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Previsioni di fitch per il mattone italiano: tre anni di guai e prezzi giù del 13% (grafici)

Autore: Redazione

Il prezzo delle case non ha ancora toccato fondo e per il mattone italiano si attendono due o tre anni di guai. È questa la previsione dell'agenzia di rating fitch, che ha analizzato il settore dei principali paesi a livello mondiale, relegando impietosamente l'Italia nel gruppo dei paesi più in crisi. Perché se per l'europa in generale non ci sono buone notizie, per noi in particolare le previsioni sono pessime

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Meno 13% da qui al 2015 nei valori delle abitazioni, che si sommerà al meno 15% già accumulato rispetto al picco di fine 2008 (di cui un meno 5% solo nel 2012, ossia una cifra molto vicina a quella indicata da idealista nel proprio rapporto sui prezzi). È l'aspettativa dell'agenzia di rating, che si basa sull'analisi incrociato di diversi fattori:

- Pil pro capite stagnante

- Crisi dei mutui

- Crescita economica assente

- Rischio del debito sovrano

- Disoccupazione e mercato del lavoro

Secongo fitch tutti questi fattori rendono inevitabile un ulteriore crollo del mercato immobiliare, con cadute nei prezzi per almeno due anni, più un terzo anno di stagnazione. Con le attuali condizioni dei salari, della disoccupazione e l'assenza di mutui, secondo l'agenzia di rating "solo una drastica riduzione dei prezzi determinerà il riavvio delle compravendite"

L'indice di affordability, che misura l'accessibilità alla casa (data dalla combinazione di redditi e mutui) calerà infatti nel breve periodo. Sebbene l'indice euribor resterà basso, gli spread applicati dalle banche e le forti garanzie richieste non miglioreranno la situazione

L'Italia entra dunque nel novero dei paesi con il mattone in forte crisi, insieme a spagna, irlanda e portogallo. Vediamo infatti nel grafico in basso come sia le prospettive sui prezzi, sia la futura erogazione di mutui ci collocano nel settore più grigio dell'europa. Tranne la germania e l'australia, tuttavia, diminuzioni sui prezzi si dovrebbero avere un po' ovunque, dal meno 20% dell'irlanda al meno 9% della francia