
Il Centro Cultural de Belém, realizzato negli anni Novanta in collaborazione con Manuel Salgado, è uno dei lavori internazionali più noti firmati da Vittorio Gregotti. Inserito in un contesto urbano e simbolico delicato, accanto al Monastero dos Jerónimos e al fiume Tago, il complesso sceglie una monumentalità misurata e orizzontale.
L’insieme di volumi in pietra chiara si articola come una piccola città, fatta di piazze, percorsi e spazi pubblici; e proprio in questo modo Gregotti affronta il tema della rappresentatività culturale europea, usando un linguaggio sobrio, capace di dialogare con la storia senza imitare. Il progetto ospita inoltre sale da concerto, spazi espositivi e funzioni congressuali: è uno dei principali poli culturali del Portogallo.
Quartiere Bicocca, Milano
La riqualificazione dell’area Bicocca a Milano ha rappresentato un passaggio cruciale per quanto riguarda la riflessione sulla riconversione delle aree industriali dismesse; in particolare, Vittorio Gregotti ha affrontato la trasformazione dell’ex complesso Pirelli con un progetto di lunga durata, fondato su regole urbane chiare e riconoscibili.
Il quartiere Bicocca è stato infatti ripensato come parte integrante della città, con una maglia ortogonale che richiama la tradizione milanese e restituisce continuità allo spazio urbano. Edifici per l’università, la ricerca, la residenza e la cultura hanno iniziato a convivere in un disegno unico, dove il controllo dei materiali è stato un veicolo essenziale.
Teatro degli Arcimboldi, Milano
Progettato come sede temporanea del Teatro alla Scala durante i lavori di restauro, il Teatro degli Arcimboldi è diventato in breve tempo un’istituzione stabile della scena culturale milanese; ma come è iniziata la sua storia dal punto di vista progettuale? Gregotti concepisce un edificio dai volumi compatti e riconoscibili, dove la funzione guida ogni singola scelta progettuale.
L’interno è studiato con grande attenzione all’acustica e alla visibilità, mentre l’esterno si inserisce nel contesto della Bicocca con sobrietà e coerenza. Il teatro rifiuta ogni tentazione monumentale tradizionale, scegliendo un linguaggio contemporaneo in grado di dimostrare come il progetto sia funzionale, rappresentativo ed urbano, senza ricorrere.
Pujiang Town, Shanghai
Tra le opere più significative della fase internazionale dello studio Gregotti Associati, Pujiang Town rappresenta un esperimento complesso in cui il modello urbano europeo viene esportato in Cina. Avviato nei primi anni Duemila, il progetto propone una città di nuova fondazione ispirata alla struttura dei centri storici italiani, con piazze, assi prospettici e spazi pubblici.
Gregotti decide anche di affrontare il tema delicato dell’identità, evitando la copia stilistica e puntando invece su regole urbane riconoscibili. In questo modo Pujiang Town diventa un’occasione per riflettere sul rapporto tra globalizzazione e tradizione, mostrando come l’architettura possa mediare tra culture diverse senza perdere rigore. L’intervento conferma la teoria alla base del lavoro di Gregotti, sempre attento alle questioni culturali e politiche del progetto urbano.
Palazzo dello Sport e della Cultura, Pujiang
Accanto al masterplan urbano, a Pujiang l’architetto firma anche diversi edifici pubblici, tra cui il Palazzo dello Sport e della Cultura; l’opera rientra in una strategia che mira a costruire un’identità urbana riconoscibile attraverso architetture chiare e leggibili. Da un punto di vista strutturale, il complesso si distingue per i volumi compatti e per l’uso controllato dei materiali.
In compenso Gregotti decide di lavorare sulla monumentalità contemporanea, concepita come un delicato equilibrio tra funzione e rappresentatività. Anche in questo progetto emerge la coerenza del suo pensiero secondo cui l’architettura deve essere utilizzata come uno strumento di costruzione della città e non come mero esercizio di stile.
Stadio Luigi Ferraris, Genova
L’intervento sullo Stadio Luigi Ferraris, realizzato per i Mondiali di calcio del 1990, è uno dei lavori più discussi e rappresentativi di Vittorio Gregotti. In collaborazione con lo studio Gregotti Associati, l’architetto affronta il tema complesso della trasformazione di un impianto storico inserito in un contesto urbano densamente popolato come quello genovese.
La scelta dunque non è quella della demolizione, ma della sovrapposizione attraverso delle nuove strutture inserite sull’impianto esistente: in questo modo lo stadio diventa veramente un frammento della città. Le torri angolari che ospitano scale e servizi sono attualmente dei seni urbani riconoscibili, mentre il rivestimento in mattoni dialoga con lo stile architettonico tradizionale della città.
Le opere di design di Vittorio Gregotti
Accanto ai grandi progetti architettonici e urbanistici, Vittorio Gregotti ha sviluppato una produzione di design misurata ma significativa, concentrata soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta. In questi lavori emerge con chiarezza la sua idea di progetto razionale, dove l’oggetto non è mai fine a se stesso ma parte di una visione più ampia.
Per Gregotti, il design è un prolungamento naturale dell’architettura, guidata da alcuni principi essenziali come la funzionalità, modularità e rigore formale. Ecco alcuni tra i suoi lavori di design più significativi:
- Libreria modulare Modulor: si tratta di un sistema componibile pensato per adattarsi a spazi domestici e professionali. Modulor interpreta il mobile come una struttura flessibile e razionale, priva di qualsiasi elemento decorativo superfluo.
- Lampada da tavolo Bino: disegnata per Artemide, Bino è una lampada essenziale, strutturata su un corpo cilindrico orientabile che rende immediato e preciso l’uso della luce, secondo una logica assolutamente funzionale.
- Sistema di arredo Grafis: è un progetto modulare per uffici e spazi collettivi, concepito per organizzare il lavoro attraverso elementi componibili e facilmente riconfigurabili.
- Arredi integrati per edifici pubblici e universitari: in questo ambito rientrano sedute, scaffalature ed elementi fissi progettati come parte integrante dell’architettura, mai come oggetti autonomi.
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